Dopo tre anni e mezzo (un record nell’amministrazione Trump), Ellen Lord lascerà al Pentagono l’incarico di sottosegretario per le acquisizioni. È tra le posizioni più rilevanti del dipartimento, chiamata nei prossimi anni a proseguire la riforma del procurement. In attesa della scelta di Biden, l’incarico passerà a Stacy Cummings

“Under secretary of Defense for acquisition and sustainment”. È tra le cariche più rilevanti del Pentagono, con responsabilità sul procurement del maggiore portafoglio federale degli Stati Uniti, quello dedicato ai sistemi d’arma. Negli ultimi tre anni e mezzo è stata ricoperta da Ellen Lord, la più longeva nel Pentagono tra le cariche a conferma del Senato durante l’intera amministrazione targata Donald Trump. Secondo DefenseNews, il prossimo 20 gennaio, giorno dell’inaugurazione della presidenza di Joe Biden, l’incarico passerà pro tempore a Stacy Cummings, già a riporto della Lord in qualità di “acting deputy assistant secretary”, in attesa che il presidente scelga il sottosegretario da confermare in Senato.

IL PROFILO

Cummings è membro del Senior Executive Service, una sorta di servizio civile per i funzionari delle amministrazioni federali. Ha svolto diversi incarichi anche al dipartimento dei Trasporti e presso lo Stato maggiore della Marina. La scorsa estate ha ottenuto la guida della “Joint acquisition task force”, una struttura inter-agenzia creata dal dipartimento della Difesa per gestire i contratti assegnati nell’ambito della lotta al Covid-19. Su questo ha maturato esperienza come “program execuive officer” del Defense healthcare management systems, il sistema del Pentagono che gestisce per via informatica informazioni sanitarie per i militari in servizio, i veterani e le loro famiglie.

L’EREDITÀ

Stando a quanto riporta DefenseNews, sarà lei a prendere pro tempore l’incarico di Ellen Lord, arrivata al Pentagono nel 2017 e pronta a fare le valigie nel giorno dell’inaugurazione. Per i cinque anni precedenti, aveva guidato (da presidente e ceo) la Textron Systems, azienda impegnata in prodotti e servizi per la difesa e sicurezza. Al dipartimento della Difesa è sopravvissuta più di tutti alle incertezze della gestione Trump, risultando così il vertice civile (a conferma del Senato) con l’incarico più lungo. Gli osservatori le hanno riconosciuto la capacità di restare al di fuori delle dinamiche politiche, propensione che le avrebbe permesso di vedere susseguirsi quattro capi del Pentagono. I riflettori maggiori se l’è guadagnati in estate, quando è arrivata qualche critica sulla gestione dei fondi per la ripresa da coronavirus, secondo i detrattori (prevalentemente dem) usati per sostenere l’industria militare.

I TEMI CALDI

Ellen Lord ha gestito le acquisizioni della Difesa americana in anni di notevole e costante incremento del budget pubblico, arrivato per il prossimo anno a 740 miliardi di dollari. Si è inoltre dedicata alla riforma del procurement, intesa come accelerazione delle pratiche burocratiche per essere al passo con l’innovazione tecnologica. È in questi anni che è maturata l’avveniristica “Digital acquisition” (qui l’approfondimento di Stefano Cont da Washington), che sono cresciute le partnership pubblico-private e che è aumentato il numero dei contratti assegnati tramite Other transaction agreement (Ota), formula contrattuale particolarmente flessibile pensata proprio per dare velocità (ad esempio sul 5G applicato sulle basi militari). L’eredità di Ellen Lord è in queste dinamiche. In un recente evento organizzato dal Cnas, l’esperto Bob Work, già numero due del Pentagono con Obama, notava che tra le sfide per il prossimo vertice della Difesa c’è proprio la prosecuzione della riforma del procurement.

PROBLEMI DI VERTICE?

La posizione che passerà alla Cummings appare poi particolarmente rilevante in considerazione del contesto politico. Il dipartimento della Difesa soffre da settimane di uno svuotamento delle posizioni apicali. Dopo il voto del 3 novembre, in rotta di collisione con Donald Trump, oltre al segretario Mark Esper hanno lasciato James Anderson (sottosegretario per la Policy, numero tre del dipartimento), Joseph Kernan (sottosegretario per l’intelligence) e Jen Stewart (capo dello staff di Esper). Unico elemento di continuità il vertice militare, il capo di Stato maggiore Mark Milley, che pure ieri ha preso forti distanze da Trump con la dura nota siglata da tutti i capi delle Forze armate che condannano i fatti di Capitol Hill e invocano il rispetto della Costituzione.

LA PARTITA PER IL GENERALE AUSTIN

C’è poi da considerare che Cummings sarà tra i vertici di un dipartimento che nelle prime settimane della prossima amministrazione mancherà del suo massimo vertice politico. Il segretario designato Lloyd Austin III ha bisogno di una deroga legislativa per poter assumere l’incarico, non essendo passati i sette anni dal ritiro dal servizio attivo che sono richiesti dalla normativa. La partita politica è delicata, considerando che il generale avrà bisogno di un pieno supporto del partito democratico. Eppure, in passato, i dem si sono opposti con forza a simili deroghe, strenui difensori del principio del controllo civile delle Forze armate. Dal comitato Armed services del Senato sono arrivati segnali positivi. Secondo il leader democratico del comitato, Jack Reed, pesano il curriculum di Austin e, soprattutto, il forte endorsement del presidente eletto. I tempi potrebbero però essere lunghi. Un passaggio al comitato Armed services della Camera è previsto infatti per il 21, e poi occorrerà passare dalle assemblee. Ciò significa che Biden assumerà la presidenza senza un capo del Pentagono pienamente in carica.

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