Così l’Isis usa Telegram per la cyber jihad. Ricerca GWU

Così l’Isis usa Telegram per la cyber jihad. Ricerca GWU
In un report intitolato "Encrypted Extremism", realizzato da Bennett Clifford e Helen Powell, si mette in luce il complesso ecosistema - basato sulla popolare app - che compone la comunicazione degli aderenti al gruppo terroristico Stato Islamico

Che i jihadisti, compresi quelli dell’Isis, usino app di messaggistica crittografata come Telegram per comunicare e fare proseliti non è certo un mistero. Ma un nuovo report del Program on Extremism della George Washington University, diretto dall’italiano Lorenzo Vidino, approfondisce l’ecosistema di comunicazione che riguarda in particolare la comunità anglofona degli aderenti al gruppo terroristico, evidenziando aspetti interessanti.

PERCHÉ TELEGRAM

L’uso della piattaforma – sottolineano nel loro studio Bennet Clifford e Helen Powell – è particolarmente conveniente per molte ragioni, in primo luogo perché offre ai jihadisti dello Stato Islamico e ai loro simpatizzanti un mezzo gratuito e di facile utilizzo per coinvolgere sostenitori tramite la diffusione di contenuti.

L’ANALISI

Nel dossier sono esaminati 636 canali Telegram pro Isis e materiale propagandistico in lingua inglese raccolto tra l’1 giugno 2017 e il 24 ottobre 2018. Nonostante si tratti di un campione limitato nella dimensione e nel tempo (nonché linguisticamente circoscritto) i risultati presentano dati importanti. Ad esempio, secondo le conclusioni della ricerca, i sostenitori dell’Isis angolofoni sfruttano un cospicuo ventaglio di funzioni di Telegram tramite il quale comunicano e diffondono propaganda ufficiale e non. Canali e i gruppi possono poi essere classificati tramite le cinque funzioni principali cui rispondono: forum, shoutout, didattica, core e distribuzione.

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I canali di distribuzione sono la categoria più ampia all’interno dello studio, e sono indispensabili per permettere la proliferazione tutti i tipi di contenuto. In tutti i canali campione, i jihadisti – rileva il rapporto – utilizzano tre tattiche primarie per garantire la resilienza della comunità: proliferazione di collegamenti, sfruttamento delle capacità interne di condivisione dei file e osservazione di misure base di sicurezza informatica. Quest’ultimo sembra inoltre essere un tasto dolente in quanto i cyber jihadisti, nonostante le importanti preoccupazioni per la sicurezza, dipendono dai risultati di outreach, dunque questo comporta un’applicazione incoerente delle misure di sicurezza operativa.

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LA STRATEGIA

La perdita del territorio da parte dell’Isis e il giro di vite contro la sua presenza su piattaforme pubbliche costringe i suoi sostenitori a concentrarsi non già sulle attività militari del gruppo, ma sull’assicurare la resilienza delle reti Telegram, integrando i media ufficiali con produzioni non ufficiali. All’interno del campione, riporta il documento, i sostenitori discutono delle attività militari dello Stato Islamico in Iraq e in Siria e delle attività esterne, sfruttano la suite di funzioni di Telegram, e diffondono in via ufficiale e non, il materiale didattico per le operazioni. Ampiamente classificato, il materiale online pro Isis, può essere diviso in tre categorie di contenuti: costruzione di esplosivi, metodi low-tech e operazioni di sicurezza informatica. Il tipo di materiale condiviso varia nel contenuto, dalla propaganda base, ai generatori di meme, dai discorsi degli ideologi jihadisti, fino alle istruzioni per la creazione di bombe, passando per i tutorial Vpn. L’Isis dispone di un’estesa architettura multimediale – che nonostante sia attualmente in disordine – raggiunge con efficacia le masse tentando di colmare le lacune nella propaganda ufficiale. Questi sforzi, combinati con l’uso della piattaforma criptata, continuano a creare spazi di manovra anche per pianificare veri e propri attentati.

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QUALE FUTURO

I Munasireen (cyber guerrieri dell’Isis) si avvalgono di Telegram per la cifratura offerta dal suo sistema di comunicazione (ad ogni modo non il più sicuro tra quelli disponibili, hanno spiegato alcuni esperti). A questo va aggiunto che la riluttanza, comune alla società tech, nel dover fornire automaticamente informazioni sui singoli utenti sospetti alle autorità è qualcosa che attrae il gruppo jihadista. Nel complesso, però, proprio come la posizione precaria dell’Isis nello spazio fisico, i suoi sostenitori online stanno affrontando un importante cambiamento, una fase nella quale le compagnie hanno una posizione molto delicata rispetto al valore della comunicazione a fini terroristici. Telegram sembra voler aumentare la cooperazione con le forze dell’ordine. Non è chiaro se questi sviluppi possano far sì che i sostenitori dell’Isis si trasferiscano o meno su altre piattaforme, tuttavia è importante considerare l’abilità dei cyber jihadisti che già in passato si sono adattati a nuovi mezzi e contesti propagandistici, in una rincorsa tra buoni e cattivi che non sembra avere fine.

ultima modifica: 2019-07-08T09:10:11+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

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