Virginia Raggi ha violato o non ha violato il codice di comportamento fatto firmare dai cinquestelle a tutti i candidati alle elezioni di Roma? La domanda solca le discussioni dei grillini dopo le polemiche che stanno accompagnando in questi giorni la costruzione della giunta: per completare la squadra di governo della capitale manca ancora qualche tassello – da riempire entro il sette luglio quando il sindaco presenterà ufficialmente i nuovi assessori durante l’insediamento dell’Assemblea Capitolina – ma a tenere banco in queste ore è soprattutto la composizione del suo gabinetto. Dice a Formiche.net Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto all’Università di Genova e autore del recente libro”Cinquestelle & Associati” (Kaos Edizioni): Quanto sta accadendo a Roma è la conferma che per Virginia Raggi quel contratto esiste e ha un valore. Ha provato a giocare in autonomia ma è stata rimessa subito al suo posto come conferma la marcia indietro sulle nomine.

IL GABINETTO SECONDO RAGGI

L’ex consigliere comunale Daniele Frongia (qui l’approfondimento di Formiche.net dedicato ai suoi suoi studi e passioni politiche e qui l’articolo sulle sue idee economiche), nuovo capo di gabinetto, e il dirigente del Campidoglio Raffaele Marra suo vice vicario: questo lo schema immaginato da Raggi che otto giorni fa – il 28 giugno scorso – ha ufficializzato entrambi i ruoli. Il primo – si legge nell’apposita ordinanza del primo cittadino – nominato “con decorrenza immediata e per la durata corrispondente al mandato amministrativo“, il secondo, invece – su proposta del nuovo capo di gabinetto – “per la durata di tre anni“.

LE CRITICHE AL “RAGGIO MAGICO”

Scelte criticate da molti esponenti anche di punta del movimento cinque stelle nazionale e romano, che hanno contestato in particolare la decisione di assegnare una posizione di peso a un dirigente con trascorsi nelle amministrazioni di Gianni Alemanno e Renata Polverini come Marra (qui i dettagli sul suo curriculum e sulle polemiche che ne hanno accompagnato la nomina). Le rimostranze non si sarebbero limitate al merito della scelta ma si sarebbero estese anche al metodo seguito dal sindaco, accusato di essersi creato il suo “raggio magico” senza la necessaria e programmata condivisione con i vertici del movimento. Raggi avrebbe dunque agito in autonomia ed effettuato le nomine prima di raggiungere l’intesa con il direttorio romano, di cui fanno parte la deputata Roberta Lombardi, la senatrice Paola Taverna, l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il consigliere regionale del Lazio Gianluca Perilli.

L’INTERVENTO DI GRILLO

La nomina di Marra è stata a tal punto contestata da convincere il fondatore del movimento Beppe Grillo ad intervenire in prima persona, nonostante “il passo di lato” dalla politica attiva annunciato più volte e sempre più evidente negli ultimi mesi. Questa la ricostruzione di un giornale notoriamente informato sull’universo grillino come il Fatto Quotidiano: “Ha osservato a distanza per giorni il caos della Roma a 5Stelle, con ansia. Ha chiesto informazioni sulle prime nomine, invocato spiegazioni sulla giunta che pare una tela infinita. E alla fine, di fronte al brutto intoppo, è intervenuto. Giovedì Beppe Grillo ha telefonato al sindaco Virginia Raggi e le ha recapito un messaggio chiaro: ‘Devi rimuovere il tuo vice-capo di gabinetto, non va bene, non ce lo possiamo permettere’“.

