Il commento di Umberto Minopoli

Il No, per una parte di Italia politica, è diventato uno stato d’animo, un’abitudine, un paradigma, un comportamento pavloviano, obbligato, meccanico, automatico. I cinque Stelle sono solo una parte di questa Italia stagnante, paralizzata e paralizzante, triste, impaurita delle opere, impaurite delle sfide, inoperosa, contraria ad ogni cosa che sia una realizzazione.

Di questa Italia i Cinque Stelle sono oggi l’avanguardia. Che egemonizza un gruppo più vasto: la stragrande parte dei cosiddetti ambientalisti, una fetta consistente della sinistra antica, burocratica, subalterna e opportunista, la destra populista e s-fascista. È l’Italia politica del No a tutto. Si dicono, per demagogia, antiausterity e Keynesiani. Falso. Della grande epopea keynesiana gli manca lo slancio, l’operosità capitalistica, l’entusiasmo per il fare, il sogno, il newdealismo, il grande obiettivo. Ogni grande obiettivo o grande opera li spaventa. Non sono antiausterity: sono l’essenza dell’austerità.

Sempre contro tutto, bloccano ogni cosa che potrebbe portare investimenti, lavoro, trasformazioni. Starnacchiano sui poveri, sugli ultimi, ma sono i custodi della povertà: la preservano come una reliquia, attenti a non far nulla per eliminarla, perché sono tristi e fermi. I grillini hanno detto No alle Olimpiadi solo per politica: dire No fa di opposizione, fa di contrarietà al governo. Incompetenti. Hanno detto No senza fare un conto, senza ascoltare il mondo dello sport, senza consultare il consiglio comunale, senza sentire il governo, il ministro delle Infrastrutture, il ministro del Tesoro. E senza sentire i cittadini. Hanno detto No a “colate di cemento” che nessuno aveva proposto e che, in ogni caso, avrebbero potuto cancellare e cambiare nel programma. Hanno detto No a 200.000 posti di lavoro in nome di “altre priorità” che avrebbe Roma.

Ma le Olimpiadi servono a rifare strade, infrastrutture, servizi, a cambiare la mobilità e creare l’accoglienza. Quali diverse priorità ha Roma? E dove trovano i soldi per fare le “diverse priorità” di cui parlano rinunciando ai 4 miliardi delle Olimpiadi? Se davvero fossero stati interessati a non fare debiti o spese inutili avrebbero potuto stupirci dimostrandosi veramente “nuovi”: facendo conti e progetti delle Olimpiadi con rigore, competenza, evitando debiti o spese inutili. Avremmo detto: “Però, che bravi, ecco una nuova classe dirigente!”. Invece dicono No. Come la vecchia classe dirigente, consunta, stagnante, malinconica. Che dice NO per principio, ad ogni opera e ad ogni riforma. Compreso qualche capitolo ammuffito di una Costituzione scritta 80 anni fa da un gruppo di uomini normali. Che loro trattano come Mosè che ha scritto le Tavole.

Che tristezza. Però non sta piacendo il governo. E lo dico. Che significa quel che dice Renzi: “I grillini sbagliano a dire No alle Olimpiadi ma il governo non farà ricorso”? Lui non è l’Italia del fare? E allora impedisca questo scempio del No: ricorra, si batta, li contrasti. È possibile che l’intero paese debba arrendersi ad un gruppo di sciamannati diretti da un comico e da un centinaio di sfaccendati compulsivi della rete? Per costoro dovremmo perdere le Olimpiadi? Per costoro dovremmo arrenderci al destino di paese fermo, stagnante, immobile, senza opere, che invecchia e vive solo di risse tra comari? Che tristezza!

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