L’aggressività di Pechino sul piano economico, e attraverso la guerra cibernetica, spaventa l’intelligence americana

“Una delle attività più importanti che stiamo portando avanti è quella di inquadrare l’ingerenza cinese non solo come un pericolo per il governo statunitense ma come una minaccia complessivamente indirizzata alla società americana e ritengo che servirà una forte reazione a questo fenomeno da parte nostra”. Le parole pronunciate dal direttore dell’FBI, Christopher Wray, in occasione dell’intervento dei vertici della comunità intelligence USA dinanzi al Senate Intelligence Committee a Washington, aprono il confronto su uno dei temi più delicati affrontati nell’incontro di presenazione del Worldwide Threat Assessment of the US Intelligence Community.

L’attenzione rivolta dal direttore dell’FBI all’influenza cinese in tutti gli aspetti della vita democratica statunitense, da quelli propriamente politici a quelli economici, sociali e culturali, non è in realtà un fenomeno nuovo o inaspettato per la leadership americana, che da tempo si confronta con una minaccia fluida e per molti punti di vista impercettibile.

È di pochi mesi fa la notizia segnalata da Formiche.net secondo cui i sottili sistemi di ingerenza di Pechino si concentrino prevalentemente sui centri accademici e sui luoghi di formazione della futura classe dirigente americana al fine di consolidare un’attività di propaganda che lentamente dovrebbe condizionare la percezione statunitense e globale rispetto all’attivismo cinese in chiave politica, economica e culturale.

È un punto di vista largamente condiviso all’interno della comunità intelligence quello relativo ad una silente strategia cinese su scala globale rivolta a condizionare le altre potenze al fine di modificarne la percezione e conquistare gradualmente la leadership internazionale. Il concetto, che riflette una prospettiva di lungo termine, trova nella realtà riferimenti assai concreti e precisi. Il direttore dell’FBI non ha esitazioni a riguardo:“Non c’è dubbio che quanto riferisco corrisponda esattamente a ciò che sta accadendo con la Cina. Lo stanno facendo in un modo molto intelligente ed efficace poichè stanno guardando oltre la loro regione”.

Tra i principali imputati per l’attività di propaganda figura il mondo dei centri culturali e – più specificamente – il Confucius Institute, con le sue diramazioni in giro per gli Stati Uniti. La capacità economica e il fatto di poter contare su ingenti finanziamenti riconducibili allo stesso governo cinese accendono una spia di allarme assai preoccupante per le agenzie americane, che da tempo hanno alzato la guardia rispetto al pericolo di ingereza.

Altro settore in cui si manifesta l’attivismo cinese è quello del mondo cyber. I numerosi e distruttivi attacchi indirizzati soprattutto al comparto industriale americano hanno lasciato cicatrici indelebili per l’economia nazionale. L’intelligence concentra i propri sforzi nel controspionaggio economico, al fine di evitare che segreti industriali, tecnologie e know how siano bucati e rubati dai competitor cinesi.

Dalle riflessioni di Wray traspare la grande preoccupazione registrata sul tema e un livello di concretezza della minaccia che va chiaramente al di là della comune percezione: “Dico con molta franchezza che gli Stati Uniti sono sotto attacco da parte di entità che utilizzano l’universo cibernetico per penetrare ogni attività di interesse che realizziamo”. E ancora: “La Cina continuerà a servirsi dello spionaggio informatico e rafforzerà le capacità di attacco per raggiungere con più efficacia gli obiettivi di sicurezza nazionale prefissati”.

I moniti di allarme più volte emersi nell’incontro sono formalizzati e attentamente inquadrati nel Worldwide Threat Assessment of the US Intelligence Community rilasciato in occasione dell’evento.

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