La Conferenza delle regioni e delle province autonome apre alla telemedicina, con un documento che uniforma (per la prima volta) la disciplina a livello nazionale. Si tratta di "un primo passo importante per superare la frammentazione regionale", hanno commentato i deputati Fusacchia, Ianaro e Noja. Poi incalzano: ora tocca a governo e Parlamento

Approvato in Conferenza delle regioni il documento sull’erogazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale a distanza. Redatto e firmato lo scorso dieci settembre, punta all’obiettivo, come si legge sullo stesso documento, di semplificare l’accesso alle cure, ancor più in un momento di crisi sanitaria come quello che abbiamo vissuto e che, in particolar modo nelle sue conseguenze, stiamo ancora vivendo.

ON. FUSACCHIA, IANARO E NOJA: “PRIMO PASSO IMPORTANTE”

“Quello che nei giorni scorsi è arrivato dalla Conferenza delle Regioni e della Province Autonome rappresenta un primo passo importante per superare la frammentazione delle varie iniziative intraprese a livello regionale in materia di telemedicina, che in questi mesi di pandemia hanno subito una importante accelerazione”, hanno commentato i deputati Alessandro Fusacchia, Angela Ianaro e Lisa Noja in un comunicato congiunto. “Le prestazioni erogate da medici e specialisti attraverso i servizi di telemedicina – hanno aggiunto i membri dell’Intergruppo sull’intelligenza artificiale – hanno contribuito a garantire in tanti casi in questi mesi di pandemia assistenza e monitoraggio a pazienti affetti da patologie croniche. Ma oggi occorre affrontare il tema in maniera organica e strutturale”.

COSA PREVEDE IL DOCUMENTO

“La telemedicina rappresenta un approccio innovativo che riorganizza la rete assistenziale sanitaria, agevolando l’erogazione dei servizi a distanza attraverso dispositivi digitali, internet e i nuovi sistemi di comunicazione a distanza”, si legge nel testo della Conferenza delle regioni. “Attraverso questa modalità è possibile garantire la fruizione di servizi sanitari senza recarsi presso le strutture sanitarie – conclude il testo – rendendo accessibili le cure attraverso uno scambio sicuro di informazioni, immagini e documenti tra i professionisti sanitari e i pazienti, garantendo in alcuni ambiti l’equivalente contenuto assistenziale degli accessi tradizionali”.

COS’È E COME NASCE LA TELEMEDICINA

Nata nei primi anni Sessanta negli Usa per monitorare i parametri vitali degli astronauti nello spazio, la telemedicina garantisce il sistematico e più agile svolgimento delle attività sanitarie anche in condizioni di emergenza. Più specificatamente, stando alle linee-guida dell’Oms, si tratterebbe della “erogazione di servizi di cura ed assistenza, in situazioni in cui la distanza è un fattore critico, da parte di qualsiasi operatore sanitario attraverso l’impiego delle tecnologie informatiche e della comunicazione nell’interesse della salute dell’individuo e della comunità”.

GAP NORMATIVO

Sino ad oggi l’Italia ha sofferto un ampio gap normativo che impediva un’adozione ottimale ed omogenea degli strumenti forniti dalla telemedicina. Pur da tempo ampiamente utilizzata nella pratica, infatti, questa incontrava diversi ostacoli a causa dell’assenza di una normativa specifica, strutturale e coordinata sul territorio, che ne disincentivava l’utilizzo. L’assenza di un quadro normativo, infatti, rendeva nebulosi anche i criteri di remunerazione delle prestazioni, in alcuni casi del tutto assenti. Il documento delle regioni e delle province autonome interviene però anche in tal senso, equiparando nell’ambito del sistema tariffario le erogazioni delle prestazioni “digitali” a quelle ambulatoriali effettuate in modalità tradizionale.

MENO SPRECHI E PIU RISPARMI PER IL SSN

Tra l’altro, un utilizzo sistematico della telemedicina può garantire grandi risparmi per il Servizio sanitario nazionale, come aveva ricordato Lisa Noja in occasione dell’incontro organizzato da Formiche “L’innovazione come driver in sanità tra presente e futuro” tenuto lo scorso luglio. “Può portare risparmi significativi” aveva difatti asserito, riportando i dati di una ricerca pubblicata da Accenture. “Solo negli Stati Uniti – aveva spiegato – entro il 2026 grazie all’applicazione nelle cliniche delle nuove tecnologie si potrebbero risparmiare 150 miliardi di dollari. Una cifra esorbitante”.

TELEVISITA, TELECONSULTO E TELECOOPERAZIONE

Il documento prevede anche una più puntuale definizione delle tipologie di strumenti forniti dalla telemedicina. La televisita, più in dettaglio, prevede un’interazione a distanza fra medico e paziente, con l’eventuale supporto del caregiver, e può dar luogo alla prescrizione di farmaci o di cure. Se tale visita anche a distanza garantisce tutti i requisiti di quella erogata in presenza, può essere considerata come prestazione specialistica ai sensi della normativa vigente. Il teleconsulto, invece, è un’indicazione di diagnosi e/o di scelta di una terapia senza la presenza fisica del paziente. Questa attività si considera come parte integrante dell’attività lavorativa dei medici e degli specialisti e come quella effettuata in presenza non necessita di una remunerazione a prestazione, pertanto di una tariffa ad hoc. La telecooperazione, infine, consiste nell’assistenza fornita da un medico o altro operatore sanitario a un altro medico o altro operatore sanitario impegnato in un atto sanitario. Questa attività, a seconda dei casi, può essere ricondotta a una delle precedenti, in particolare a una visita multidisciplinare o a un teleconsulto.

TELEMEDICINA, ALLEATO CONTRO IL COVID

Secondo uno studio della School of management del Politecnico di Milano, il 75% dei medici ritiene che la telemedicina abbia avuto un ruolo determinante nella gestione della pandemia e oltre il 50% delle persone non addette ai lavori ritiene che questa possa aumentare l’efficienza dei processi e delle cure. “Dal dramma che è stata la pandemia dobbiamo riuscire coglierne l’opportunità, imprimendo ad alcuni processi un’accelerazione, ridefinendo i nuovi settori, incluso quello dell’innovazione, quali altamente prioritari e strategici”, aveva già dichiarato a luglio l’onorevole Alessandro Fusacchia in occasione dell’incontro organizzato da Formiche, a cui aveva preso parte.

“ORA TOCCA A GOVERNO E PARLAMENTO”

“Governo e Parlamento possono e devono fare molto su questo nei prossimi mesi”, riportano Fusacchia, Ianaro e Noja. “Avevamo presentato al decreto rilancio un emendamento per equiparare ai fini del rimborso le visite mediche specialistiche fatte in telemedicina a quelle fatte in presenza. Era solo un primo tassello su cui serve adesso dare seguito, all’interno di un ridisegno complessivo della sanità del futuro che preveda più interventi integrati tra loro: dall’ammodernamento del patrimonio tecnologico, all’interoperabilità dei sistemi, alla tutela della privacy alla remunerazione degli specialisti, definendo un quadro normativo chiaro, certo e uniforme. Le risorse messe a disposizione dall’Europa per Next Generation EU possono in questo senso svolgere un ruolo importante per dare al Paese un piano di modernizzazione della sanità pubblica con cui presentarsi anche ai due importanti appuntamenti internazionali che vedranno l’Italia protagonista nel 2021: la presidenza italiana del G20 e il Summit globale sulla salute che si terrà in Italia, annunciato nelle ore scorse dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen in accordo col governo italiano”.

Condividi tramite