Assonime avverte Conte. Che errore abbassare le tasse a colpi di deficit

Assonime avverte Conte. Che errore abbassare le tasse a colpi di deficit
L'associazione delle spa italiane respinge l'idea di una riduzione fiscale in disavanzo. Il soldi per alleggerire il fisco devono arrivare dalla crescita. Ma Conte (presente in sala con Tria) ribatte: il nostro deficit non andrà oltre il 2,2%, l'Ue si sbaglia

Gran bella idea ridurre le tasse, peccato che farlo a deficit sarebbe una pazzia. A 12 ore esatte dalla fine del vertice notturno di Palazzo Chigi (terminato intorno alla mezzanotte) è arrivata la risposta al governo delle società per azioni riunite in Assonime. Che questa mattina ha tenuto la sua annuale assemblea, nel corso della quale è stato confermato presidente Innocenzo Cipolletta. Il messaggio emerso da Palazzo Chigi è chiaro: priorità alla riduzione fiscale, se occorre farlo in disavanzo scatenando le ire dell’Europa poco importa. Le spa però sono d’accordo solo sulla prima parte e lo hanno detto in faccia al governo, presente in sala nelle persone di Giuseppe Conte e Giovanni Tria.

TASSE SI, DEFICIT NO

Non è tempo per riduzioni della pressione fiscale in disavanzo. Come non è tempo per un aumento della spesa pubblica che, anzi, va ridotta”, ha attaccato Cipolletta. “Questo è il momento di prendere sul serio le osservazioni che ci vengono dall’Europa (procedura di infrazione, ndr) e con la dovuta attenzione ai bisogni degli italiani, condurre un negoziato che fermi le procedure e avvii un processo di riequlibrio dei nostri conti pubblici”. Secondo le spa italiane, se “l’Italia vuole riprendere la strada della crescita deve puntare senza remore a un deciso e strutturale miglioramento dei conti pubblici che comporti nel tempo una riduzione del peso del debito pubblico”. La necessità di non aumentare la spesa pubblica “non vuol dire che il governo non abbia ambiti di manovra: si tratta di giocare sulla composizione delle entrate e della spesa pubblica per poter conseguire gli obiettivi sociali prioritari e per sostenere la crescita dell’economia”.

MISSIONE INFRASTRUTTURE

La posizione delle società per azioni è chiara: basta sballare i conti pubblici, giocando col fuoco, proviamo a investire per tornare a crescere. “Occorre una svolta. Realizzare opere che da subito abbiano un concreto impatto sulla ripresa dell’economia: dal rapido completamento delle importanti opere infrastrutturali già avviate o pronte a partire agli interventi diffusi sul territorio. Speriamo che il recente provvedimento del governo volto a sbloccare i cantieri possa favorire il rilancio delle infrastrutture. La natura provvisoria delle misure previste può consentire una sperimentazione di soluzioni da trasformare poi in permanenti”. Posizione condivisa anche dalla Confindustria che in alcune slide pubblicate dal proprio Centro studi spiega come l’unico modo per tornare a generare posti di lavoro e dunque rilanciare l’economia è il ritorno al Pil. “Serve che l’economia torni a crescere perché l’occupazione possa salire: solo allora si potrà valutare se è cresciuta la propensione a stipulare contratti a tempo indeterminato anziché a termine”.

IL GOVERNO INCASSA (E RISPONDE)

Naturalmente l’esecutivo gialloverde ha avuto l’occasione per ribattere alle critiche piovute dall’associazione delle spa. Prima Tria (intervenuto questo pomeriggio alla Camera sulla procedura di infrazione aperta dall’Ue) poi Conte hanno giocato, come era inevitabile, la carta della rassicurazione. “Nel primo trimestre di quest’anno, dopo l’arresto del secondo semestre dello scorso anno, l’economia italiana è tornata a crescere. Aver ritrovato il segno più sul tasso di crescita non è certamente ancora soddisfacente, ma segna un’inversione di tendenza importante e dimostra la resilienza dell’economia italiana e la forza dei suoi fondamentali, anche dei suoi settori manifatturieri che in molte componenti importanti hanno dimostrato di mantenere e anche aumentare la propria competitività internazionale”, ha spiegato Tria.

“A maggio l’indice del clima di fiducia dei consumatori è tornato ad aumentare dopo tre mesi di cali consecutivi. Anche il clima di fiducia delle imprese ha registrato un lieve miglioramento. Le imprese manifatturiere hanno segnalato un miglioramento sugli ordini e delle attese sulla produzione, nonché una diminuzione delle scorte”. Le previsioni di crescita “prevedono una performance per il secondo trimestre simile all’andamento dei primi tre mesi. Ci aspettiamo che nel prossimo semestre si dispiegheranno gli effetti delle principali misure adottate con la legge di bilancio, non solo sui consumi. Soprattutto la ripresa degli investimenti pubblici dovrà essere il volano fondamentale del rafforzamento competitivo dell’economia italiana e un traino anche per gli investimenti privati nella misura in cui essi miglioreranno le condizioni infrastrutturali complessive in cui operano le nostre imprese”.

IL DEFICIT SECONDO CONTE

Il cerchio l’ha chiuso proprio Conte, che si è riallacciato alla prima critica mossa dalle spa: la paura che una qualche forma di riduzione fiscale venga finanziata a deficit e dunque, su base annuale, a debito.  Nulla di tutto questo secondo Conte. “Il governo ritiene probabile che il deficit del bilancio di fine anno possa scendere fino al 2,2% del Pil contrariamente alle previsioni della Commissione che lo pongono al 2,5%. Queste proiezioni – ha aggiunto – ci sono consentite dal costante monitoraggio che possiamo fare dalla nostra posizione privilegiata rispetto ai pur attenti osservatori Ue”. Tradotto: “Siamo nella prospettiva di poter rispettare il Patto di stabilità”.

ultima modifica: 2019-06-11T13:32:50+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

 

 

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