C’è una questione fondamentale che chiunque si candidi a guidare Roma non può permettersi di ignorare. Un argomento forse di scarso appeal per i giornali e le televisioni ma la cui risoluzione è invece imprescindibile per consentire alla Capitale di voltare pagina. Quel tema è rappresentato dall’ammontare dei debiti che il Campidoglio ha accumulato nel corso degli anni (qui l’ultimo di una lunga serie di articoli sul tema scritti dalla firma di Formiche.net Gianfranco Polillo). Somma che il commissario di governo Silvia Scozzese ha recentemente stimato in 13,6 miliardi di euro.

LA CAMPAGNA ELETTORALE E IL DEBITO

Una voragine in grado di pregiudicare qualsiasi progetto di sviluppo della città. Non è un caso, quindi, che i principali candidati in lizza stiano proponendo le loro ricette per arrivare a sciogliere questo nodo, ormai sempre più simile a un vero e proprio cappio al collo per Roma. Alla prassi non è sfuggita neppure Giorgia Meloni, che oggi ha presentato il suo programma elettorale per Roma: un piano che già alla terza slide dà conto di quali siano le idee della leader di Fratelli d’Italia per far uscire la città eterna dal baratro economico.

IL DEBITO SECONDO MELONI

Il verbo utilizzato da Meloni non lascia spazio a dubbi: “Ridiscutere il debito“, scrive nel suo programma la candidata sindaco. E quindi ristrutturarlo, in modo da non pagarlo interamente o da modificarne – ovviamente in senso favorevole al Campidoglio – le modalità di restituzione. Da questo punto di vista, la presidente di Fratelli d’Italia propone di incidere soprattutto sui contratti derivati che molti comuni – compreso quello di Roma – hanno sottoscritto nel corso degli anni, salvo poi scoprirne limiti e rischi. Secondo Meloni, si dovrebbe allestire un’operazione analoga a quella che Giuliano Pisapia fece a Milano poco dopo la sua elezione. Appunto, ridiscutere con le banche interessate i contratti derivati, così da ottenere una riduzione della cifra da restituire. “In questo modo a Milano sono riusciti a scontare dal debito 455 milioni di euro“, ha evidenziato.

IL DEBITO E LE TASCHE DEI ROMANI

Ristrutturare il debito non risponde solo alla necessità di alleggerire le casse del comune e di far sì che le risorse risparmiate in tal senso vengano investite sulle esigenze concrete della città. Ulteriore obiettivo da perseguire con questa misura è costituito dalla riduzione dell’imposizione fiscale che grava sui romani. Nella Capitale, infatti, si pagano le tasse più alte d’Italia, per colpa di un’addizionale Irpef da record, pari allo 0,9%. L’ 0,5% è rappresentato da fondi destinati alla gestione della città mentre lo 0,4% – quindi, in pratica, quasi la metà dell’ammontare complessivo generato dalla tassa – viene, invece, utilizzato per ripagare i debiti del passato.

LA TASSA SUI RIFIUTI

E di tasse il programma di Meloni parla anche in un’altra sezione, quella che riguarda i rifiuti. La presidente di Fratelli d’Italia sostiene, infatti, la necessità di modificare l’attuale disciplina sul pagamento della TARI, la tassa sui rifiuti. Introdotta con la legge di stabilità del 2014, la TARI è previsto che abbia un ammontare variabile a secondo della metratura dell’abitazione o dello spazio commerciale di cui si è titolari. Un’impostazione fortemente contestata da Meloni, per la quale bisognerebbe, invece, legarla “alla quantità di rifiuti indifferenziati che si producono“. “Più differenzi e meno paghi“, ha commentato.

I DIPENDENTI CAPITOLINI

Altra questione con cui tutti i sindaci di Roma hanno dovuto tradizionalmente fare i conti – si pensi a tal proposito ai problemi incontrati da Ignazio Marino – è il rapporto con i dipendenti capitolini. Circa 25.000 persone, alle quali aggiungere i lavoratori delle aziende partecipate dal Campidoglio. Troppi secondo l’interpretazione di molti osservatori. Poco produttivi, invece, per Meloni. “A Roma ci sono 9 dipendenti per mille abitanti mentre a Milano dodici“, ha osservato prima di sottolineare come il problema non sia rappresentato dalla quantità bensì dalla produttività dei dipendenti ed, altresì, dall’impiego che se ne fa. In questo contesto, Meloni propone che accanto alla parte fissa dello stipendio ve ne sia una eventuale di ammontare variabile, legata al merito, con le caratteristiche tipiche del premio.

