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Una contraddizione non indifferente tra numero di operazioni e ricavi sulle pratiche è stata registrata nel documento “Budget 2014” dell’Aci e rilevato dall’Unasca, l’Associazione maggiormente rappresentativa in Italia delle autoscuole e degli studi di consulenza automobilistica. Dati alla mano, si legge che i “ricavi delle vendite e prestazioni” relative a “formalità, certificati e visure PRA” nel bilancio Aci del 2013 registrano un “più 24,82%” rispetto al 2012 e un “meno 450mila pratiche” effettuate al PRA.

Come è possibile questa contraddizione? Grazie al decreto che lo scorso anno ha previsto un aumento del 30 per cento delle tariffe delle pratiche PRA, producendo ulteriori entrate all’Aci, che ha potuto chiudere l’ultimo esercizio con un avanzo di gestione pari a circa 20 milioni di euro, in controtendenza rispetto ai disavanzi registrati degli ultimi anni.

LE PAROLE DEL SEGRETARIO PIGNOLINI

“Un bel regalo, davvero – afferma Ottorino Pignoloni, segretario studi dell’Unasca, l’Associazione maggiormente rappresentativa in Italia delle autoscuole e degli studi di consulenza automobilistica – soprattutto se si pensa che non solo lo scorso anno al PRA sono state eseguite 450 mila pratiche in meno rispetto al 2012 ma che, inoltre, l’aumento delle tariffe è entrato in vigore il 2 aprile 2013 e, quindi, ha potuto dispiegare i suoi benefici effetti per le casse Aci solo per 9 mesi”.

ULTERIORI INCREMENTI

Ma gli effetti benefici degli aumenti delle pratiche auto non sono finiti, poiché – come certifica lo stesso Aci nel documento “Budget 2014” – per l’anno in corso sono previsti ulteriori incrementi dei “ricavi delle vendite e prestazioni” rispetto al 2012 per la cifra di ulteriori 52 milioni di euro, con previsione di incassi totali del PRA per oltre 207 milioni di euro totali (al netto, peraltro, del leggero miglioramento del mercato dell’auto, che nei primi cinque mesi dell’anno ha visto crescere le immatricolazioni di auto nuove di oltre il 3%)”.

“Dati che non fanno altro che confermare – sottolinea Pignoloni – quanto abbiamo esposto nel ricorso presentato nel giugno del 2013 al TAR del Lazio, cioè che si è trattato di un regalo non dovuto né giustificato, vista la riduzione dei costi, pari a oltre 71 milioni di euro, che l’Aci, come riportano autorevoli organi di stampa, ha conseguito nell’ultimo triennio”.

REGALO PER L’ACI E SALASSO PER GLI AUTOMOBILISTI

In pratica questa è la dimostrazione che “l’adeguamento tariffario”, al contrario di ciò che recita il decreto del 21 marzo 2013 che lo introdusse, non aveva niente a che fare con la “necessità di garantire l’autonomo equilibrio economico-finanziario del servizio in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l’espletamento dello stesso”, visto che tali costi già da due anni stavano sensibilmente diminuendo, come peraltro risulta nei relativi bilanci. Un gran bel regalo per l’Aci, insomma, ma, dall’altra parte, un salasso per le tasche degli automobilisti e per le casse delle imprese, arrivato, per giunta, nel periodo di massima crisi del mercato dell’auto e dei consumi.

UN AUGURIO

“Non rimane che augurarsi – dichiara Pignoloni – che l’anomalia tutta italiana del doppio sistema pubblico, i cui doppi costi ricadono sulle tasche degli utenti e sulle casse dello Stato, oltre che sugli operatori del settore, sia finalmente supera con l’accorpamento dell’Aci/PRA e della Motorizzazione civile così come ha annunciato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, su cui stanno lavorando il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi e il viceministro Riccardo Nencini. Con l’auspicio – conclude il segretario studi dell’Unasca – che si arrivi finalmente a una netta separazione dei ruoli tra il servizio pubblico e quello privato, in linea con le varie proposte, recenti e passate, di revisione alla spesa pubblica.

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