Cassa depositi e prestiti dirà addio a Metroweb o la dividerà con Enel? Oppure ad acquistarla sarà Telecom Italia? Presieduta da Franco Bassanini, controllata con il 53,8% da F2i, il fondo infrastrutturale partecipato dalla Cassa depositi e prestiti e dalle banche guidato da Renato Ravanelli, e partecipata dal Fondo strategico italiano di Cdp (46,2%), Metroweb è in trattative sia con TIM (nuovo nome di Telecom Italia), che con Enel.

IL FUTURO DI METROWEB

La controllata attorno alla quale Bassanini, presidente di Metroweb e a quel tempo anche di Cdp, avrebbe voluto costruire un “condominio di operatori”, ha adesso in serbo un altro destino. A inizio marzo l’ad di Telecom, Marco Patuano, e i nuovi amministratori della Cassa, i due ex banchieri Claudio Costamagna e Fabio Gallia, si sono incontrati per parlare del futuro di Metroweb concordando l’ingresso dell’ex monopolista in una newco che partecipasse all’aumento di capitale di Metroweb. In questo impianto accettato da Cdp, Telecom avrebbe dovuto avere il 67% del capitale della newco per la Rete, con l’opzione di salire al 100% al termine degli investimenti. Nella mente di Bassanini, lo sviluppo della rete in fibra (con il perno su Metroweb) sarebbe invece dovuto avvenire attraverso una società a maggioranza pubblica partecipata dai più importanti operatori di telefonia del Paese con Telecom non in posizione dominante.

L’ACCORDO TELECOM/CDP

La discesa in campo di Enel per la rete in banda larga, fortemente sostenuta da Renzi, sta mettendo a dura prova lo status di principale operatore delle telecomunicazioni di Tim. Il consiglio che si è riunito il 27 aprile a Milano, nominando il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, vice-presidente di Telecom, ha approvato la relazione sulla remunerazione da sottoporre all’assemblea del 25 maggio, e non è escluso si sia parlato anche della questione Metroweb.
L’accordo, seppur non sia stata ancora inviata agli azionisti di Metroweb alcuna manifestazione d’interesse, conferirebbe a Telecom da subito il 100% di Metroweb, non quel 67% ipotizzato dal piano messo dall’ex ad Marco Patuano:
“In sostanza si è tornati a parlare di un’offerta totalitaria su Metroweb che sarebbe pagata in “carta” a Cdp e per contanti a F2i. In particolare a Cdp sarebbe stata offerta una partecipazione dell’ordine del 30% in Telecom Sparkle”, ha scritto Antonella Olivieri sul Sole 24 ore. Del dossier se ne parlerà il 13 maggio, giorno in cui è convocato il consiglio di amministrazione di Telecom.

LE QUESTIONI GEOPOLITICHE

Dell’ipotesi di un scambio azionario che vedrebbe coinvolta anche Sparkle ha scritto per primo il quotidiano la Repubblica. Sparkle, la Spa controllata al 100% da Telecom, dispone di una rete internazionale di cavi sottomarini di interesse geopolitico strategico: “Renzi non ha mai fatto mistero di volere che Sparkle, una società che controlla i cavi internet sottomarini attraverso cui passano le miriadi di informazioni di tutti i Paesi dell’area mediterranea, Israele e Medio Oriente inclusi, resti in mani italiane”, ha scritto la Repubblica.

IL PREZZO DI METROWEB

Ma se un anno e mezzo fa, Telecom si era fatta avanti valutando la società presieduta da Bassanini circa 500 milioni, oggi i soci di Metroweb chiedono una valutazione superiore al miliardo, 15 volte l’Ebitda che è di circa 70 milioni.
In sostanza F2i incasserebbe per il suo 53,8% in Metroweb, circa 530 milioni di euro in contanti mentre la quota del 46,2% in mano a Fsi (il Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti) varrebbe 470 milioni. In cambio del conferimento di questa quota, alla Cassa andrebbe, quindi, conferito il circa il 25% di Sparkle, la cui valutazione arriverebbe invece di 1,8 miliardi.

Il cda di Telecom sarà disposto ad approvare una cessione a prezzi fuori mercato? “I numeri circolati in questi giorni non sembrano realistici – ha scritto Mf/Milano Finanza – Se ne sono accorti gli analisti di Equita che ieri hanno scritto che un deal realizzato valutando Metroweb 15-20 volte l’ebitda e Ti Sparkle 8-9 volte sarebbe «un po’ penalizzante» per Telecom. Gli esperti sono stati quasi eccessivamente prudenti nei giudizi. Sparkle è una società priva di debito, con un business già avviato, e che ha generato circa 190 milioni di ebitda a fine 2015, mentre Metroweb è una società il cui business è legato a Milano e la cui espansione richiederà nuovi investimenti, Lo scorso esercizio è stato chiuso con un mol dell’ordine dei 50 milioni. Non si spiega quindi perché applicare multipli così differenti”.

LA STRATEGIA DI STARACE

“Ci sono gli advisor che stanno lavorando ad una valutazione: credo che ne avremo per una settimana o due. Devono finire di lavorare: stiamo aspettando che facciano il loro mestiere”, ha detto l’ad Enel Francesco Starace ai giornalisti a margine di un convegno all’Europarlamento.
Le trattative tra Metroweb ed Enel Open Fiber secondo le previsioni della società elettrica si sarebbero dovute concludere entro il mese di aprile.
“Fermo restando che la maggioranza resterà in mano a F2i e Cdp – i due attuali azionisti di Metroweb -, la quota in capo a Enel dovrebbe risultare molto più alta rispetto alle ipotesi circolate finora. Dunque, non il 30%, ma qualcosa molto più vicino al 48-49 per cento”, sono le ultime notizie pubblicate a riguardo su Il Sole 24 Ore 

CHI LA SPUNTERÀ

Qualora avesse la meglio, il gruppo guidato da Cattaneo diventerebbe molto competitivo: “Con Metroweb nell’alveo di Telecom il piano per cablare 100 città con la fibra negli appartamenti può crescere fino a 240 città mettendo così una bella distanza dai piani che Enel si prefigge di realizzare nei prossimi anni”, ha scritto Repubblica.

Ma Enel può contare sul supporto del governo, che il mese scorso ha appoggiato il piano di Starace per la banda ultra larga presentandolo direttamente a Palazzo Chigi: “Enel, dietro le quinte continua ad avere sponsor politici che fanno pressioni perché alla fine si aggiudichi il controllo di Metroweb”, ha scritto Manuel Follis su MF/Milano Finanza ricordando però che “allo stesso modo, è chiaro da tempo che la soluzione industriale preferita dalla Cdp porta a Telecom, partendo anche dal presupposto (e su questo tema cominciano a convergere più opinioni) che avere reti concorrenti sullo stesso territorio non ha logica economica e comporta uno spreco di risorse finanziarie”.

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