“Smacco per il Vaticano”. “Sgarbo al Papa”. Da uno dei più stretti collaboratori di Jorge Mario Bergoglio al quotidiano della Conferenza episcopale italiana arrivano sacre randellate alle annunciate mosse di Donald Trump che alle 3 di oggi – ora di Washington, le 21 in Italia – annuncerà la sua posizione sugli accordi di Parigi sul clima. Mentre i vescovi Usa si mobilitano contro la possibile smobilitazione citando l’enciclica di Francesco Laudato Si’.

UNO SCHIAFFO SECONDO SORONDO

“Se Donald Trump davvero arriverà a sfilare gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sarà un disastro per tutti. C’è poco altro da commentare”. Così Marcelo Sánchez Sorondo (nella foto), cancelliere della Pontificia accademia delle scienze risponde a Repubblica. Il vescovo argentino, molto vicino a Bergoglio, conferma che nell’incontro di una settimana fa con il presidente Usa il Papa non ha parlato direttamente di ambiente – “non credo che l’argomento sia stato effettivamente così dettagliato –, ma di certo è stato al centro del colloquio con il segretario di stato, Pietro Parolin. Per questo, risponde al vaticanista Paolo Rodari, “se davvero Trump darà seguito a quanto trapelato, lo smacco anche per noi sarà grande”. Sorondo tratteggia un inquilino della Casa Bianca “manovrato dalle lobby del petrolio”, sedotto da una visione che “non soltanto è un disastro ma è anche del tutto antiscientifica”. Così parla l’eccellenza argentina, che incalza: “Non ammettere che non è necessario né imprescindibile fare affidamento sul carbone e sul petrolio è come sostenere che la terra non è rotonda”.

PER AVVENIRE TRUMP OFFENDE IL PAPA

Allarmato della possibile marcia indietro di Trump dagli accordi di Parigi è Avvenire in edicola. Il quotidiano della Cei dedica l’apertura in prima pagina dall’assertivo titolo “Trump rovina il clima”. L’editoriale del giorno è durissimo: “Il deliberato errore di Trump. Fuori dal tempo”, firmato da Vittorio Emanuele Parsi. Per il politologo dell’Università della Cattolica di Milano, la mossa di Trump sugli accordi di Parigi è “uno sgarbo al Papa, le cui preoccupazioni per il futuro della casa comune, la nostra Terra, il presidente Usa aveva assicurato di tenere in grande considerazione”. Lo sgarbo, analizza, non è tanto “legato alla differenza delle posizioni tra Francesco e Donald Trump … Lo sgarbo sta invece proprio nelle parole, non richieste e neppure sollecitate dal Vaticano, che Donald Trump volle pronunciare al termine dell’udienza: Sono stato molto colpito dalle riflessioni del Santo Padre, ne terrò conto nelle mie valutazioni”. Secondo Parsi ne esce l’immagine di un Trump “che non prova rispetto per niente e nessuno”, fino al punto di tentare di “piegare a fini strumentali di sostegno della propria traballante immagine persino il carisma di Francesco”.

L’OSSERVATORE NON TACE

L’Osservatore Romano dedica all’imminente dichiarazione ufficiale di Trump un articolo di spalla a pagina 3. Piuttosto ottimista sull’esito. Si ricordano le parole del portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, secondo cui Trump non si oppone all’accordo di Parigi “ma vuole un’intesa equa per il popolo americano”. Il quotidiano della Santa Sede non dimentica che durante la campagna elettorale, Trump aveva negato più volte il riscaldamento globale e promesso il ritiro unilaterale di Washington dall’intesa parigina. Ma aggiunge: “Ora il presidente sembra ripensarci o comunque essere intenzionato ad aggiustare il tiro”.

ALLARME ESAGERATO? 

Monsignor Sorondo è dunque più allarmato del dovuto? Il vescovo argentino non è nuovo a sortite di un certo effetto. È il grande regista di convegni a cui invita personaggi che al mondo cattolico tradizionalista destano stupore per le posizioni su controllo delle nascite, salute riproduttiva, aborto. Così ha recentemente introdotto in Vaticano l’entomologo americano Paul R. Ehrlich che nel 2013 aveva denunciato il cattolicesimo come “pericoloso” per il suo contrasto alla diffusione della contraccezione e attaccato Francesco per non avere affrontato il controllo della crescita demografica. Con lui di casa Oltretevere anche un economista come Jeffrey Sachs, uno dei pionieri della schock therapy applicata in alcuni paesi dell’Est Europa e dell’America latina per un veloce passaggio alla libera economia di mercato, senza tenere conto dei contraccolpi sociali. Braccio destro sui temi ambientali dell’ex segretario generale Onu, Ban Ki-moon (pure lui accolto con grandi onori in Vaticano), nei suoi scritti si rintracciano spunti favorevoli all’aborto per eliminare i bambini indesiderati quando la contraccezione fallisce, e come “opzione a basso costo e basso rischio” per dare nuova vita al pianeta. Monsignor Sorondo da parte sua nega che la retorica onusiana punti all’aborto. In Vaticano ricevette anche l’allora in corsa alle presidenziali Usa, il “socialista” Bernie Sanders. Che con un blitz mattutino riuscì a incontrare brevemente il Papa a Casa Santa Marta, prima che Francesco partisse per Lesbo. Uno scivolone diplomatico. Negli Usa la vicenda fu letta come endorsement vaticano a discapito di Hillary Clinton. Francesco dovette precisare, piuttosto seccamente, che l’incontro era solo un gesto di educazione, consigliando uno psichiatra a chi ne leggesse significati politici.

