La cessione del Milan alla cordata cinese assomiglia sempre più ad un giallo di non facile interpretazione. Anche per le modalità del closing: si doveva chiudere tutto per il 13 dicembre, come aveva anticipato anche Formiche.net, ma così non è stato.

Il fondo d’investimento Sino Europe ha versato una seconda tranche che ha portato la caparra a complessivi 200 milioni, ma all’appello ne mancano ancora 220. Soldi che finirebbero nelle tasche di Silvio Berlusconi se non dovesse concludersi l’affare. Al punto che viene da chiedersi: il Milan diventerà cinese o no? “Apparentemente si, anche se non tutte le cordate sono uguali”, spiega a Formiche.net il professor Giuliano Noci, esperto della materia e ordinario di Marketing al Politecnico di Milano e Prorettore del Polo territoriale cinese. “Come lei sa anche gli investimenti cinesi (nel calcio e non solo) debbono poter contare sul “via libera” dell’Esecutivo. É stato il caso dell’Inter, non ancora del Milan”.

Eppure sorprende tutto questo tempo per chiudere le trattative: si parla adesso del prossimo marzo se non addirittura a fine stagione. Eppure la Cina ha fatto molti investimenti nel settore, non ultimo quello dell’Inter attraverso Suning. “Il tema è la (probabile) complessità di una cordata di soggetti che, oltre a trovare i soldi, devono concordare progetto strategico e meccanismi di governance”, prosegue Noci che alla domanda quanto sia credibile una cordata che paga a rate il closing risponde che “per prudenza, per rispetto della delicatezza di ogni transazione economica, per aspetti ed elementi che sfuggono probabilmente alla nostra conoscenza è consigliabile aspettare e vedere“.Una cordata che, ricordiamolo comunque vede in campo colossi come il fondo a partecipazione statale Haixia e quello assicurativo Ping An, la TCL corporation, big dell’elettronica e la China Construction Bank.

Quello che temono però i tifosi del Milan è un altro fallimento, dopo quello avvenuto nell’altra metà calcistica di Milano, l’Inter, che fino ad oggi non ha tratto benefici dall’investimento cinese. Con il dubbio, inoltre, che la cordata che ha messo gli occhi sui rossoneri alla fine si aggiudicherebbe l’affare per 420 milioni di euro che sono bazzecole soprattutto se paragonati agli investimenti cinesi compiuti all’estero che per il 2016 hanno superato i 250 miliardi di dollari. Allora perché non si riesce a chiudere? “Perché comunque le operazioni di investimento della Cina all’estero di un certo rilievo, sono operazioni che sono sempre oggetto di una autorizzazione governativa, quindi per una operazione come quella che riguarda l’acquisizione del Milan non può essere fatta senza l’avallo governativo”.

Ciò che non condivide il professor Noci è che il calcio sia indicato da molti come il nuovo “oppio dei popoli” con cui il presidente Xi vuole ammantare il suo popolo. “La straordinaria popolarità e diffusione del calcio anche in Estremo Oriente non va confusa con il pregiudizio circa la dimensione oppiacea dello spettacolo sportivo“, spiega ancora, prima di concludere: “Piuttosto mi sembra tutt’altro che curioso l’obiettivo di Xi che intende più complessivamente fare della Cina un competitor globale. Anche nello sport quindi dove si misura la visibilità e la popolarità di atleti, squadre e discipline. Dove, in forma pacifica, una nazione esercita le proprie ambizioni e rincorre vittorie e primati”.

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