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Pubblichiamo un articolo di AffarInternazionali

Grazie alla maggioranza assoluta dei seggi nella Lokh Sabha ottenuta dal suo partito Bjp, Narendra Modi potrà governare senza subire il condizionamento degli alleati della coalizione Nda con la quale si era presentato alle urne.

ESECUTIVO AL VAGLIO

La scelta dei ministri permetterà di capire meglio la direzione che intenderà imprimere al suo governo e fra qualche giorno si vedrà con quale fra i suoi molteplici volti il nuovo Primo ministro avrà deciso di presentarsi al paese.

La vittoria era annunciata ma – a parte la prevedibile corsa a salire sul carro del vincitore – le sue dimensioni hanno messo in luce quanto usurati fossero diventati il partito del Congresso e la sua dirigenza.

UN PO’ RENZIANO

L’intonazione liberista e business-friendly del suo programma gli è valsa l’appoggio della grande industria e della finanza – scandito dai rialzi a catena della Borsa di Bombay – e quello di una fetta rilevante della borghesia urbana che aveva puntato sul Congresso perché scettica del populismo del Bjp, ed ha deciso di dare credito al suo impegno di porre rimedio ai danni degli ultimi anni di letargo economico e sociale.

Nelle promesse di Modi c’è una componente assai forte – verrebbe da dire renziana – di effetto d’annuncio.

LA VICENDA MARO’

I toni più decisi saranno probabilmente riservati alla politica estera. Anche qui tuttavia, l’intolleranza potrebbe andare a braccetto con il pragmatismo.

È per tale ragione che continuo a ritenere che con il governo Modi una via d’uscita per la questione dei marò potrebbe rivelarsi meno impervia. La vicenda in India ha una eco del tutto marginale e Modi potrebbe avere ogni interesse a chiudere una controversia che qualche grattacapo rischia di darglielo.

Antonio Armellini, Ambasciatore d’Italia, è commissario dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO)

(clicca qui per leggere l’analisi completa)

Così il pragmatismo di Modi aprirà una via d’uscita per i marò

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