Non se lo meritano i cittadini Italiani un sistema scolastico, che fa del diritto all’istruzione un privilegio che discrimina i più poveri e i più fragili (link).

Premier Giuseppe Conte è quanto mai necessario un suo intervento per scongiurare questo rischio reale e favorire un processo virtuoso di collaborazione fra pubblico e privato. Lei è l’ultimo responsabile in queste ore del Governo Italiano, Lei può dare una speranza a 8 Mln di studenti e alle loro famiglie, o condannare la Nazione ad una vita di stenti.


Dopo settimane passate a misurare aule, palestre e corridoi, per garantire l’ormai famoso metro di distanza tra gli studenti, adesso i presidi scoprono che per il Comitato tecnico scientifico si può anche derogare a questa misura purché si indossi la mascherina in classe.

Aumentano i contagi occorre rallentare sulle vacanze e le discoteche (deluso chi pensava di intervenire sulla crisi rilanciando il turismo) la parola d’ordine è “distanziamento” altrimenti vanifichiamo mesi di sacrifici. Ma in perfetta continuità con il teatro dell’assurdo cui siamo condannati da 170 giorni di giravolte, lo stesso comitato scientifico che ha fatto del distanziamento la ragione fondante dei tavoli a rotelle nelle ultime ore abbatte il tabù del distanziamento per le scuole “per aiutare un’istituzione in difficoltà”.

Quindi in queste ore sulla Scuola è Caos esattamente come abbiamo previsto e scritto proprio da questo Blog lungo questi 170 giorni (link).

È proprio la sensazione di caos a spaventare maggiormente il corpo docente, quello maggiormente coinvolto nelle manovre: “Il rapporto insegnante-alunni resta 1 a 29, non sono stati ripristinati i certificati medici, non ci sono indicazioni certe. Al primo caso di infezione, si richiude tutto e buona notte” – dichiara Michela Paganotto, che si definisce una maestra invisibile (link)

La rivolta è anche dei presidi, che si trovano a dover organizzare gli spazi di studio senza una corretta informazione. Lo sconcerto misto ad una comprensibile irritazione dei Presidi: «Abbiamo sempre rispettato i pareri delle autorità sanitarie e continueremo a farlo, ma non comprendiamo perché non si sia fatta chiarezza prima su questo aspetto fondamentale», sbotta il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. Che invita tutti i dirigenti a mettersi in ferie: «Le hanno meritate come non mai e ne hanno bisogno, dopo un’estate di lavoro frenetico che sembrava tragica e invece era solo comica». (link)

Comprensibile lo sconcerto dei genitori sempre più soli e spaventati, che si domandano visto che il Cts ha fatto la rilevante scoperta scientifica della inconciliabilità tra scuola e distanza e ha indicato la riapertura delle scuole con la mascherina: perché sono state chiuse le scuole?

In Italia il diritto all’Istruzione è l’unico a non essere stato ristabilito (link). Dopo il parere tecnico del Cts è chiaro che la colpa non è del covid, e del necessario distanziamento sociale e della penuria di ambienti scolastici (link).

Ricordiamo, infatti, che l’emergenza covid -19:

– mentre si imponeva con tutta la drammaticità di un sistema scolastico che diveniva sempre più iniquo, 1.600.000 gli alunni non raggiunti dalla Dad e sono le categorie più povere per provenienze famigliari e territoriali svantaggiati; 300 mila gli allievi disabili che vivono in una condizione di isolamento con una conseguente regressione per alcuni irreversibile; le donne più povere e svantaggiate hanno dovuto abbandonare il lavoro perdendo anni di pari opportunità; senza scuola in molte aree del centro sud evidentemente si è ripresentato il rischio di riconsegnare i ragazzi alla mafia e alla camorra;

– rappresentava, soprattutto per l’Italia, una opportunità unica per superare l’assurda guerriglia intestina fra scuola pubblica in gran parte cattolica e scuola pubblica statale e finalmente favorire un sistema integrato. Senza il covid non sarebbe mai emersa come dirompente, in Italia, l’annosa questione del sistema scolastico che ha impedito uno sviluppo virtuoso della collaborazione fra pubblico e privato (link).

Il covid-19 quel cigno nero sarebbe stato (anche) una opportunità se e solo se fosse stata vissuta nello spirito auspicato dal Presidente della Repubblica in due momenti ufficiali il 25/04 e il 31/07. L’intervento del Presidente MATTARELLA ripresenta le soluzioni che domandano un atteggiamento adulto e responsabile da parte di tutti: «Le misure di salvaguardia sanitaria e l’attrezzatura degli spazi destinati all’attività educativa e didattica e scolastiche tenendo necessariamente conto della non uniformità dell’articolazione nel nostro Paese dovranno vedere l’Italia in condizione di raccogliere la sfida. Dovrà essere fatto ogni sforzo in questa direzione da parte dei tanti protagonisti che nelle istituzioni e nella società hanno a svolgere un ruolo a questo riguardo. Lo esige la possibilità per le giovani generazioni di avere un futuro migliore e di contribuire ad un avvenire migliore».

