Le proteste di alcuni obbligazionisti subordinati che hanno perso tutto dopo il decreto del governo e le reazioni informali del Fondo Atlante che ribatte alle accuse dei bondisti... Fatti, numeri e indiscrezioni dopo le lettere degli obbligazionisti pubblicate su Formiche.net

La crisi delle banche venete, con l’annessa soluzione che vede Intesa Sanpaolo come unica acquirente dopo la messa in liquidazione formale dei due istituti, sta provocando polemiche e dibattito. Tra chi protesta di più, comprensibilmente, ci sono quei piccoli risparmiatori tagliati fuori dai rimborsi (che hanno acquistato i bond subordinati delle due venete non dai due istituti in questione), che proprio nei giorni scorsi hanno affidato la loro rabbia a Formiche.net (qui e qui alcune lettere). Tra i principali destinatari degli strali, c’è lui, Alessandro Penati (nella foto), il timoniere del fondo Atlante che avrebbe dovuto risolvere i problemi della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

IL FLOP DI ATLANTE

Il condizionale è d’obbligo, perché il fondo, entrato nelle due banche venete con i due aumenti di capitale del 2016 sborsando in totale 2,5 miliardi, più un altro miliardo speso nei mesi scorsi (il conto complessivo a nord-est arriva così a sfiorare i 3,5 miliardi), alla fine è stato costretto ad alzare bandiera bianca. La situazione dei due istituti di credito risultava così compromessa che il fondo, da solo, non poteva fare più nulla. Del resto, da mesi ormai gli azionisti principali, ossia Intesa e Unicredit, ma alla fine anche il mondo delle Fondazioni bancarie rappresentate dall’Acri presieduta Giuseppe Guzzetti, avevano deciso di non aprire più il portafoglio per Penati. Era ormai troppo profondo il solco che, a forza di frecciatine e continui riferimenti reciproci, si era scavato tra Penati e i suoi soci, che non avevano impiegato molto a svalutare l’investimento in Atlante.

LE LAMENTELE DEI RISPARMIATORI

Fondamentalmente, i risparmiatori che attaccano Atlante sostengono di avere investito nelle banche venete (con obbligazioni subordinate, che sono gli strumenti che ora vanno verso l’azzeramento, insieme alle azioni), un anno fa proprio dopo l’intervento del fondo presieduto da Penati. Intervento che sarebbe dovuto essere risolutivo. Basti pensare che appena nel maggio del 2016, presentando il Fondo Atlante, Penati aveva detto di voler risanare la Popolare di Vicenza in un periodo massimo di 24 mesi, per poi così uscire. E invece 12 mesi dopo il quadro è di tutt’altro tipo: le azioni di Atlante, socio pressoché totalitario in entrambe le banche, vengono azzerate in sede di liquidazione coatta, mentre Intesa, al prezzo di 1 euro, si prepara a raccogliere solo la parte buona dei due istituti veneti. Intesa che, va nuovamente sottolineato, essendo prima azionista di Atlante, in questa operazione ci rimette anche l’investimento effettuato nel fondo.

GLI ARGOMENTI DI CHI LO DIFENDE

Eppure chi difende Penati fa notare che, in un certo senso, i primi responsabili di questa situazione sono proprio i due maggiori soci di Atlante, Intesa e Unicredit. Già, perché gli aumenti di capitale delle due venete del 2016 furono seriamente compromessi, con annessa necessità se non urgenza di intervento da parte di Atlante, dopo il passo indietro sulle garanzie rispettivamente di Unicredit in Popolare di Vicenza e di Intesa in Veneto Banca. È anche per quello che gli aumenti di capitale fanno flop e Atlante entra con quasi il 100% del capitale in entrambi i casi, già di fatto praticamente azzerando gli azionisti precedenti. Di più: sempre secondo ambienti del fondo Atlante vicini a Penati, quei due aumenti di capitale erano stati ritenuti congrui dalla Bce, che dunque aveva stabilito che fossero sufficienti a riportare le banche venete in sicurezza, e i relativi prospetti erano stati approvati dalla Consob presieduta da Giuseppe Vegas. “Non conviene scoperchiare le magagne, più facile dare la colpa a chi fa pulizia”, sibila una fonte interna ad Atlante.

COSA È SUCCESSO?

Dunque che cosa è successo nel giro di un anno da fare mutare in questo modo la situazione? Le indiscrezioni di un possibile nuovo aumento di capitale per le banche venete cominciano a circolare nell’autunno del 2016. Ancora a metà ottobre, Penati afferma a margine di un convegno in Cattolica: “Non ci sono problemi di liquidità. Con il nostro intervento le condizioni di liquidità si sono stabilizzate. Anzi stanno già recuperando”. Nel giro di poco, però, la situazione precipita, perché già a febbraio Penati parla di “storia dell’orrore” per le due venete. La storia ha fatto presto a diventare realtà.

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