Ocean 2020 a guida Leonardo e gli altri progetti unmanned di difesa navale

Ocean 2020 a guida Leonardo e gli altri progetti unmanned di difesa navale
“Siamo particolarmente lieti di questo risultato per la valenza strategica e tecnologico-operativa che riveste il programma” ha detto Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo. Ecco tutti i dettagli

Leonardo si è aggiudicata il più importante progetto del primo bando di gara nel settore Difesa emanato dall’Unione europea, nell’ambito del programma “Preparatory Action on Defence Research”. La selezione del progetto di ricerca militare Ocean 2020 è stata condotta dall’Agenzia Europea della Difesa (EDA) su base competitiva e sarà perfezionata nelle prossime settimane. Il team Ocean 2020, guidato da Leonardo, vede la partecipazione di 15 Paesi europei con 42 partner, compresi i ministeri della Difesa di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Lituania e il supporto di quelli di Svezia, Francia, Regno Unito, Estonia e Olanda. Tra i partner industriali, Indra, Safran, Saab, Mbda, PGZ/CTM, Hensoldt, Intracom-IDE, Fincantieri e QinetiQ. Assieme a loro i centri di ricerca, Fraunhofer, Tno, Cmre (Nato) e Iai.

“Siamo particolarmente lieti di questo risultato per la valenza strategica e tecnologico-operativa che riveste il programma”, ha dichiarato Alessandro Profumo (nella foto), amministratore delegato di Leonardo. “Si tratta, infatti, del primo progetto di ricerca tecnologica dedicato a un tema trasversale per l’Europa e per l’area del Mediterraneo in particolare, quello della sicurezza marittima”. Ocean 2020 è il primo esempio di programma di ricerca militare europeo e ha richiesto un’analisi dei requisiti operativi e una proposta tecnologicamente innovativa. Il progetto prevede l’integrazione di piattaforme senza pilota nelle missioni di sorveglianza e interdizione.

Ocean 2020 consentirà di integrare piattaforme unmanned di diverso tipo (ala fissa, ala rotante, superficie e subacquee) con il centro di comando e controllo delle unità navali, prevedendo lo scambio dati via satellite con centri di comando e controllo a terra. Nell’ambito del progetto sarà anche dimostrato l’impiego congiunto e cooperativo di piattaforme con e senza pilota. Tali capacità innovative saranno impiegate per missioni di sorveglianza e interdizione marittima. La Marina Militare italiana in qualità di partner del progetto fornirà un importante contributo, sia per lo sviluppo degli scenari operativi, sia mettendo a disposizione navi ed elicotteri che, opportunamente configurati, prenderanno parte alle dimostrazioni.

Il programma prevede infatti, oltre a complesse simulazioni, due dimostrazioni reali di operazioni di sorveglianza e interdizione marittima condotte da flotte europee con impiego di sistemi unmanned aerei, di superficie e subacquei. La prima dimostrazione, pianificata nel 2019 nel Mediterraneo, sarà coordinata dalla Forza Armata, e vedrà gli elicotteri senza pilota di Leonardo, Hero (classe 200 kg) e Solo (elicottero opzionalmente pilotato che ha già dimostrato le proprie capacità in volo in UK, in occasione della Unmanned Warrior 2016), operare da unità navali italiane e cooperare con i sistemi di altri partner europei. La seconda dimostrazione, pianificata nel 2020 nel Baltico, sarà coordinata dalla Marina Militare svedese. Le informazioni e i dati ottenuti nell’ambito di queste due dimostrazioni verranno elaborati ed inviati ad un prototipo di centro di comando e controllo europeo a Bruxelles.

E sempre in tema di piattaforme navali unmanned, Naval Group, il gruppo francese che con Fincantieri ha recentemente presentato un’offerta al Canada per la fornitura di 15 navi da combattimento di superficie, basata sulle FREMM, si è aggiudicato un contratto assieme ad Airbus Helicopters, da parte della Direction Générale de l’Armement (DGA), per lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore dei droni ad ala rotante. Il contratto appena assegnato copre gli studi di de-risk preliminari alla costruzione di un dimostratore di un elicottero tattico senza pilota imbarcabile.

La fase dimostrativa vedrà una serie di prove sul sistema di lancio del drone e sul sistema di missione a bordo di una unità navale francese. Assieme all’industria, la DGA intende infatti identificare, sviluppare e testare le tecnologie necessarie ad integrare un drome tattico su un’unita navale armata, in vista dello SDAM (Navy Airborne Drone System), la cui entrata in servizio è prevista per il prossimo decennio a bordo delle nuove FTI (Intermediate-Size Frigates) e di altre unità della Marina francese.

L’integrazione di droni a bordo di unità navali richiede una grande conoscenza degli ostacoli tecnici e operativi – fa sapere Airbus Helicopters – per definire un’architettura di sistema solida che soddisfi ogni esigenza operativa. Al progetto, in qualità di subcontraenti parteciperanno Thales Systèmes Aéroportés, Safran E&S e Onera. “Questo studio consoliderà ulteriormente il nostro ruolo di integratori nel settore aero-navale”. Ha detto il presidente e ceo di Naval Group, Hervé Guillou. Il drone navale VSR700, classe 700 kg, sarà derivato dall’elicottero civile leggero Cabri G2 di Airbus Helicopters. A giugno scorso un prototipo unmanned dell’elicottero ha eseguito una serie di voli autonomi per convalidare l’integrazione dei sistemi di controllo di volo e del nuovo sistema di propulsione. Il primo volo del VSR700 è previsto per il 2018. “Questo drone – ha detto Guillaume Faury, ceo di Airbus Helicopters – è destinato a svolgere un ruolo cruciale nei teatri operativi di domani”.

La macchina può superare le 10 ore di volo ed ha una capacità di carico fino a 150 kg. Inoltre sarà equipaggiata con un sistema di navigazione autonomo, data link protetto e con una serie di sensori, come radar e sistemi optronici per l’esecuzione di missioni militari complesse. “Il velivolo ha bassi requisiti per la manutenzione ed offre forti sinergie con le attuali necessità logistiche navali”. Fa sapere Airbus, specificando che il drone potrà grazie alla sua forma compatta essere compatibile con l’utilizzo di altri elicotteri imbarcati su diverse piattaforme navali. Anche il Regno Unito è al lavoro da tempo per l’integrazione di sistemi senza pilota ad ala rotante a bordo delle sue unità navali. Lo scorso settembre la Royal Navy, entrata oramai nella seconda fase del programma UK Rotary Wing Unmanned Air Systems Capability Concept Demonstrator (RWUAS CCD), ha fatto sapere che effettuerà quest’anno una serie di decolli e atterraggi con uno degli unammned di Leonardo su una fregata Type 23, in vista di avere un sistema operativo sulla classe Type 31E entro il 2023.

ultima modifica: 2018-01-12T17:58:53+00:00 da Michela Della Maggesa

 

 

 

 

 

 

 

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