Mentre il TurkStream parte con già un miliardo di metri cubi di gas russo, in Ucraina c'è chi ha spinto pesantemente per riformare il mercato del gas in chiave Ue. Con quali finalità?

Un doppio passo, per rimarcare la propria vitalità sullo scacchiere internazionale e dare fiato a nuove direttrici di marcia improntate alle relazioni ed, evidentemente, al business. La strategia 2020 di Gazprom parte con due iniziative, parallele e in qualche misura cucite dal macro dato della geopolitica. Il dossier energetico, quindi, oggi più che mai, è in cima alle mosse e alle contromosse di player e cancellerie.

QUI TURK STREAM

La compagnia petrolifera russa ha annunciato di aver iniziato a rifornire il gasdotto Turkish Stream con un miliardo di metri cubi. Circa il 54% di questo importo è stato spedito al mercato turco del gas e il 46% al confine turco-bulgaro. I flussi di gas commerciali attraverso il gasdotto sono iniziati il primo gennaio 2020. La prima tratta del TurkStream è destinata ai consumatori turchi, mentre la seconda fornirà gas nell’Europa meridionale e sud-orientale. Ogni stringa avrà una capacità produttiva di 15,75 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Lo scorso 8 gennaio i presidenti di Russia e Turchia hanno tenuto una cerimonia di inaugurazione a Istanbul, i cui lavori per il terminal di ricezione vicino all’insediamento di Kiyikoy in Turchia sono stati ultimati nel 2019.

In quell’occasione il Ceo di Gazprom Alexei Miller ha precisato che TurkStream e l’attuale collegamento del gas Blue Stream attraverso il Mar Nero significano che “la strada è ora aperta per consegne dirette e senza transito di tutto il gas di Gazprom di cui la Turchia ha bisogno”.

QUI UCRAINA

In secondo luogo nell’ultimo mese, la più grande spinta alle riforme del mercato del gas orientate all’Europa in Ucraina è arrivata da Gazprom perché Putin ha affermato che se l’Ucraina si conformerà pienamente alle norme europee firmerà un contratto di transito. E le autorità ucraine hanno adottato tali misure.

Del tema si sta discutendo in questi giorni a Vienna, in occasione della tredicesima Conferenza europea sul gas: tre giorni in cui personalità di spicco nel mercato europeo del gas accendono un focus sulla recente firma di un accordo di transito tra il colosso energetico russo Gazprom e l’Ucraina Naftogaz. Presenti i rappresentanti dei giganti europei del gas, come la russa Gazprom, la austriaca Omv e la francese Total. Non solo il dossier Russia-Ucraina, ma anche spazio per la strategia europea del gas, la possibile e crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto, la costruzione di relazioni tra l’industria e la Commissione europea e nuovi metodi di finanziamento.

FUTURO

All’orizzonte c’è un altro fronte intenso per il colosso russo: la penisola di Yamal, un’area chiave. Infatti poche ore dopo la sua investitura come nuovo primo ministro russo, Mikhail Mishustin, ha concesso a Gazprom Neft il diritto di sviluppare il giacimento di petrolio e gas Khambateyskoye a Yamal. Due miliardi di rubli è il costo delle licenze di produzione, in un campo che è esteso in maniera doppia, perché per metà si trova a terra e in parte al largo nel Golfo di Ob.

Le nuove risorse nell’area sono un obiettivo sensibile perché potrebbero essere collegate a un previsto gasdotto che si estenderà verso est attraverso il Golfo Ob. La nuova infrastruttura costerà fino a 75 miliardi di rubli. Il progetto ha visto la produzione nel porto di Novy sin dal 2014 con i volumi inviati attraverso il terminale Arctic Gate in grado di raggiungere gli 8,5 milioni di tonnellate all’anno. Ma Mishustin potrebbe non fermarsi qui, visto che è alla sua attenzione la nuova legge sull’Artico.

twitter@FDepalo

 

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