Messa a punto per cristallizzare un bipolarismo PD-centrodestra, la riforma elettorale rischia di produrre uno scenario imprevedibile per i suoi fautori.

Favorire un percorso di alleanze delle forze politiche italiane in due grandi coalizioni: un contenitore conservatore-moderato contrapposto a uno schieramento progressista costruito attorno al PD. Riorganizzare in direzione fortemente bipolare la dinamica partitica e ostacolare le spinte centrifughe estranee ai gruppi egemoni.

Neutralizzando, grazie alla previsione del ballottaggio per la conquista del bonus di governabilità nell’ipotesi di mancato raggiungimento del 37 per cento dei consensi, le potenzialità dirompenti del Movimento Cinque Stelle. Realtà non in grado di esercitare una capacità attrattiva nei confronti di altre forze e dunque tagliato fuori dalla sfida per il potere.

UN’IMPROVVISA FRENATA

È questa la filosofia che ha guidato e nutrito la genesi della riforma elettorale concepita da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi con il consenso di Angelino Alfano. Ritagliato sugli obiettivi di quelle che fino a poche settimane fa apparivano come le due aggregazioni fondamentali e presentato dal premier come un passo cruciale nella creazione di una democrazia competitiva e governante, il nuovo meccanismo di voto si è arenato tra le mura di Palazzo Madama. Lontani anni luce dai ritmi vorticosi che ne hanno accompagnato l’approvazione a Montecitorio, al Senato i tempi di esame e dibattito sull’Italicum si preannunciano lunghi e laboriosi. Tali da rendere nebulosi e privi di risposta gli interrogativi su liste bloccate, parità di genere, selezione dei candidati, soglie di accesso e premi di governabilità.

PAROLE RIVELATRICI

La ragione recondita dello stallo va ricercata nelle parole limpide e scevre di ambiguità pronunciate negli ultimi giorni da due protagonisti del mondo politico.

Nel corso della trasmissione de La7 “Bersaglio mobile”, Pier Luigi Bersani ha spiegato che il M5S può essere la seconda forza della politica italiana. Anzi, lo ritiene scontato. E per tale ragione esorta a “ragionare sul ballottaggio”.

LE EUROPEE DEL PD VISTE DA UMBERTO PIZZI

Intervenendo all’Assemblea costituente del Nuovo Centro-destra, Angelino Alfano ha puntato il dito contro Forza Italia, “animata da una vocazione alla sconfitta e da parole logorate dal tempo”. Accusandola di legittimare, tramite l’opera di demonizzazione intrapresa nei confronti di NCD, un confronto bipolare tra PD-sinistra da una parte e penta-stellati dall’altra.

ECCO CHI C’ERA ALLA COSTITUENTE DEL NUOVO CENTRODESTRA

LA PAURA DI UN BALLOTTAGGIO ANOMALO

Il timore che serpeggia nei partiti tradizionali è l’avvento di una dialettica politica estranea alla traiettoria destra-sinistra fisiologica in tutte le democrazie occidentali. Si fa largo il fantasma di uno scontro radicale tra l’unica formazione percepita come il pilastro delle istituzioni repubblicane ma soggetta alla tentazione di trasformarsi in “partito-Stato”, e una “realtà anti-sistema” sempre più magmatica nei propri confini culturali.

L’IMPLOSIONE DEL CENTRO-DESTRA

Uno scenario reso plausibile dal processo di frantumazione in atto nel panorama conservatore, moderato, popolare. Deriva costellata da risentimenti, lacerazioni, diaspore inarrestabili. Il risultato, illustrato da tutte le rilevazioni demoscopiche, è un palese indebolimento dei gruppi del centro-destra nell’opinione pubblica.

SILVIO BERLUSCONI PRESENTA LE LISTE PER LE EUROPEE. LE FOTO

Forza Italia, a meno di un clamoroso e improbabile colpo d’ala dell’ex Cavaliere ferito, vede calare i consensi in maniera esponenziale al di sotto dell’asticella del 20 per cento. Ma l’emorragia di voti potenziali non favorisce, per ora, un NCD attestato attorno al 5-6 per cento delle adesioni e ritenuto troppo vincolato ai tatticismi di Palazzo, all’austerità finanziaria propugnata dal Partito popolare europeo, alla subalternità al PD nell’esecutivo, alla timidezza nel rilanciare un progetto di riforme liberali.

Ragionamento analogo e speculare può essere compiuto per Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, la cui virulenta campagna contro l’Unione monetaria e il Patto di stabilità non è  riuscita a permettere un salto di qualità dal 3-3,5 per cento assegnato dai sondaggi. Forse perché l’imprimatur della battaglia anti-euro spetta alla Lega Nord, unica forza in ascesa – con il 5-6 per cento dei consensi virtuali – nell’universo del centro-destra.

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UNO SCENARIO INCONTROLLABILE

L’appuntamento di fine maggio per il rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo costituirà il banco di prova per verificare la sussistenza di un mondo moderato in grado di contendere al Partito democratico lo scettro del potere. Nell’eventualità di un’inarrestabile perdita di adesioni a danno di Forza Italia e di un risultato deludente per gli altri pianeti della galassia conservatrice – a fronte di un nuovo exploit Cinque Stelle – lo scenario di un ballottaggio tra Renzi e Beppe Grillo per la conquista del premio di maggioranza nelle future elezioni politiche acquisterebbe consistenza.

E le conseguenze sarebbero tutt’altro che scontate alla luce della tradizionale riluttanza del “popolo di centro-destra” a tornare alle urne nel secondo turno. Sarebbe arduo immaginare nel nostro paese una riedizione del “fronte repubblicano” che nelle elezioni presidenziali francesi del 2002 vide il “popolo della gauche” votare compatto per il leader neo-gollista Jaques Chirac pur di fermare l’ascesa all’Eliseo del Front National di Jean-Marie Le Pen.

OBBLIGATI A CONVIVERE

Per evitare un destino di irrilevanza politica nello scenario bipolare prefigurato dalla riforma elettorale, il mondo moderato ha di fronte a sé la strada obbligata di una ricomposizione. Ma il percorso verso un’aggregazione o una semplice alleanza è più che mai in salita.

LA PRUDENZA DEL NAZARENO

E così, anche per il PD di Renzi è meglio rinunciare a un’approvazione lampo del nuovo meccanismo di voto. Troppe, per lo spregiudicato e abile politico fiorentino, le incognite di un ballottaggio con un M5S capace di intercettare e raccogliere l’adesione dei tanti delusi del centro-destra. L’Italicum, come ha spiegato il premier nella conferenza stampa dedicata ai provvedimenti fiscali, può attendere l’inizio dell’estate per il via libera finale.

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