Sebbene le voci sulle sue dimissioni circolassero da mesi, ben prima dello scoppio del Kievgate, nelle ultime settimane la situazione è diventata tesa. Perry è infatti divenuto un personaggio chiave del caso Ucraina al centro delle cronache dopo la rivelazione, da parte di un 'whistleblower' della Cia, di una telefonata tra Trump e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Fatti e analisi

Il turn over nell’amministrazione Trump prosegue. Questa volta ad annunciare la sua fuoriuscita è Rick Perry (nella foto), segretario all’Energia che lascerà l’incarico entro la fine dell’anno.

LA CONFERMA DI TRUMP

A confermarlo è stato lo stesso presidente, sottolineando di sapere da mesi che Perry si sarebbe dimesso, che pensava se ne sarebbe andato prima – forse lo farà già nei prossimi giorni – e che sarebbe già pronto il suo successore (il favorito per sostituirlo, secondo i media d’oltreoceano, sarebbe Dan Brouillette, sottosegretario che negli ultimi mesi ha partecipato a numerosi incontri ufficiali sull’energia).

LA FIGURA DI PERRY

Nome noto della politica Usa, membro del Partito Repubblicano dalla fine degli anni ’80, Perry, 69 anni, ha ricoperto la carica di deputato nella Camera dei Rappresentanti del Texas dal 1985 al 1991, per poi divenire governatore del ‘Lone Star State’ dal 2000 al 2015. Nell’ultima campagna elettorale per le presidenziali appoggiò ufficialmente il leader dei Tea Party, il senatore ultraconservatore texano Ted Cruz. Nonostante ciò, dopo il ritiro dalla corsa repubblicana degli altri candidati, decise appoggiare il tycoon nella battaglia contro la democratica Hillary Clinton. Così, una volta vinte le elezioni, il 14 dicembre del 2016 Trump lo indicò come segretario dell’Energia, nomina poi confermata dal Senato il 2 marzo del 2017.

LA TEMPISTICA

Negli Usa si nota la tempistica dell’annuncio di Perry che, sottolinea la stampa americana, è giunto alla vigilia della scadenza per il segretario all’Energia del termine ultimo fissato dai leader democratici al Congresso per consegnare una serie di documenti nell’ambito dell’inchiesta sul possibile impeachment di Trump.

IL KIEVGATE

Sebbene le indiscrezioni e le voci sulle sue dimissioni circolassero da mesi, ben prima dello scoppio del Kievgate, nelle ultime settimane la situazione è diventata tesa. Perry è infatti divenuto un personaggio chiave del caso Ucraina al centro delle cronache dopo la rivelazione, da parte di un ‘whistleblower’ della Cia, di una telefonata tra Trump e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky nel corso della quale era stato chiesto di mettere sotto indagine l’ex vice presidente e candidato democratico alle presidenziali, Joe Biden, e il figlio Hunter.
Ma, a metterlo in imbarazzo, si evidenzia negli Stati Uniti, sarebbe stato soprattutto lo stesso inquilino della Casa Bianca, che in una dichiarazione fatta il 4 ottobre aveva rivelato ai leader repubblicani della Camera di aver fatto la famosa telefonata a Zelensky solo perché gliel’aveva chiesta il segretario all’Energia. Da quel momento, Perry è stato isolato e in difficoltà all’interno dell’amministrazione. E ha confermato di aver chiesto a Trump di tenere una telefonata con Zelensky, ma ha anche detto di aver suggerito una conversazione come parte degli sforzi per frenare la corruzione nel settore energetico ucraino e incoraggiare opportunità di investimento nel settore. Ora l’annuncio delle sue dimissioni, arrivato poche ore dopo le parole del capo dello staff presidenziale, Mick Mulvaney, che ha confermato che Trump avrebbe chiesto al ministro di collaborare con il suo avvocato personale, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, sulle politiche legate all’Ucraina.

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