LA RETROMARCIA

A questo punto è molto probabile – secondo le ultime cronache – che Raggi faccia marcia indietro. Da questo punto di vista basta leggere quanto scrive l’Ansa per capire cosa dovrebbe succedere nelle prossime ore: “La decisione è stata presa. Marra a breve sarà spostato ad altro incarico“. E con lui – aggiunge l’agenzia di stampa – “potrebbe traslocare anche Daniele Frongia“. Sul braccio destro del sindaco peserebbe anche la questione della legge Severino, la quale – all’articolo 7, comma 2 – prevede che chi abbia fatto parte di una giunta o di un consiglio comunale non possa assumere incarichi dirigenziali all’interno della stessa amministrazione. Dal movimento hanno sempre dichiarato la non applicabilità di questa norma in virtù del carattere fiduciario e non dirigenziale del ruolo di capo di gabinetto, ma – stando così le cose – pure la sua nomina sembra destinata a saltare. Per lui però dovrebbero aprirsi le porte della giunta capitolina, nella quale dovrebbe entrare con il ruolo di vicesindaco. Si discute in queste ore di quale delega ulteriore affidargli. Forse “quella alle Partecipate“, ha scritto sul Fatto Quotidiano il giornalista Luca De Carolis. “Per spostarsi da capo di gabinetto a vicesindaco Frongia vuole una delega pesante“, ha invece scritto sul Corriere della Sera Ernesto Menicucci.

RAGGI E IL CONTRATTO

Una fotografia dalla quale deriva inevitabile la domanda: il famoso contratto dei cinquestelle romani – con tanto di penale da 150.000 euro – è stato rispettato oppure no da Virginia Raggi? Dubbio legittimo considerato che – in virtù di quanto sta emergendo – le nomine sembra siano state fatte dal sindaco senza il previo parere del movimento. Il punto sette, lettera b), del tanto discusso codice etico fissa la regola generale: “Le proposte di nomina dei collaboratori delle strutture di diretta collaborazione o dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle“. Previsione la cui mancata osservanza determinerebbe a carica del soggetto eventualmente inadempiente una serie di obblighi: “Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subirà un grave danno alla propria immagine, che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno euro 150.000“. La sindaca può aver violato il codice etico“, ha scritto nei giorni scorsi il Corriere della Sera.

IL CONTRATTO SECONDO BECCHI

Formalmente la violazione potrebbe esserci anche stata ma il punto fondamentale è un altro“, commenta a Formiche.net Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto all’Università di Genova e, soprattutto, ex teorico del movimento dal quale è uscito perché in contrasto con la linea politica: “Quanto sta accadendo a Roma è la conferma che per Virginia Raggi quel contratto esiste e ha un valore. Ha provato a giocare in autonomia ma è stata rimessa subito al suo posto come conferma la marcia indietro sulle nomine. Si sta verificando quello che si temeva: si tratta di un sindaco eterodiretto“. Una teoria che il filosofo aveva già espresso nel suo libro “Cinquestelle & Associati” (Kaos Edizioni). “D’altra parte Grillo deve stare attento a non tirare troppo la corda”, ha aggiunto ancora Becchi: “Questo scontro continuo rischia di avere conseguenze dirompenti sul movimento, che a Roma si gioca una partita fondamentale: dimostrare di essere in grado di governare dopo le prove tutt’altro che brillanti offerte negli altri Comuni in cui ha vinto negli ultimi anni”. Un’importanza che finisce inevitabilmente con il rafforzare la posizione di Raggi: “E’ vero che quel contratto la vincola, ma è altrettanto vero che il movimento non può permettersi di incalzarla troppo: in fin dei conti, Raggi ha sempre – in ultima istanza – il potere di minacciare le dimissioni e di dire: “O si fa a modo mio o me ne vado”.  Un’ipotesi del genere – il fallimento dell’esperienza romana targata Raggi – travolgerebbe in modo non recuperabile il M5S“.

IL RUOLO DI DI MAIO

Rischi di cui sta apparendo consapevole il leader dei cinquestelle Luigi Di Maio, che non a caso si sta occupando di ricucire i rapporti e di puntellare la squadra del sindaco di Roma. “Ora dopo ora il ruolo di Di Maio nella partita romana è cresciuto“, ha scritto oggi il Corriere della Sera. Il responsabile enti locali del partito – e candidato in pectore alla presidenza del Consiglio – nei giorni scorsi si è visto a cena con Raggi per rasserenare gli animi e cercare di trovare la quadra definitiva sulla giunta capitolina. Laura Baldassarre – la donna cui il sindaco affiderà la delega al Sociale – pare sia stata indicata direttamente da Di Maio con la collaborazione del suo nuovo capo delle relazioni istituzionali Vincenzo Spadafora. Lo stesso Di Maio sarebbe poi in pressing sul dirigente della Consob Marcello Minenna per convincerlo a sposare il progetto pentastellato per la Capitale.

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