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Dodici miliardi di dollari: questa è la cifra dedicata nel 2013 agli investimenti sociali da parte delle cento maggiori aziende al mondo. Ma quelle che quantificano l’impatto di tali investimenti sulla società sono ancora poche. A dimostrarlo è lo studio “Unlocking the value of social investment“, condotto dalla società di consulenza Kpmg.

I problemi evidenziati dal report sono sostanzialmente due: la quantificazione degli investimenti sociali in termini di budget utilizzato e la misurazione dei risultati e dell’impatto di questi investimenti. Per giungere a tali conclusioni, il team Climate Change & Sustainability di Kpmg ha analizzato i report di sostenibilità pubblicati dalle prime dieci aziende per fatturato (e dalle rispettive fondazioni) di dieci differenti settori: dalla finanza ai trasporti passando per l’industria metallurgica.

La ricerca quantifica, appunto, in dodici miliardi di dollari la somma che le cento aziende hanno dichiarato di aver impegnato l’anno passato in investimenti sociali, tra donazioni in denaro o di prodotti, ore di lavoro e sponsorizzazioni. In media, le società del paniere hanno destinato a questi investimenti il 2,5% degli utili al lordo d’imposta.

Il primo punto critico evidenziato dal report è che solo il 7% delle aziende del paniere quantifica gli investimenti sociali come percentuale dei profitti. Non solo: «Con investimenti così ingenti – si legge nella ricerca – c’è un grande potenziale per le aziende per affrontare le sfide sociali e ambientali. Ma non c’è uno standard di misurazione sul budget destinato agli investimenti sociali».

Tra le aziende che evidenziano il budget in investimenti sociali come percentuale dei profitti, la metà prende a riferimento i profitti al lordo d’imposta, le restanti al netto. Una dicotomia che esprime la mancanza di punti di riferimento chiari, e che si aggiunge al fatto che le leggi fiscali cambiano di anno in anno. «La nostra ricerca – afferma nel report Neil Morris, responsabile per la sostenibilità di Kpmg in Sud Africa – dimostra che c’è poca coerenza su come le aziende quantificano il budget per gli investimenti sociali».

La seconda criticità evidenziata è che sono ancora poche le società che evidenziano i risultati o l’impatto dei propri investimenti sociali. È vero infatti che, delle cento aziende e rispettive fondazioni analizzate, ben il 93% dà un valore numerico ai cosiddetti «input» destinati agli investimenti sociali, cioè a quante risorse sono state investite in queste attività: rientrano tra queste, contributi economici, ore di lavoro e prodotti donati. E l’88% quantifica gli «output», il risultato diretto e tangibile dei programmi sociali, per esempio il numero di partecipanti delle iniziative realizzate. Tuttavia, su cento sono solo venti quelle che quantificano nel proprio report di sostenibilità il risultato degli investimenti sociali.

Per colmare il gap, suggerisce Kpmg, «esistono cinque step che devono essere rispettati, qualunque sia la metodologia utilizzata per misurare le conseguenze sociali, ambientali ed economiche degli investimenti sociali». Uno: identificare gli stakeholder coinvolti dall’iniziativa aziendale. Due: individuare «input» e «output» del programma sociale. Tre: raccogliere i dati relativi a cambiamento e impatto sociale. Quattro: calcolare l’impatto sociale. Cinque: creare un piano di miglioramento delle iniziative future.

Nessun rendiconto sui miliardi nel sociale

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