Renzi e l’elezione diretta del premier? Non funziona. Parola di Ignazi

Renzi e l’elezione diretta del premier? Non funziona. Parola di Ignazi
Conversazione con il politologo dell'Università di Bologna. Renzi vuole l'elezione diretta del premier? Non può funzionare. Questo è l'ultimo governo, poi c'è il voto, ma il Pd fa il bonzo e dorme. Conte? È l'anello debole, perché non ha un partito

Il governo rossogiallo è l’ultimo treno della legislatura, poi c’è il capolinea. Un vagone o due si possono anche cambiare lungo il tragitto, spiega a Formiche.net Piero Ignazi, professore di Scienza politica all’Università di Bologna e politologo di respiro internazionale, purché non spezzino l’asse portante della locomotiva: l’alleanza fra Pd e Cinque Stelle.

Professore, da Bruno Vespa Matteo Renzi ha svelato la sua ultima idea: l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

È stata sperimentata solo in Israele a fine anni ’90 con risultati pessimi, tanto che l’hanno abolita di nuovo. Evitiamo di ripercorrere terreni già solcati, e franati.

Al Senato non ne ha fatto menzione. Ha parlato di Europa, Brexit, innovazione digitale…

Ha tenuto un intervento pacato, ma non escludo che sia stato un modo per tenere viva la tensione in attesa della puntata di Porta a Porta. È molto bravo ad attirare l’attenzione dei media, di questo bisogna dargliene conto. Vedremo se sarà capace di ottenere anche risultati politici.

Far crollare il governo, ad esempio?

Questa maggioranza di sicuro, ma sembra che non tutti se ne siano accorti. Il Pd si mostra assopito, disposto a sopportare tutto in silenzio. Zingaretti pare un bonzo. Non so quanto può durare così.

Al governo non c’è solo il Pd.

Il Pd e Giuseppe Conte, pardon. La lista si ferma qui. Ormai gli altri non contano, sono allo sbando.

Un tempo Renzi se la prendeva con i piccoli partiti che mettono i bastoni fra le ruote al governo. E invece…

È naturale, ora è a capo di un piccolo partito, e i piccoli partiti fanno questo.

Resterà un piccolo partito?

Ho studiato a lungo i partiti italiani, e il caso di Italia Viva mi ricorda quello di Democrazia Nazionale, una compagine nata da una scissione nel’Msi, cui portò via più di metà del gruppo parlamentare. Quando si presentò alle elezioni non ottenne mezzo voto. Non so se anche IV sia destinata a questa deriva.

Col senno di poi, è esistito davvero un Partito di Renzi?

È esistito eccome, non si può negare. Ha imposto la sua visione politica, le sue norme, il suo modus operandi. Molti, spesso con una mal riposta idea di fedeltà al leader, hanno piegato la testa. Altri non ce l’hanno fatta più e ne sono usciti, avviando il suo inesorabile ridimensionamento.

Ora siamo alle battute finali: Renzi contro Conte. Cosa li distingue?

La prima differenza sta nei sondaggi. Conte è il più apprezzato degli italiani, Renzi è in fondo nelle rilevazioni di gradimento, e infatti cerca di risalire la corrente. Ha individuato in Conte l’anello più debole.

Perché proprio in Conte?

Perché non ha un partito.

E allora il famoso “partito di Conte”?

Un partito è un partito. In questo caso parliamo di altro: gruppi di interesse, associazioni, convergenze trasversali nel mondo cattolico.

Professore, un pronostico. Dove si immagina i due leader nel prossimo futuro?

Renzi può fare l’ala moderata di uno schieramento di sinistra, non vedo altre possibilità. Dubito che possa fare altro se non proporsi come un punto di equilibrio di moderazione del centrosinistra.

Centrosinistra? Dicono che lui voglia fare l’ala moderata del centrodestra…

Sarebbe il colmo. Se passasse il fosso il suo appeal elettorale sarebbe ridotto al lumicino. Perderebbe, se non la totalità, una buona parte dei voti ereditati dal Pd. Lo sbarramento destra-sinistra, decine di ricerche lo dimostrano, rimane ancora fortissimo.

Veniamo a Conte. Il “riferimento dei progressisti”, Zingaretti dixit.

Sono cose che si dicono, magari per segnalare un’alta considerazione del capo di governo da parte di un partito che sta sacrificando molto del suo dna, nonostante la boccata d’ossigeno in Emilia-Romagna.

Lì però c’erano le Sardine. Continueranno a nuotare o si sono già spiaggiate?

Hanno fatto il loro dovere, svolto un ruolo importante. Ora sono di fronte a un bivio: o si inabissano in attesa di ritornare in superficie, o si trasformano in qualcos’altro. Ma una fase si è indubbiamente chiusa, e non si può ripetere.

Ignazi, ci sarà un altro governo?

Impossibile. Finché questo governo regge si va avanti, altrimenti finisce la legislatura. Il Pd non è disposto, o meglio non può essere disposto a mandare giù tutto.

E i “responsabili”?

Ho detto che finché questo governo dura non si torna al voto. L’architrave della maggioranza è l’alleanza fra Cinque Stelle e Pd che lo ha fatto nascere, la sostituzione di Italia Viva con un’altra formazione è un altro capitolo.

Quindi niente governo elettorale, di transizione, di scopo?

Sulla data delle elezioni, ovviamente, deciderà il Capo dello Stato. Quale sarà la formula è cosa di poco conto. Ripeto, se cede l’alleanza Pd-M5S non c’è formula che regga.

ultima modifica: 2020-02-19T19:31:25+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

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