È quello del repubblicano John Ratcliffe il nome scelto da Donald Trump per ricoprire l’incarico di capo dei servizi segreti americani.

Succederà a Dan Coats, l’alto funzionario che ha guidato finora la National Intelligence, la realtà che coordina la costellazione di agenzie Usa che si occupano di informazioni per la sicurezza nazionale.

L’ANNUNCIO DI TRUMP

Dopo le anticipazioni dei quotidiani Usa, è stato lo stesso Trump, in due tweet, a confermare la cosa. “Sono lieto di annunciare che il molto rispettato membro del Congresso John Ratcliffe del Texas sarà nominato da me direttore dell’intelligence nazionale. Ex avvocato americano, John guiderà e ispirerà grandezza per il Paese che ama. Dan Coats, l’attuale direttore, lascerà l’incarico il 15 agosto. Vorrei ringraziare Dan per il suo ottimo servizio al nostro Paese. Il direttore ad interim sarà nominato a breve”.

IL PROFILO DI RATCLIFFE

Ratcliffe, repubblicano del Texas, avrebbe incontrato privatamente Trump il 19 luglio. Ora dovrà essere confermato dal Congresso.
È ritenuto un fedelissimo dell’inquilino della Casa Bianca, definizione che si è ulteriormente guadagnato incalzando l’ex procuratore speciale che ha indagato sul Russiagate, Robert Mueller, durante le sue recenti audizioni in Congresso, dove lo ha accusato di non aver seguito le linee guida del Dipartimento di Giustizia nell’aver detto che non poteva esonerare Trump sull’ostruzione di giustizia.

LE DIMISSIONI DI COATS

Per Coats, invece, un addio previsto da tempo, spinto dalle tensioni derivanti da un rapporto non proprio idilliaco con il presidente Donald Trump. Repubblicano rispettato anche in casa dei Dem, spiega il New York Times, Coats – in carica dal 2017 in concomitanza con l’arrivo del tycoon alla Casa Bianca – è stato uno dei maggiori alleati del vice presidente Mike Pence quando era senatore per l’Indiana, e proprio questo legame lo avrebbe difeso per mesi da un possibile allontanamento da parte di Trump. Tuttavia la sua battaglia con l’inquilino della Casa Bianca andava avanti da parecchio. Alla base degli attriti e delle incomprensioni, rileva la stampa d’oltreoceano, ci sarebbero mesi di scontro innescati dalle ripetute critiche all’intelligence da parte di Trump, che dal canto suo pensava da molto a un ricambio al vertice dei servizi segreti.

LE RAGIONI DEGLI ATTRITI

Le indiscrezioni riportate dai media Usa parlano di costanti battibecchi tra i due. Ad esempio Trump non avrebbe per niente digerito che Coats lo abbia contraddetto pubblicamente presentando il punto di vista dell’intelligence al Congresso – in contrasto con quello della Casa Bianca – su dossier come Iran, Russia (con Coats che, poco prima dell’incontro del presidente con Vladimir Putin, ha scelto di rendere noti i timori dell’intelligence sulla campagna di cyber attacchi portata avanti da Mosca contro la democrazia a stelle e strisce), Stato Islamico, climate change e Corea del Nord (in particolare i servizi segreti americani non credono che Kim Jong un voglia davvero impegnarsi per una denuclearizzare del Paese). Da qui i dissidi e le dimissioni che aprono le porte all’entrata di Ratcliffe.

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