Dialogo tra Vincenzo Boccia e Stefano Cuzzilla sul palco di Fondirigenti. Consapevoli che la bocciatura europea fa molto meno male della mancata crescita

Gli imprenditori e le imprese sono un po’ come lo spread. Quando ci si aspetta qualcosa, difficile reagire nel momento dell’ufficialità. Ieri i mercati sono rimasti pressoché impassibili alla bocciatura della manovra da parte dell’Europa, perché avevano già previsto tutto.

Il differenziale Btp/Bund ha addirittura chiuso a 310 punti base, 15 in meno rispetto al giorno precedente. E la Borsa non è stata da meno. La stessa logica che deve aver contagiato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto a un convegno di Fondirigenti dedicato alle competenze dei giovani presso le Officine Farneto, a due passi dalla Farnesina, insieme a un altro esponente della produttività italiana, il numero uno di Federmanager, Stefano Cuzzilla e dal presidente di Fondirigenti, Carlo Poledrini.

Le imprese lo sapevano fin troppo bene che l’altolà europeo era pressoché scontato. D’altronde l’Europa non aveva altra scelta. Lasciar correre che un Paese fondatore dell’Unione certificasse l’uscita dal Patto di Stabilità era troppo. Bisognava intervenire. Quindi non hanno stupito le parole con cui Boccia ha fatto il suo ingresso alla kermesse Fondirigenti. “Lo sapevamo che la procedura di infrazione sarebbe arrivata: nessuna novità rispetto a come il governo ha inteso rapportarsi alla Commissione europea”, ha spiegato Boccia, con una leggera alzata di spalle.

La frattura con l’Europa, incontro Conte-Juncker di sabato prossimo a parte, è insomma agli atti. C’è però da chiedersi se tutto questo non finisca con il trascinare a fondo l’intero sistema produttivo italiano. Lo scontro politico è una cosa ma portare a un passo dal baratro interi pezzi di Pil è un’altra. Tradotto, vada per l’Europa ma almeno la crescita la vogliamo accendere? “Il problema” ha sottolineato Boccia dal palco Fondirigenti, “adesso è se vuole, se vogliamo vincere la sfida e impostare la manovra sulla crescita. Speriamo che si possa fare”. La ricetta delle imprese è di quelle facili facili, talmente facili che è complicato attuarle.

“Bisogna lavorare su un piano di medio termine e riequilibrare la manovra tra i fini del governo e la necessità di crescita su cui, ha insistito, siamo debolissimi”, ha attaccato il presidente di Confindustria. “Quello che abbiamo da proporre lo abbiamo fatto ufficialmente: ci auguriamo che parlamento e governo possano usare quegli elementi per un’idea di uscita da questa situazione imbarazzante in cui siamo. Perchè il problema  non è l’Europa: il punto di caduta, la sfida è come cresciamo e non si può crescere depotenziando industria 4.0, dimezzando il credito d’imposta per ricerca e sviluppo e addirittura chiudendo cantieri”.

Davvero un gran bel peccato per Stefano Cuzzilla, a capo della federazione dei manager, che rappresentano il braccio operativo ma anche pensante dell’economia italiana. Veder cadere un giorno dopo l’altro la propria economia è, se possibile, ancora più frustrante se si hanno grande potenzialità. “E questo Paese ne ha, eccome. Siamo il Paese dei buoni manager, delle dirigenti donna, della bellezza e della qualità. Non possiamo perdere questo immenso patrimonio, buttarlo a mare così”.

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