NewsGuard, per sapere quante fake news produce un sito

NewsGuard, per sapere quante fake news produce un sito
Giampiero Gramaglia, già direttore dell'Ansa, è il consulente senior in Italia di Newsguard, progetto finalizzato a combattere la disinformazione, nato negli Stati Uniti e appena lanciato nella Penisola a pochi giorni dalle elezioni europee

Bufale e propaganda? Può essere la stessa tecnologia a identificarle, e non solo a contribuire a diffonderle. A meno di due settimane dalle elezioni europee, Newsguard, progetto finalizzato a combattere la disinformazione, nato negli Stati Uniti, ha appena lanciato il suo servizio in Italia.
Giampiero Gramaglia, già direttore dell’Ansa, è il consulente senior in Italia della compagnia, che al momento ha valutato oltre il 70% dei siti web italiani, con l’obiettivo di arrivare al 90% entro la fine del mese di giugno.

I CRITERI DI ANALISI

“Il mio ruolo”, spiega a Formiche.net, “è stato essenzialmente quello di vagliare le analisi e le schede riguardo i singoli media che la redazione newyorkese aveva già predisposto per i siti locali, cercando di mediare tra i criteri giornalistici anglosassoni – su cui si basa per le sue valutazione Newsguard – e le realtà e le abitudini del giornalismo italiano. L’obiettivo è quello di evitare situazioni ambigue riguardanti criteri e aspetti che sono più consoni ad essere analizzati nel giornalismo americano piuttosto che nel nostro, stabilendo parallelamente i criteri giusti a valutare la nostra realtà”.

Nessuna differenza, rimarca Gramaglia, nel controllo tra grandi portali e piccoli siti. “Il processo è analogo così come i criteri. Spesso sui siti minori il contatto è più facile, non ci sono grandi gerarchie, dunque è molto semplice entrare in contatto con i gestori. Anche i criteri sono gli stessi, di fatto il minor numero di click non è un handicap nella valutazione di NewsGuard, anzi si facilita la valutazione positiva dunque un eventuale bollino verde. Ogni sito poi può chiedere si essere valutato da noi, sia per avere una misura di come appare dall’esterno, e quindi risolvere gli eventuali aspetti critici, sia per avere una valutazione positiva e utilizzarla come fiore all’occhiello”.
Quanto alla ‘salute’ dell’informazione italiana, evidenzia, “non è messa male. La maggior parte dei siti analizzata rispetta molti degli standard attesi di correttezza e attendibilità”.

Tramite un sistema di valutazione diviso in nove criteri della deontologia del giornalismo, Newsguard (un’estesione installabile dal sito “NewsGuard“) assegna un punteggio ai siti di informazione, senza bloccare poi i contenuti giudicati a rischio ma semplicemente marcandoli con un segnale colorato – verde, giallo o rosso – che dia modo ai gestori interessati di “aggiustare” il tiro e a chi diffonde fake news di essere riconoscibile agli occhi degli utenti.

LA BEST PRACTICE ANGLOSASSONE

La sfida è dunque anche quella di importare alcune best practice, provenienti da diverse scuole giornalistiche. “Alcuni aspetti del giornalismo anglosassone che sul giornalismo mediterraneo ricevono meno attenzione”, evidenzia Gramaglia, “riguardano, ad esempio, la distinzione tra notizia e commento. Nei media americani, infatti, le due cose sono perfettamente distinguibili, mentre nel giornalismo mediterraneo vediamo una tendenza storica a mescolare le due cose senza rendercene conto. Molte delle schede valutative in Italia riguardano la trasparenza, ovvero la proprietà e la responsabilità delle testate. Noi abbiamo direzioni particolarmente trasparenti, con composizione delle redazioni e informazioni sui singoli autori, una cosa che invece è meno presente negli States. Infine traspare anche in molte valutazioni il fatto che in Italia ci sia molta disponibilità a rispondere a domande o richieste degli utenti, un segno quindi di presenza costante da parte della redazione o del sito.

Noi, a differenza degli americani, invece, tendiamo a non rettificare quando ci rendiamo conto che ci sono informazioni non corrette su alcuni articoli, preferendo invece pubblicare articoli nuovi e più aggiornati. Le modalità di correzione degli errori non sempre sui siti italiani vengono applicati in modo rigoroso, mentre sarebbe auspicabile indicare esattamente dove vi sono degli errori e segnalarlo agli utenti, non solo creare nuovi contenuti aggiornati. A NewsGuard cerchiamo di prestare attenzione ad aspetti cui il giornalismo italiano non sempre presa la massima attenzione”.

PER UN’INFORMAZIONE MIGLIORE

Un sondaggio condotto in Italia da YouGov per la compagnia, evidenzia la necessità urgente di soluzioni pensate per contrastare in modo concreto la disinformazione online: il 92% degli intervistati infatti ritiene che le informazioni false o fuorvianti su internet siano un problema. Il 78% ha risposto che i social media dovrebbero fare di più per fornire agli utenti informazioni sull’affidabilità dei siti di notizie , mentre il 74% ha detto che i motori di ricerca dovrebbero fare di più. L’85% delle persone intervistate ha risposto che un servizio come NewsGuard sarebbe molto o abbastanza utile.

“Arrivati a una copertura del 90%, vorremmo mettere in condizione i siti non valutati di voler cercare un confronto con noi proprio per potersi certificare come affidabile. Vogliamo dare”, aggiunge Gramaglia, “un contributo alla correttezza e all’affidabilità delle informazioni per fornire sia uno strumento che possa misurare la percezione esterna della qualità del lavoro svolto dai giornalisti stessi, sia – per gli utenti – un modo efficace e rapido per valutare l’affidabilità di una fonte. Ma non si tratta di verità assolute o di giudizi che non potranno mai più mutare. Tutto questo è portato avanti con la consapevolezza che anche noi possiamo fare errori di valutazione, dunque NewsGuard è anche uno strumento per i siti stessi, i quali se ritengono di non aver avuto un giudizio corretto possono tranquillamente chiedere una modifica portando le proprie motivazioni”.

ultima modifica: 2019-05-14T08:50:20+00:00 da Rebecca Mieli

 

 

 

 

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