Dalla conferenza di Berlino il ministro egi esteri sgombra il campo dalla ventilata crisi della Nato (“non è in crisi, ci sono delle divergenze di opinioni tra Stati Uniti ed Europa”). Un ritiro degli Usa dalla Nato? “Al momento non risulta. Bisogna chiederlo agli Stati Uniti, noi crediamo fortemente nella Nato, l’Iran non è area di competenza dell’Alleanza atlantica, quindi non siamo intervenuti”.
Iran
L'Ue apre alla sospensione del patto di stabilità per la crisi a Hormuz?
Giorgia Meloni lo aveva chiesto intervenendo in Parlamento e anche il vicepresidente della Commissione Stephane Séjourné non lo ha escluso se la situazione dovesse peggiorare. Lo chiede la ragionevolezza dei numeri: la metà dei 27 Stati membri del blocco supera attualmente il tetto fiscale del 3%, in 13 superano la soglia del debito del 60%. La chiusura di Hormuz non potrà essere assorbita alle attuali condizioni, ma si renderà necessario una manutenzione straordinaria
Da Conte a Renzi. Il confronto in Aula è da campagna elettorale
Le opposizioni si presentano divise nell’esposizione dei singoli leader, come Conte, Schlein, Renzi, tutti in campo per una partita personale in chiave primarie, ma unite dalla mancata volontà di collaborare su quelli che il senatore a vita Mario Monti ha definito “poche cose che si potrebbero fare insieme in questo anno e mezzo che manca alle elezioni”
Nessuna ripartenza, il governo è solido (tra Ue, Usa e Iran). Cosa ha detto Meloni in Aula
Il governo va avanti, precisa Meloni in Aula e lo sottolinea in una occasione che considera “importante” a seguito dell’esito referendario confermativo della riforma costituzionale sulla giustizia e in un contesto sempre più delicato a livello internazionale
Cosa farà il governo per la crisi energetica in Iran
Domani il premier alla Camera e al Senato per fare il punto sull’azione di governo. Il punto messo in evidenza è che resta fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. “La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”
Il Pakistan è il mediatore ideale per Teheran. Da Polenza spiega perché
“Con Kabul ci sono relazioni complesse, mentre con Teheran è diverso: da alcuni mesi il Pakistan ha iniziato a sottoscrivere accordi formali per fare da ombrello atomico all’Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo. Considero questo un ruolo nuovo che, evidentemente, aiuterà Islamabad a ottenere un riconoscimento anche in funzione interna, come sganciamento dal conflitto con l’India”. Conversazione con il massimo esperto italiano di Pakistan, da 30 anni attivo nell’area del Karakorum
Sulla Nato Trump parla ai suoi, ma l'Ue deve fare di più. Parla Checchia
“Nelle dichiarazioni critiche verso l’Alleanza vi sono componenti di politica interna, volte a solleticare la parte più isolazionista dell’elettorato Maga. Il caso Sigonella? Il governo Meloni si sta muovendo con dignità e con senso dell’interesse nazionale”. Intervista all’ambasciatore Gabriele Checchia, già rappresentante permanente d’Italia presso la Nato
Droni e nuovi alleati. La missione strategica di Zelensky nel Golfo
In occasione del suo tour nei Paesi del Golfo, Zelensky punta ad una cooperazione strategica nel settore tecnico-militare che si tradurrà in un aiuto reciproco, come ad esempio il sostegno energetico dai Paesi del Golfo da un lato e i droni dall’altro. Nel mezzo i missili di difesa aerea che i Paesi del Golfo utilizzano per abbattere i droni iraniani e che potrebbero fare all’occorrenza di Kyiv
Hormuz e Ucraina, il G7 al lavoro per non dare vantaggi alla Cina
La ministeriale esteri in Francia si apre con l’ottimismo del segretario di Stato Usa che al G7 ha ribadito che Donald Trump è impegnato a raggiungere un cessate il fuoco e una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina il prima possibile. Certamente Rubio si trova ad affrontare anche un altro elemento: ovvero un’Europa scettica in un frangente non semplice per la crisi in Iran
Riaprire le catene di approvvigionamento. Il piano di Cina e Turchia
Un’alternativa a Hormuz c’è, per quanto complessa e dalle molte incognite, e si ritrova nel Progetto Stradale di Sviluppo, un percorso di trasporto multimodale che collegherà la costa del Golfo iracheno, attraverso la Turchia, all’Europa. Due le contro indicazioni: l’atavica instabilità irachena che potrebbe essere zavorra insormontabile e le iniziative concorrenti come la Belt and Road Initiative cinese e il Corridoio India-Medio Oriente-Europa
















