Hacker russi collegati con le strutture governative sono riusciti a penetrare nella rete informatica del Comitato Nazionale dei Democratici americani (Dnc) e a rubare accessi a mail sensibili che riguardano il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump. Lo hanno rivelato i funzionari del Dnc al Washington Post, annunciando che l’intero sistema è stato compromesso al punto che gli intrusi hanno ottenuto tutti i contenuti, anche i più segreti: la questione è diventata rapidamente un caso internazionale, con replica immediata del portavoce dell’ambasciata russa in America che ha dichiarato il suo Paese estraneo dalla vicenda.

L’ATTACCO

Secondo quanto raccontato, s’è trattato di un’operazione di spionaggio classico, non un attacco cyber con finalità criminali, ossia non sono stati rubati soldi – gli hacker avrebbero potuto farlo, accedendo per esempio ai conti collegati al Dnc e a quelli dei donatori – ma soltanto informazioni. L’intrusione è durata circa un anno, ma è stata scoperta a metà aprile: un software di difesa è stato subito installato, eppure il sistema è stato ripulito del tutto soltanto durante lo scorso fine settimana. La tecnica, a quanto pare, sarebbe stata quella delle email di spearphishing: software malevoli fatti entrare nei sistemi attraverso link inseriti in mail fittizie che riproducono quelle normali dei colleghi.

L’INTERESSAMENTO RUSSO

L’attività conferma l’interesse di Mosca nei confronti delle dinamiche interne americane, che avranno poi ripercussioni importanti sul piano internazionale, visto che riguardano la campagna elettorale per le presidenziali: i russi vogliono capire punti di forza e di debolezza di uno dei possibili presidenti degli Stati Uniti. L’interessamento su Trump potrebbe essere collegato al fatto che il magnate newyorkese occupa un ruolo pubblico e politico da poco tempo, e dunque non ci sono troppi dati su di lui: diverso il discorso per Hillary Clinton, la concorrente dem, che è al centro della scena internazionale da anni. Penetrare nel sistema democratico, cioè degli avversari politici di Trump, ha un fine chiaro: entrare a conoscenza dello “sporco”, ossia del materiale più sensibile raccolto dalla controparte politica per operazioni del tipo “macchina del fango”, che semplifica l’attività di ricerca russa, perché sfrutta un lavoro fatto già dai dossieraggi democratici. Si possono ricevere informazioni fondamentali, come per esempio essere a conoscenza di dove Trump ha interessi all’estero, dati che potrebbero permettere ai russi di avere in anticipo una mappa geografica dei Paesi con cui il prossimo possibile presidente americano potrebbe avere rapporti preferenziali, e muoversi di conseguenza. “Che si tratta di Russia, Cina, Iran o Corea del Nord sempre più paesi stanno utilizzando l’hacking per rubare le nostre informazioni, per poi usarle a proprio vantaggio”, ha commentato la notizia Clinton alla televisione ispanica Telemundo.

GLI AUTORI DELL’ATTACCO

Shawn Henry, ex dirigente del settore informatico dell’Fbi e ora presidente della CrowdStrike, la società chiamata a liberare il sistema informatico del Dnc e che ha tracciato le provenienze dell’attacco, ha detto al WaPo che non si tratta di un semplice hackeraggio ma quello contro il Comitato è stato il lavoro di un’agenzia di intelligence estera che raccoglie informazioni sul nemico. Secondo CrowdStrike l’attacco informatico sarebbe stato condotto da due gruppi di hacker, uno riconducibile al Gru (lo hanno chiamato “Cozy Bear“), il servizio segreto estero militare russo, l’altro al l’Fsb (“Fancy Bear“), il servizio segreto federale erede del Kgb. Le due agenzie di intelligence avrebbe agito senza coordinamento: non sarebbe la prima volta che si assiste a questo genere di competizione tra corpi dello stesso stato, soprattutto in Russia, dove la concorrenza è legata all’acquisire più influenza all’interno dell’elitaria cerchia del potere. Da quando le relazioni tra Russia e Occidente si sono ridotte al minimo (causa: la crisi in Ucraina) le attività di spionaggio russo sono salite a ritmi visti in precedenza soltanto durante la Guerra Fredda. Attacchi informatici sono orma una questione quotidiana: la Casa Bianca, il Tesoro, molti dei politici più influenti, lo Stato Maggiore dell’Esercito, il Pentagono, sono stati tra gli obiettivi già riconosciuti. Nonostante il presidente russo Vladimir Putin abbia definito Trump “un uomo di indubbio talento” e sebbene il repubblicano abbia mostrato apertura verso il russo (“ci troveremo bene”), da Mosca non si fidano, e cercano di portarsi avanti col lavoro, raccogliendo tutte le informazioni possibili sul miliardario americano.

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