IL NODO MUNICIPALIZZATE

A proposito di questioni complicate da affrontare, un’altra di fondamentale rilievo è rappresentata dalla gestione delle municipalizzate con il loro fardello di debiti e inefficienze. Meloni mira a costituire una holding nella quale far confluire tutte le aziende capitoline “non quotate in borsa“. Di fatto, rimarrà quindi esclusa la sola Acea, a proposito di cui la candidata sindaco spende parole chiare nel programma: “Acea è un gioiello che produce ogni anno molti utili che entrano nelle casse comunali. Senza i suoi dividendi dovremmo chiedere altre tasse o diminuire i servizi erogati. Per questo vogliamo mantenere le azioni in possesso del Comune“. Lo stesso non avverrà invece per le altre società, in particolare – ha detto Meloni – per quelle che non “esercitano servizi fondamentali“. A questo proposito viene valutata l’ipotesi di dismettere le società che si dimostrino inutili. “Quali?“, ha chiesto Formiche.net alla leader di Fratelli d’Italia, che ha risposto sottolineando che bisognerà fare una valutazione caso per caso: “Sono dell’idea che in economia lo Stato debba sempre indietreggiare quando non si tratta di società che esercitano servizi essenziali. Ad eccezione di queste, tutte le altre potrebbero essere dismesse“.

LA FIERA DI ROMA

Nel programma messo a punto da Meloni trova posto anche il tema della Fiera di Roma, al quale Formiche.net ha dedicato alcuni approfondimenti nelle ultime settimane (qui e qui gli ultimi due articoli): “Una grande capitale deve avere uno spazio espositivo degno del suo peso sociale, culturale ed economico“. Per farlo – ha confermato la leader di Fratelli d’Italia – è necessario valorizzare la vecchia Fiera di Roma in modo da trarne le risorse necessarie a salvare la nuova. Tuttavia, “Tronca ha fatto bene a non trasmettere la delibera alla regione Lazio“, ha sottolineato Meloni. Il riferimento è al provvedimento varato lo scorso luglio dall’Assemblea Capitolina che prevede la variante urbanistica con la conseguenza valorizzazione della vecchia Fiera di Roma. Perché diventi operativo, è però necessario l’avallo di Nicola Zingaretti e poi il sì definitivo ancora da parte del Campidoglio. Un iter che il commissario di Roma Tronca ha però stoppato prima della trasmissione in Regione, convinto che si tratti di una questione politica, come tale da lasciare alla discrezionalità del nuovo sindaco. Non lo pensa, però allo stesso modo la Camera di Commercio di Roma – tra gli azionisti della Fiera di Roma – che ha presentato sul tema un ricorso al Tar del Lazio la cui prossima udienza si svolgerà domani.

MELONI E SALVINI

Nel corso della conferenza non poteva ovviamente mancare un riferimento alle tematiche più squisitamente politiche e in particolare alle dichiarazioni rilasciate ieri da Matteo Salvini alla trasmissione di Lucia Annunziata In mezz’Ora: “I sondaggi dicono che al ballottaggio andrà la Meloni con la Raggi. Se Giorgia non ci arrivasse io non voterei mai un candidato del Pd, perché il problema dell’Italia è il chiacchierone Renzi. Io un uomo del Pd non lo voto nemmeno sotto tortura, per cui al ballottaggio GiachettiRaggi voterei la Raggi“. Frasi che secondo i rumors di giornata avrebbero fatto storcere il naso a Meloni e i suoi. La circostanza è stato però smentita dalla diretta interessata: “Non sono assolutamente irritata, perché Salvini ha detto una cosa normale, ha detto per tre volte che al ballottaggio arriva la Meloni e che esclude che non ci arrivi, poi a una domanda ripetuta su un eventuale ballottaggio Raggi-Giachetti, ha detto io il Pd non lo voto”. Sull’argomento, peraltro, oggi è nuovamente intervenuto Salvini, per il quale “è solo fantasia l’ipotesi di un mio accordo con i cinquestelle“. A rilaciare questa voce era stato in mattinata il leader de La Destra Francesco Storace, che dopo aver accarezzato l’idea di correre in solitaria per Roma, haalla fine deciso di appoggiare Alfio Marchini.  “Non ho capito se Salvini fa votare la Raggi al ballottaggio o direttamente al primo turno per sbrigarsi“, aveva commentato in mattinata su twitter l’ex presidente della Regione Lazio.

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