In serata il leader di Azione ha annunciato da Fabio Fazio la sua decisione di correre per il Campidoglio. Ma quali potrebbero essere le proposte che metterà in campo per la capitale? Formiche.net ha riletto il suo piano industriale per Roma, elaborato ai tempi del ministero dello Sviluppo economico. Una sorta di mini-programma elettorale per provare ad anticipare come Calenda potrebbe muoversi, nel merito delle questioni, nei prossimi mesi

Carlo Calenda è pronto. Stasera ha annunciato da Fabio Fazio su Raitre la sua candidatura a sindaco di Roma. C’è pure il sito internet già registrato ma non ancora online (come ha scritto Il Messaggero), manca solo – e non è una dettaglio di piccolissimo conto – la scelta del Pd che ancora non ha deciso cosa fare in vista delle prossime elezioni capitoline (qui il nostro ultimo approfondimento sulle voci di una possibile, ma in realtà assai complicata, candidatura di Nicola Zingaretti).

Ci vorrà ancora un po’ di tempo perché il giallo si dipani – e non è affatto scontato che i dem convergano sul leader di Azione visto che l’ipotesi dell’alleanza giallorossa in versione romana resta in piedi -, ma intanto, in attesa di ascoltare dalla voce del diretto interessato le ragioni della sua decisione, vale la pena chiedersi cosa Calenda potrebbe proporre nei prossimi lunghi mesi di campagna elettorale all’ombra del Campidoglio. Quale sarà la sua ricetta per la capitale? Una domanda a cui in parte, forse, è già possibile rispondere: basta andare a rileggere il piano industriale per Roma che l’ex ministro dello Sviluppo economico cercò di promuovere nel 2017 per provare a rilanciare le sorti economiche della città eterna (qui e qui alcune delle slide pubblicate in occasione degli incontri).

L’iniziativa, politicamente parlando, non condusse ad alcunché: dopo cinque mesi di aspre polemiche tra Calenda e il sindaco Virginia Raggi – un po’ l’antipasto di quanto avremmo visto negli anni successivi e di quello che potrebbe accadere prossimamente su questi schermi se i due saranno concorrenti alle comunali di primavera – il tavolo di confronto interruppe i lavori. Ma quel che ne resta – i progetti e le idee avanzate dal Mise durante i mesi di lavoro – è ancora sul web e potrebbe, a ben vedere, costituire il punto di partenza del programma di Calenda per Roma. Com’è ovvio che sia, da modificare e aggiornare, considerato che sono passati tre anni e che, soprattutto, nel frattempo c’è stata la pandemia, con tutte le conseguenze economiche e sociali di cui inevitabilmente anche la città eterna è stata vittima. Ma cosa conteneva quel piano? Ecco le principali proposte, in pillole.

I PILASTRI DEL PIANO INDUSTRIALE

Innanzitutto venivano individuate le aree principali sulle quali agire per far ripartire l’economia romana. A partire dai temi della competitività e dell’innovazione, con interventi volti a sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo e la nascita e la crescita di start-up innovative e a favorire il trasferimento tecnologico. E, ancora, energia e mobilità sostenibile con un focus su digitalizzazione e riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. Per continuare con il turismo: suona male parlarne in questa fase di crisi planetaria ma Roma prima della pandemia, a differenza di quanto si possa comunemente pensare, aveva un’evidente difficoltà da questo punto di vista. I visitatori tendevano a rimanere troppo poco tempo e a non tornare più (diversamente da quanto avveniva nelle altre principali metropoli mondiali). Senza dimenticare la riqualificazione urbana, con un’attenzione particolare al tema dell’housing sociale per tentare di rispondere all’emergenza casa che rappresenta da sempre uno degli problemi più pesanti della città.

I SEI SETTORI ECONOMICI SU CUI PUNTARE

Il Mise guidato da Calenda nel 2017 indicava inoltre sei settori economici sui quali puntare per voltare pagina. Si tratta di aerospazio, agrifood, commercio, life science, industria creativa e sport, con l’obiettivo “di rilanciare le filiere strategiche per tutelare l’occupazione secondo logiche di specializzazione produttiva e territoriale attraverso progetti pilota”. Indicazioni accompagnate da una serie di proposte puntuali, come ad esempio la creazione di un polo dell’agrifood da realizzare in zona Castel di Guido (nelle vicinanze della via Aurelia), il consolidamento del settore dell’aerospazio – che a Roma può contare sulla presenza di un campione nazionale come Leonardo -, lo sviluppo dell’e-commerce integrato per costruire il distretto digitale del commercio e la valorizzazione dei mercati rionali nell’ottica di una maggiore integrazione con i flussi turistici. E poi la creazione di un hub delle Scienze della Vita che possa far perno su quanto di più innovativo offrono in questo senso la capitale e la regione Lazio, con 12 università pubbliche o private, 48 enti di ricerca tra cui l’Istituto superiore di sanità, il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Enea, 50 imprese farmaceutiche, 417 biomedicali e 45 biotecnologiche (solo per citare alcuni numeri). Un’altra proposta è la realizzazione di un hub dello sport, dell’entertainment e del lifestyle – sul modello di quanto avviene a Singapore – che abbia il suo centro nevralgico intorno al quartiere Flaminio, tra il parco del Foro Italico, il distretto di via Guido Reni, Villa Borghese e l’Acqua Acetosa, ma che risulti poi collegato con una serie di strutture sportive, da potenziare, dislocate sul territorio.

QUALCHE NUMERO E IL LIVELLO DI DETTAGLIO

Un piano molto dettagliato, fatto di numeri precisi e proposte concrete, come quelle in materia di mobilità pubblica con l’indicazione dell’esatto ammontare di autobus da comprare (all’epoca era fissato in 520). Ad esempio nel documento si proponeva inoltre di “spostare il punto di generazione del servizio di Trasporto Pubblico di superficie dall’attuale zona centrale verso l’anello ferroviario” e a questo fine “venivano individuate sette nodi di scambio di primaria importanza per consentire intermodalità tra trasporto pubblico-pubblico e pubblico-privato con una spesa di 20 milioni entro il 2020 (Ponte Mammolo, Anagnina, Villa Bonelli, Conca d’Oro, Annibaliano, Eur Tor dei Cenci, Muratella).

LA DOMANDA

Alla fine, quindi, la domanda sorge quasi spontanea: ma Calenda studiava da possibile candidato sindaco di Roma già dal 2017? Ovviamente la risposta non c’è ma che la città eterna fosse già nei suoi pensieri – anche per via del ruolo che ricopriva e delle sue origini, ci mancherebbe – è evidente. Al punto di ritrovarsi oggi già pronto un pezzettino del lavoro che lo attende in quella che si preannuncia, senza dubbio, una campagna elettorale scoppiettante e dai numerosi colpi di scena.

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