Russiagate, le indagini della Cia sotto la lente del Dipartimento della Giustizia

Russiagate, le indagini della Cia sotto la lente del Dipartimento della Giustizia
Il Dipartimento della Giustizia ha disposto una serie di colloqui con funzionari della Cia (che potrebbero estendersi anche ad altre agenzie). Obiettivo: analizzare (con occhio critico) il lavoro svolto dall'agenzia - ma anche dall'Fbi - per venire a capo delle interferenze elettorali attribuite a Mosca

Fra l’amministrazione Trump e l’intelligence americana i rapporti non sono mai stati idilliaci. E a generare nuovi attriti ci sono oggi gli strascichi di un caso che sembrava chiuso, ma che continua a tenere banco oltreoceano: il Russiagate.

GLI STRASCICHI DEL RUSSIAGATE

La relazione conclusiva sull’inchiesta tenuta dall’ormai ex procuratore speciale Robert Mueller ha fugato ogni dubbio, da parte statunitense, circa il ruolo attivo della Russia per influenzare le elezioni americane del 2016 e, ha ribadito, stimolando la reazione dei Dem, di non aver potuto scagionare Donald Trump: “Se fossimo stati certi che il presidente non ha commesso crimini, lo avremmo detto”. Tuttavia la Casa Bianca considera archiviato il capitolo che la riguarda e cerca, ora, di togliersi anche qualche sassolino dalle scarpe, passando in esame le investigazioni.

L’INDAGINE DEL DOJ

Per farlo, il Dipartimento della Giustizia ha disposto una serie di colloqui con funzionari della Cia (che potrebbero estendersi anche a altre agenzie).
Obiettivo: analizzare (con occhio critico) il lavoro svolto dall’agenzia (ma anche dall’Fbi) per venire a capo delle interferenze elettorali attribuite a Mosca e comprendere, in particolare, come abbia fatto il servizio segreto ad essere certo del “sabotaggio” mirato – nelle intenzioni del Cremlino e del suo capo Vladimir Putin – a favorire il repubblicano Donald Trump, poi divenuto presidente, a discapito dell’avversaria democratica Hillary Clinton.
Ma il vero punto potrebbe essere un altro. Sotto la lente di ingrandimento potrebbe esserci, infatti, soprattutto la collaborazione tra Cia e Fbi nel periodo della campagna elettorale, e il lavoro della task force che nell’estate 2016 aveva già iniziato a studiare le interferenze di Mosca. Nell’ambito del team, composto da membri della comunità di intelligence e del Bureau, la Cia potrebbe essere andata oltre le sue competenze, perché come agenzia di intelligence esterna non avrebbe dovuto indagare su americani sospettati di aver commesso un illecito. Un aspetto che l’amministrazione intende evidentemente chiarire.

LA COLLABORAZIONE (E I MALUMORI)

Sia Gina Haspel, a capo della Cia, sia il direttore della National Intelligence (la realtà che coordina l’ampia costellazione dei servizi segreti americani), Dan Coats, hanno dato piena disponibilità a cooperare. Ma nonostante quella del DoJ non sia un’inchiesta penale, nell’agenzia – evidenzia il New York Times – serpeggiano diversi malumori, dettati soprattutto dall’irritualità dell’essere sottoposta allo scrutinio dei propri metodi di raccolta di informazioni e di analisi, aspetti generalmente coperti dal massimo segreto (non a caso la Haspel, una veterana dell’agenzia, ha affermato di voler continuare a proteggere le fonti e le informazioni critiche, nonché i metodi di raccolta delle stesse, fornite anche da alleati).

UNA SCELTA DISCUSSA

Al momento il Dipartimento della Giustizia non ha ancora presentato una richiesta formale scritta per iniziare ad ascoltare i funzionari della Cia. Ma il procuratore generale William Barr, che sta supervisionando l’indagine, avrebbe incaricato John Durham (che si era già occupato in passato di un caso collegato alla Haspel) di occuparsi della questione.
Durante le ultime settimane dell’amministrazione Obama, la comunità di intelligence e sicurezza aveva rilasciato una valutazione declassificata nella quale era evidenziato come Putin avesse ordinato una campagna di influenza mirata ad aumentare le probabilità di una vittoria di Trump. Cia e Fbi si dissero subito convinte di questa conclusione, mentre la Nsa ebbe un approccio più moderato. Per tutta risposta, il mese scorso l’inquilino della Casa Bianca ha concesso a Barr ampi poteri per declassificare le informazioni di intelligence relative al Russiagate. Una circostanza criticate dall’opposizione, convinta che si tratti di un modo per screditare l’inchiesta. D’altro canto, i sostenitori di questa approfondita review, che riserverà altre sorprese, affermano invece che la contro-indagine del DoJ sia fondamentale per verificare l’attendibilità del lavoro di Mueller e degli organi incaricati della sicurezza nazionale.

ultima modifica: 2019-06-13T09:40:42+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

 

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