L'articolo di Andrea Picardi

Nonostante l’indagine in corso, le polemiche e le voci ricorrenti di un prossimo passo indietro, Paola Muraro prova a fare finta di niente e ad andare dritta per la sua strada. Negli ultimi giorni l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma ha continuato ad occuparsi di alcune delle questioni più calde che le competono: ha incontrato i cittadini dei quartieri Fidene e Villa Spada – da anni costretti a convivere con le insopportabili esalazioni che si levano dall’impianto di Trattamento Meccanico Biologico dei rifiuti di via Salaria -, ha visitato il cimitero di Prima Porta dove il degrado regna sempre sovrano e ha cominciato a prendere in mano il fascicolo scottante che riguarda i canili della città.

MURARO SOTTO ASSEDIO

Il forcing però continua: ieri Repubblica – con un articolo a firma di Francesco Salvatore – ha parlato di una telefonata tra Muraro e uno dei collaboratori del patron di Malagrotta Manlio Cerroni che sarebbe finita al vaglio degli investigatori. Intanto l’assessore attende ancora di essere ascoltata dalla Procura nell’ambito dell”inchiesta che la vede indagata dal 21 aprile scorso. La trascrizione della sua audizione presso la commissione parlamentare d’inchiesta ecomafie è stata acquisita agli atti venerdì scorso, come ha raccontato – sempre su Repubblica – la giornalista Federica Angeli. Il dossier che in quell’occasione Muraro ha consegnato è stato, invece, secretato dalla stessa commissione nella giornata di oggi.

L’AUTODIFESA DI MURARO

Lei si difende e si dice sicura di voler continuare: “Non sono un politico, sono stata presa perché sono un tecnico e ne sto pagando le conseguenze, anche sul piano personale. Ma non mi dimetterò per questo. Vado avanti“. Virginia Raggi, finora, ha dimostrato di essere dalla sua parte anche al costo di inimicarsi un bel pezzo del MoVimento 5 Stelle e di far esplodere un caso nazionale che ha rischiato di travolgere la sua amministrazione. Così schierata a difesa del suo assessore da far sorgere in molti – tra cui Carlo Bonini di Repubblica – la fatidica domanda: “Ma perché non si può sostituire Muraro?“.

IL BIVIO DI MURARO

Nel frattempo l’assessore dovrà cercare di porre le basi affinché Roma riesca a superare stabilmente l’emergenza rifiuti in cui di tanto in tanto torna a precipitare a causa delle ataviche inefficienze del suo sistema di gestione e di smaltimento. Ad oggi in vigore c’è ancora il piano industriale approvato da Ama durante la gestione dell’ex presidente Daniele Fortini in accordo con gli allora vertici capitolini e, in particolare, con l’ex assessore all’Ambiente Estella Marino. Cosa intende fare Muraro di quel progetto? Confermarlo oppure scriverne uno nuovo?

IL PIANO DI FORTINI

Nei piani dell’ex presidente Ama, a Roma avrebbero dovuto essere realizzati quattro eco distretti – uno per ogni quadrante della città – nei quali trattare e valorizzare i rifiuti che i cittadini differenziano. E’ esattamente questo, infatti, il problema principale della Capitale e di Ama: non avere a disposizione impianti dove occuparsi della raccolta differenziata. La conseguenza di questa non-soluzione? Costringere l’azienda capitolina della nettezza urbana a portare altrove buona parte dei rifiuti differenziati di Roma con inevitabili ripercussioni dal punto di vista economico. Ma c’è di più perché dall’utilizzo di impianti del genere si potrebbe addirittura generare un guadagno, ad esempio grazie alla produzione di energia dal riciclo dei rifiuti.

COSA ACCADE OGGI

Le difficoltà, dunque, riguardano i rifiuti differenziati, in primis l’organico che solo in minima parte viene trattato nel piccolo impianto che Ama possiede a Maccarese. Il resto, invece, finisce fuori. Discorso diverso per l’indifferenziato il cui ammontare – secondo le stime e, soprattutto, le speranze – è destinato a ridursi progressivamente nel corso degli anni. Questi rifiuti vengono infatti conferiti nei quattro impianti di Tmb di Roma: i due di proprietà di Ama – che si trovano su via Salaria e in zona Rocca Cencia – e i due di proprietà di Cerroni, entrambi ubicati a Malagrotta.

OCCHI SU ROCCA CENCIA

Certamente sarà indicativa dell’atteggiamento generale tenuto sul tema dall’amministrazione Raggi la scelta che Muraro farà nei prossimi giorni, quando in Regione Lazio comincerà l’iter di approvazione del nuovo impianto di compostaggio di Rocca Cencia. Il 23 settembre – cioè venerdì prossimo – prenderà il via la conferenza dei servizi nel corso della quale si dovrà decidere se procedere o meno con quanto proposto dall’Ama ai tempi di Fortini. Nel piano industriale dell’ex presidente della municipalizzata si prevedeva di realizzare il primo dei quattro eco distretti di Roma nel quartiere di Rocca Cencia, a partire dalla costruzione dell’impianto di compostaggio nel quale convogliare i rifiuti differenziati organici. Muraro confermerà queste indicazioni oppure bloccherà il progetto?

LA PARTICOLARITA’ DELL’IMPIANTO

Un impianto particolare quello che Fortini avrebbe voluto realizzare a Rocca Cencia: tra le sue caratteristiche anche il fatto di essere autosufficiente dal punto di vista energetico grazie al biogas ottenuto direttamente dal recupero dei rifiuti organici. In prospettiva, la produzione di energia avrebbe dovuto aumentare ancora, con la possibilità di farne poi utilizzi diversi.

LA SCOMMESSA DEL BIOMETANO

Per Roma, dunque, la realizzazione di un impianto del genere, indipendentemente dalla sua ubicazione, potrebbe voler dire fare un salto nel futuro e iniziare ad abbracciare progressivamente una tecnologia avanzata – e sostenuta anche dagli ambientalisti – come il biometano. In poche parole, energia e carburante prodotti grazie alla valorizzazione dei rifiuti che i romani differenziano: il metano generato verrebbe poi immesso in rete per essere quindi destinato sia all’uso civile che all’auto-trasporto. Di impianti del genere ne esistono 300 in Europa e 29 in Italia: al centro sud ce ne sono 3 e nessuno, ovviamente, a Roma e nel Lazio.

ASPETTANDO I VERTICI DI AMA

Decisioni che l’assessore dovrà prendere con il nuovo amministratore unico di Ama che, però, ancora non è stato nominato. Dopo il passo indietro di Alessandro Solidoro – rimasto alla guida della partecipata per circa un mese prima di andarsene al seguito di Carla Raineri e Marcello Minenna – il Campidoglio è, infatti, ancora alla ricerca di qualcuno che affianchi il direttore generale Stefano Bina. Muraro ha detto di voler fare presto, ma finora non c’è stata però alcuna fumata bianca.

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