Attacchi cyber. Ecco cosa hanno detto Vecchione e Volpi

Attacchi cyber. Ecco cosa hanno detto Vecchione e Volpi
Si è svolta ieri l'iniziativa dell’associazione Davide De Luca “Sicurezza e resilienza delle infrastrutture strategiche. Appunti per l’interesse nazionale”, organizzata dalla Luiss Business School. Tra gli ospiti a parlare di cyber security il prefetto Gennaro Vecchione e il presidente del Copasir Raffaele Volpi

Il senso dello Stato e un nuovo umanesimo, l’interesse nazionale e la necessità di una prevenzione sempre maggiore per difendere al meglio le infrastrutture strategiche che sono un mondo complesso, dalla Difesa alle grandi aziende alla Pubblica amministrazione. Un convegno denso quello organizzato dalla Luiss Business School e dall’associazione Davide De Luca su “Sicurezza e resilienza delle infrastrutture strategiche. Appunti per l’interesse nazionale” che ha proposto il punto di vista delle istituzioni e delle imprese.

Gianni Letta, in veste di presidente dell’associazione intitolata a un qualificato dirigente dell’intelligence da lui molto apprezzato quando era sottosegretario con delega ai Servizi, ha rimarcato il comune senso dello Stato tra De Luca e Vittorio Bachelet del quale, nel quarantennale della morte, ha ricordato l’auspicio di un “nuovo umanesimo” che oggi dovrebbe sposarsi con un concetto di interesse nazionale sempre più ampio. La minaccia cyber, infatti, “è ad alto spettro con effetti peggiori di un conflitto tradizionale” secondo il generale Francesco Presicce, capo Ufficio generale del capo di Stato maggiore della Difesa, che ha aperto il primo dibattito moderato da Paolo Messa, nonresident senior fellow Atlantic Council. È fondamentale la diffusione della cultura come educazione e formazione per arrivare, secondo Presicce, a un “ecosistema cyber”.

Lo scambio di informazioni è sempre più importante così come la collaborazione internazionale e su certi aspetti dal direttore del Dis e dal presidente del Copasir sono arrivate suggestioni diverse. Il prefetto Gennaro Vecchione, per esempio, ha spiegato che se l’intelligence sa che un certo attacco cyber ha una precisa provenienza da uno Stato non è detto che lo dica pubblicamente mentre dai cosiddetti “Five eyes”, i cinque Paesi di lingua inglese guidati dagli Stati Uniti, sarebbe in arrivo un’informazione che non farebbe mistero di chi è il “nemico”. Raffaele Volpi, in un discorso generale, ha rimarcato l’assoluta scelta atlantica dell’Italia aggiungendo che “l’Occidente deve fare operazioni verità in certe aree”. Una valutazione tecnica a fronte di una politica, anche se su certi temi tutto è politica.

Vecchione ha rivendicato che, a fronte di un aumento degli attacchi cyber, “la definizione del perimetro di sicurezza cibernetica ci consente di allargare il recinto” a tanti soggetti che svolgono una funzione essenziale e l’intelligence punta moltissimo sul Centro di valutazione e certificazione nazionale per proteggere le infrastrutture critiche. L’allarme è stato quantificato da Nunzia Ciardi, direttore della Polizia postale e delle comunicazioni, come sempre incisiva, che ha definito il crimine cyber “un’emergenza assoluta”: in due anni, tra il 2017 e il 2018, le sole denunce alla Polizia relative al crimine finanziario cibernetico sono aumentate del 579 per cento e il furto dei dati sanitari in un anno è cresciuto del 99 per cento.

La rete, ha spiegato Ciardi, “è una rivoluzione antropologica che rende difficile la gestione”: ecco perché concorda con la necessità di un nuovo umanesimo tanto che in questo settore si affacciano anche laureati in filosofia o in lettere visto che “occorrono preparazioni trasversali e non solo tecniche”. La sicurezza totale “non è pensabile, è un orizzonte che si allontana continuamente”. Ciardi ha spiegato che anche le piccole e medie imprese sono oggetto di attacchi, hanno meno fondi da investire nella sicurezza e spesso sono “il cavallo di Troia per gli attacchi alle grandi imprese”. Un tema che tocca la Consob e il commissario Paolo Ciocca, ex vicedirettore del Dis, ha spiegato che le infrastrutture critiche finanziarie sono sempre più simili a quelle tradizionali: “Più dati equivalgono a più vulnerabilità”.

Alcuni top manager sono stati stimolati da Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School. Lorenzo Bellodi, referente scientifico del Business Intelligence for Management della Luiss, e Andrea Quacivi, amministratore delegato di Sogei, la società di information technology del ministero dell’Economia, hanno sottolineato l’importanza della preparazione e della maggiore consapevolezza delle strutture interne delle varie aziende. Per capirlo meglio bastano alcuni dati: Nicola Cordone, amministratore delegato di Sia, società che fornisce tecnologia alle più grandi aziende e allo Stato, ha quantificato in 300 milioni le transazioni quotidiane gestite pari a centinaia di miliardi di euro alla settimana, mentre Andrea Peruzy, presidente e amministratore delegato di Acquirente Unico, che acquista l’energia elettrica per i clienti che non sono passati al libero mercato, ha detto che ogni anno sono 7mila miliardi i dati relativi al sistema elettrico e del gas in Italia.

“C’è inconsapevolezza di che cos’è il dato immateriale, che oggi è tutto”, ha concluso Raffaele Volpi, presidente del Copasir. “Sta cambiando la percezione dell’interesse nazionale” dimostrato dalla diffusione del concetto di patriottismo, ma è necessario anche “un vocabolario diverso per far capire a tutti il problema della sicurezza” che quindi non può restare confinato al mondo degli esperti.

ultima modifica: 2020-02-13T11:40:26+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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