Eppure la stessa Ministra Azzolina che in queste ore rilancia l’invito alla responsabilità e collaborazione: «Sto facendo i salti mortali per la riapertura delle scuole. Vorrei tanto che lo stesso sforzo lo facessero tutti, mi aspetto di vedere responsabilità» ha deliberatamente scelto di ignorare le proposte (link) che da 170 giorni le vengono presentate tanto dalle opposizioni (FI, FdI, Lega, UDC, NCI, Cambiamo) quanto dalle componenti del Governo (Pd, Iv, qualche esponente di Leu e addirittura dei 5 Stelle), oltre che da alcuni suoi valenti consiglieri inascoltati e da molti cittadini responsabili  (link)

Certamente questa è la Ministra dell’Istruzione che ha registrato la più ampia attenzione e considerazione mai vista, da parte dei social, a proposito e a sproposito. La situazione le è chiara da 170 gg: non ci sono aule sufficienti per il distanziamento; teatri, biblioteche e B&B non sono luoghi appropriati, anche perché – come ricorda l’ANP (Associazione Nazionale Presidi) “l’idoneità, in termini di sicurezza, di eventuali locali esterni all’istituto scolastico deve essere certificata dagli enti locali o dai titolari della locazione”; gli edifici dismessi sono troppo costosi da ristrutturare; gli 84mila docenti che trionfalmente passano a tempo indeterminato erano già in servizio da anni a tempo determinato… che quasi andavano in pensione. E’ stato solo un atto di giustizia. Ma ne mancano altrettanti, soprattutto al Nord, dove i numerosi disponibili del Sud non intendono trasferirsi, perché o pagano l’affitto, o mangiano.

Lo scenario deve dunque cambiare, OGGI non domani o post elezioni regionali. E non soltanto per il Covid, ma anche per una certa maturità che la politica sembra aver conquistato, decidendo di agire nella logica delle larghe trasversalità.

È evidente che il Premier Conte e la Ministra Azzolina sono stati beneficiari di:

– un patrimonio di idee, proposte, studi, riflessioni, collaborazioni senza precedenti da parte del tessuto culturale italiano (link);

– tanta pazienza: (link) negli ultimi 170 giorni, con la dovuta riflessione sulla normativa degli ultimi 20 anni e su quella pregressa, il Movimento 5 Stelle ha riconosciuto che la scuola paritaria è pubblica, persino rivendicando la bontà dello stanziamento dei 300 milioni di euro per evitare (solo in minima parte) il tracollo delle paritarie, che allo Stato costerebbe 2,6 mld di euro.

Lodevole l’atteggiamento delle opposizioni, che al capitolo scuola hanno continuato a lanciare assist (link), a proporre soluzioni, ad attingere al proprio plafond al fine di raddoppiare, nel DL Rilancio, il fondo per le famiglie delle paritarie, portandolo a 300 milioni di euro; e non hanno rivendicato la titolarità di questa vittoria neanche quando l’on. pentastellato Vacca, cambiando idea sulla questione, ne ha attribuito il merito al Movimento e alla Ministra.

Lodevoli gli alleati di Governo, Pd e Iv, che acrobaticamente hanno saputo mantenere l’equilibrio tra il sostenere soluzioni giuste e, contemporaneamente, il votare sì a tutti i decreti che, di fatto, smentivano i principi dichiarati (autonomia, parità, libertà di scelta educativa). (link)

Indubbiamente la Ministra Azzolina e il Premier Conte si sono trovati in un momento storico non semplice, ma unico. E’ questo il momento in cui il talento (guai se non ci fosse) incontra l’opportunità che, in queste ore, consiste nel portare finalmente a compimento anche in Italia (come già in tutta Europa) il percorso della legge sulla parità, avviando un processo di interazione fra statale e privato, favorevole al cittadino sul tema della scuola pubblica (link).

Il 14 settembre, in Italia, deve ripartire per tutti il diritto all’istruzione, che è un diritto universale e deve essere garantito a tutti in modo gratuito e libero, come affermano la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e numerosi altri documenti internazionali e accordi UE firmati anche dall’Italia.

                 Questo scenario impone con forza alla Ministra Azzolina una chiara soluzione: i patti educativi con le scuole paritarie disponibili, una volta acquisiti i dati sul fabbisogno di aule, arredi e docenti relativi alle 40 mila sedi scolastiche (link).

Questi patti si potranno tradurre concretamente nelle seguenti opzioni: a) si sposti una classe (allievi e docenti) dalla statale alla paritaria vicine; e/o b) si destini al 15% di allievi delle statali che lo desidereranno una quota capitaria che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo.

Dopo aver stabilizzato i docenti precari che sono in classe da più di 5 anni senza la costosa e inutile procedura del concorsone, si potrà ripartire celermente a settembre. Nel giro di due anni si completi l’operazione introducendo i costi standard di sostenibilità per allievo.

Il Governo sa che è possibile consentire a tutti gli studenti di ritornare in classe e di dare un futuro alla Nazione: non farlo sarebbe il gesto più irresponsabile della storia degli ultimi 50 anni. A riprova di ciò si ripresenta lo studio elaborato con IBL (link).

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