L'approfondimento di Emanuele Rossi

Nella tarda serata di mercoledì gli iscritti al Freedom Caucus dei repubblicani sono usciti con la posizione ufficiale sulla nuova versione (riscritta) della riforma sanitaria: la appoggiamo, anche se non è una revisione completa dell’Obamacare come promesso in campagna elettorale, ha detto uno dei leader degli archconservativesJim Jordan. Secondo alcune informazioni anticipate il giorno precedente al Washington Post da due insider, uno della Casa Bianca e l’altro del Congresso, l’amministrazione Trump aveva raggiunto già lo scorso fine settimana un accordo con la minoranza radicale del Partito Repubblicano. Il semaforo verde ha un valore importantissimo, visto che fu anche l’opposizione dei membri di questa corrente “più libertariana far saltare il voto sulla versione precedente  fine marzo, segnando una delle sconfitte politiche più importanti dei primi cento giorni di Donald Trump, che invece aveva promesso più volte che eliminare l’Obamacare come uno dei primi atti della sua amministrazione.

OCCHIO AL CONTESTO

La Casa Bianca cercava da giorni di chiudere un accordo con gli uomini di Jordan perché pensava a una forzatura: portiamo al Congresso la riforma sanitaria subito, entro venerdì (ossia entro i 100 giorni e rispettare una delle promesse da campagna elettorale). Giovedì notte però il Partito Repubblicano ha fatto sapere che, nonostante l’appoggio del Freedom Caucus, mancavano comunque i voti necessari per essere sicuri, perché alcune fazioni più moderate non sono ancora convinte. I più radicali continuano a ritenerla troppo soft ma hanno avuto rassicurazioni  e dato il consenso, invece i più moderati la vedono come troppo spinta, e adesso, dopo gli emendamenti per farla piacere al Freedom Caucus, ancora di più. Una nota: da qui in avanti, per i prossimi 18 mesi, l’azione di governo di Trump sbatterà contro le dinamiche della campagna elettorale che sta partendo per le mid-term, perché la pressione nei confronti dei rappresentati repubblicani che dovranno/vorranno confermare i loro seggi sarà forte e da questo dipenderanno varie decisioni e posizioni al Congresso. Sullo specifico del nuovo piano sanitario, inoltre, le ritrosie saranno maggiori al Senato, dove tendenzialmente i repubblicani stanno su posizioni più moderate che alla Camera; e uno dei problemi maggiori, come dimostra uno studio della Brookings, è che la riforma non è popolare, aspetto di cui va tenuto conto quando si avvicinano le elezioni.

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APPROVARE IL BILANCIO

Mercoledì la leader democratica alla Camera Nancy Pelosi ha avuto un contatto diretto con il capo dello staff di Trump, Rience Priebus. Tema: lasciate stare l’Obamcare, togliete la richiesta di fondi per il muro col Messico, e noi vi votiamo il budget. La legge di bilancio va approvata entra la mezzanotte di venerdì per evitare di imboccare la via dello shutdown. Trump giovedì se l’è presa con i Democratici su Twitter dicendo che loro minacciavano il blocco delle attività federali per “salvare le compagnie assicurative” che coprono l’Health Care.

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TUTTO IN UNA SETTIMANA

Il momento è reso ancora più delicato perché nelle stessa settimana del cruciale passaggio congressuale sulla finanziaria si sono concentrati: la fine della timeline dei 100 giorni (data simbolica, che rappresenta solo il 3 per cento del tempo per un potenziale doppio mandato, ma che da sempre è “il barometro”, come dice Kevin Liptack della CNN, per capire l’efficienza reale di un commander-in-chief), la presentazione del memorandum di principi per la riforma fiscale, e da ultimo le pressioni per inserire il ritorno del piano sanitario. I leader del Gop hanno preferito di evitare nervosismi e non portare alla Camera una riforma che detestata dai democratici (ideologicamente molto legati all’Obamcare). Forzare la mano sarebbe stato un tentativo per cercare di esporre la riforma sanitaria sulla (scarna) bacheca dei trofei dell’amministrazione, con il rischio concreto di un altro tonfo politico.

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