Concentrarsi sul singolo attacco significa perdere di vista il quadro. Secondo Arije Antinori, docente di Criminologia all’Università La Sapienza di Roma e Senior Expert dell’EU Knowledge Hub on Prevention of Radicalisation, la minaccia non passa più soltanto da sabotaggi e infrastrutture, ma da campagne diffuse che alimentano dubbio, frammentazione e insicurezza in società sempre più interdipendenti
Le guerre ibride rappresentano una forma di conflitto che utilizza la combinazione sinergica di strumenti asimmetrici come la disinformazione, la guerra economica, gli attacchi informatici e l’uso di attori non statali per destabilizzare un avversario, rimanendo al di sotto della soglia del conflitto dichiarato.
All’interno di questo paradigma si colloca la guerra cognitiva, il cui campo di battaglia è la mente umana. Qui l’obiettivo non è tanto distruggere infrastrutture o eserciti, quanto influenzare percezioni, decisioni e comportamenti, sfruttando i meccanismi psicologici e cognitivi della popolazione, dei leader e delle istituzioni, minando il capitale umano delle democrazie liberali.
La deterrenza europea non basta contro la guerra ibrida russa. L’allarme del Financial Times
Sabotaggi, cyberattacchi e operazioni clandestine restano sotto la soglia dell’articolo 5 della Nato. Secondo funzionari della difesa e dell’intelligence sentiti dal Financial Times, l’Europa non è ancora riuscita a costruire una deterrenza efficace contro questa pressione. Il caso del drone esplosivo di Lipsia/Halle ha reso il problema più difficile da ignorare
Il visto di Minsk? Se l'interesse economico mette alla prova la sicurezza. L'opinione di Pagani
Episodi come il visto rilasciato dall’ambasciata d’Italia di Minsk a uno dei principali sospettati del tentato attacco con droni esplosivi contro lo scalo di Lipsia non nascono nel vuoto. Si innestano su un sistema che, quattro anni dopo l’invasione dell’Ucraina, continua a mantenere aperti canali di ingresso ben più ampi di quanto la retorica della fermezza europea lasci intendere. L’opinione di Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna, esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva
Minacce ibride richiedono risposte ibride. E la sfida è nella formazione di nuovi analisti
La sicurezza contemporanea soffre sempre meno di scarsità d’informazione e sempre più della difficoltà di trasformare una quantità crescente di segnali, dati, correlazioni e anomalie in conoscenza operativa prima che lo scenario sia già cambiato. Per questo alle minacce ibride non bastano solo risposte ibride. Occorrono analisti capaci di pensare in maniera ibrida. Il commento di Ciro Sbailò, professore ordinario di Diritto pubblico comparato, Unint Roma
L'Ombra del Cremlino. Anatomia della guerra cognitiva russa dall'Italia all'Europa
A poco più di un anno dal voto, si riaccende il dibattito sulle possibili ingerenze russe in Italia. Dall’analisi del caso Vannacci ai precedenti della Guerra Fredda, fino ai casi documentati in Usa ed Europa, Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva, ricostruisce strumenti e strategie della guerra cognitiva di Mosca
Disinformazione e guerra ibrida. Così l’Italia protegge il voto
Il direttore generale del Dis, Vittorio Rizzi, conferma l’esistenza di misure predisposte per tutelare la libertà del processo elettorale. Un’indicazione che non nasce nel vuoto: la Relazione 2026 dell’intelligence descrive da tempo uno spazio di competizione in cui cyber, disinformazione e operazioni cognitive possono incidere sulla fiducia e sulla capacità decisionale delle democrazie. Un terreno che Formiche.net segue e analizza da anni
Vi spiego la guerra invisibile della Russia e le fragilità europee. Parla Coratella (Ecfr)
La guerra ibrida è già dentro la quotidianità europea e la Russia ha imparato ad adattare le proprie leve alle fragilità dei singoli Paesi. Teresa Coratella, associate director dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), avverte: cyberattacchi, disinformazione e sabotaggi sono solo alcuni degli strumenti di una strategia destinata a proseguire. E con le prossime elezioni alle porte, la vera vulnerabilità dell’Europa rischia di essere la sua stessa divisione
Il drone, la firma e la decisione. Perché l'Europa deve fare intelligence insieme
Lipsia ha mostrato che attribuire il drone esplosivo alla Russia è un atto politico, non tecnico. E che una guerra lunga sta diventando il pretesto di provocazioni più pericolose di quanto appaiano. Il commento di Raffaele Volpi, già presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e già sottosegretario di Stato alla Difesa
Germania, allarme sulle infrastrutture energetiche. Berlino scopre le carte nel confronto con Mosca
Prima Jänschwalde, poi Bergheim. In entrambi i casi la rete ha retto, ma gli investigatori tedeschi escludono il semplice guasto. Nessun elemento collega finora i due episodi alla Russia. La coincidenza, però, pesa: nelle stesse ore Berlino ha attribuito ufficialmente a Mosca il tentato attacco con drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle e annunciato nuove misure contro la presenza russa in Germania
Lipsia, il drone e la strategia della zona grigia. Perché l'accusa di Dobrindt segna una svolta
La Germania attribuisce alla Russia il drone esplosivo trovato a Lipsia e parla di attacco ibrido. Per Berlino è l’ultimo tassello di una strategia di sabotaggio nella “zona grigia” contro la Nato. Un caso che riguarda anche l’Italia, tra cyberattacchi, spionaggio e minacce alle infrastrutture critiche. L’analisi di Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva

