COSA SI DICE NEGLI USA

Gli americani guardano alle imminenti decisioni di Trump come a una sorta di referendum interno ai cattolici per capire chi ha davvero accolto l’enciclica sull’ambiente di Francesco, Laudato Si’. Ovvio il responso: chi si schierasse con The Donald si metterebbe contro il Magistero. Ma i vescovi non stanno a guardare e chiedono a Trump di non ritirare l’impegno sul clima. Già nelle scorse settimane la conferenza episcopale si era rivolta direttamente e con tre lettere distinte al segretario di Stato, al ministro del Tesoro e al Consiglio di sicurezza nazionale. A poche ore dell’annunciato pronunciamento del presidente, il vescovo
Oscar Cantú, responsabile dell’episcopato Usa per Giustizia e pace, ha rilasciato un comunicato per sottolineare “l’importanza di onorare l’accordo di Parigi al fine di ridurre i peggiori impatti dei cambiamenti climatici”. E lo ha fatto ricordando le parole del Papa e di Laudato Si’.

LA SCOMUNICA DEI GESUITI

Già in marzo l’influente rivista dei gesuiti America aveva chiarito: “La cura per l’ambiente di Trump è l’opposto della Dottrina sociale della Chiesa”. Un articolo che arrivava dopo la firma del presidente ad un ordine esecutivo per cancellare il Clean Power Plan sulle restrizioni per le centrali a carbone. Ma negli Usa non è detto che un eventuale defilarsi federale dalle politiche sul clima di Parigi venga poi seguito. Cittadini, imprese e Stati si stanno già smarcando. Contrari anche pezzi importanti dell’inner circle trumpiano come il segretario di Stato, Rex Tillerson, e la first daughter Ivanka. C’è contrarietà persino nel settore petrolifero. L’amministratore di Exxon Mobile, Daren W. Woods, ha scritto di recente che rimanere nell’accordo sarebbe prudente. Molte aziende hanno acquistato pubblicità a tutta pagina su New York Times e Wall Street Journal per schierarsi con l’accordo di Parigi del 2015.

THE DONALD E LA LAUDATO SI’

La decisione di Trump arriverà non solo dopo l’udienza con Francesco del 24 maggio, ma anche a margine di un convegno organizzato con l’alto patrocinio della Segreteria vaticana per la comunicazione sul progetto di sostenibilità dello Stato Vaticano, come esempio nel mondo di città CO2 free. Un convegno alla luce delle linee guida proprio della Laudato Si’ di Francesco. Testo che il pontefice ha donato a Trump, insieme ad altri documenti del suo pontificato. Come del resto fa con qualsiasi capo di stato in visita. L’ultimo, Justin Trudeau, che sul clima la pensa in modo diametralmente opposto al vicino statunitense. E il comunicato della Santa Sede non ha parlato esplicitamente di ambiente e clima come elementi dei colloqui.

L’IMPEGNO DEL VATICANO PER AMBIENTE E CLIMA

Ancora prima che l’accordo di Parigi venisse firmato, il Vaticano si è speso molto per l’ambiente. Tra i giardini si muove in auto elettrica il Papa emerito. Per volere di Benedetto XVI sono stati installati sul tetto dell’aula Paolo VI dei pannelli solari che forniscono energia al piccolo stato. Francesco ha sostenuto apertamente l’accordo di Parigi, assicurandosi che l’uscita della sua enciclica green fosse in stampa in tempo per fornire elementi di riflessione ai capi di stato e di governo riuniti nella capitale francese. Prima del summit, aveva scandito che un eventuale suo fallimento sarebbe stato “catastrofico”. E all’entrata in vigore Bergoglio lo ha elogiato dalla finestra del Palazzo apostolico, definendo l’accordo  “un importante passo avanti” che dimostra “che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato, per porre l’economia al servizio delle persone e costruire la pace e la giustizia”.

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