Quasi tutti i richiedenti di visto per gli Usa dovranno, d'ora in poi, fornire anche dettagli relativi ai loro profili su social media. Ecco perché (e chi ne è esentato)

I social media possono essere canali importanti per scovare sentimenti di rivalsa o minacce vere e proprie che possono condurre ad attività terroristiche o ad altre azioni violente. Uno degli esempi più eclatanti risale al 2015, quando uno degli attentatori che realizzarono una strage a a San Bernardino, in California, nella quale persero la vita 14 persone, aveva manifestato simpatie jihadiste online poco tempo prima di ricevere il via libera per entrare negli Stati Uniti. Per questo, da qualche giorno, quasi tutti i richiedenti di visto per gli Usa dovranno fornire dettagli anche relativi ai loro profili su social media.

CHE COSA CAMBIA

La prima testata americana a dare la notizia, The Hill, evidenzia che le regole previste dal Dipartimento di Stato stabiliscono che dovranno essere forniti i nomi che compaiono sui canali social, indirizzi mail e numeri di telefono per un periodo retroattivo di cinque anni. Per ora, il menu a tendina include solo i principali siti di questo genere – come Twitter, Facebook o Instagram – ma presto i richiedenti dovranno elencare tutti i servizi che utilizzano. Chi non lo farà (o mentirà a riguardo) potrebbe vedere respinte le sue richieste.

IL CAMBIO DI POLICY

La proposta di un cambio di policy – che potrebbe riguardare circa 14,7 milioni di persone ogni anno – non è nuova. Deriva da un ordine esecutivo del marzo 2017 emanato dal presidente Donald Trump, mirato a rafforzare la sicurezza delle frontiere e il controllo degli arrivi. Un anno dopo, a marzo 2018, il Dipartimento di Stato aveva annunciato la sua intenzione di attuare la misura voluta dalla Casa Bianca. Ma il provvedimento non è esente da critiche.

LE CRITICHE

A lamentarsene sono prevalentemente associazioni per la difesa dei diritti civili, che ritengono inefficace per limitare episodi di violenza, problematico da applicare, ma soprattutto temono che dare queste informazioni al governo potrebbe avere effetti negativi sulla privacy e la libertà dei cittadini.

CHI RIGUARDA

In passato, fornire tali informazioni era necessario soltanto per i richiedenti per i quali erano necessarie verifiche aggiuntive – come coloro provenienti da parti del mondo controllate da gruppi terroristici. Ora invece, rimarca The Verge, ne sono esentati solo coloro che richiedono alcune categorie di visto, come quello diplomatico. Chi vuole entrare negli Usa per motivi di studio o di lavoro dovrà invece attenersi alle nuove regole.

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