Dopo gli Usa, anche la Russia abbandona ufficialmente il trattato sui Cieli aperti che prevede (o prevedeva) un controllo reciproco sulle attività militari tramite l’osservazione aerea. Già preannunciata, la mossa di Mosca impedisce a Biden un passo indietro rispetto alla decisione di Donald Trump. Quale futuro per il controllo degli armamenti?

La Russia ha avviato le procedure per il ritiro dal Trattato sui Cieli aperti, decisione annunciata venerdì scorso dal ministero degli Esteri di Mosca. La dichiarazione arriva a due mesi dall’ufficializzazione del ritiro Usa dal medesimo trattato e, già ampiamente preventivata, riduce l’area coperta dal trattato a Europa, Canada e Turchia. Escluse Ucraina e Bielorussia (che potrebbe seguire la decisione russa), tutte le altre sono parte dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione europea o di entrambe, riducendo drasticamente l’importanza che il trattato rivestiva negli equilibri internazionali.

IL TRATTATO

Firmato ad Helsinki nel 1992 ed entrato in vigore dieci anni dopo, il trattato sui cieli aperti (Open skies), ha (o aveva) l’obiettivo di promuovere la trasparenza sulle attività militari di osservazione aerea condotte dai Paesi membri introducendo il principio dell’osservazione reciproca. Nella pratica questo concetto permette agli Stati parte del trattato di “sorvegliarsi” apertamente a vicenda, in modo da assicurare a tutti i partecipanti una chiara visione sulle operazioni militari di ciascuno. Concedendo quote di osservazione aerea pari a quelle concesse agli altri, la ratio è di evitare malintesi e limitare escalation di tensione dovute a informazioni parziali o fraintendimenti di intenzioni. Il trattato, un vero unicum nello scenario internazionale rappresentava, prima delle sue mutilazioni, uno dei più grandi sforzi di distensione diplomatica compiuta nel settore della trasparenza delle attività militari.

L’USCITA DI USA E RUSSIA

Nonostante le ripetute assicurazioni dei 32 membri rimasti di voler continuare a mantenere operativo il trattato, il doppio ritiro dei suoi firmatari più importanti getta serie preoccupazioni sul futuro dell’accordo in sé e della situazione strategica in Europa. La diplomazia europea ha tentato fino all’ultimo di mantenere Mosca vincolata a Open skies, ma le pressioni sul Cremlino non hanno impedito la fuoriuscita russa, “amareggiata” dalla scelta (uguale e contraria) di Washington. La sempre minor volontà di cooperare tra Stati Uniti e Russia (segnalata a Formiche.net anche da Carlo Pelanda) e il continuo svincolarsi da accordi e decisioni per auto-limitare le proprie capacità belliche e di manovra, hanno indebolito, in particolare, la posizione europea, privata di uno strumento fondamentale per assicurarsi la completa “situational awarness” sulle attività militari condotte ai confini.

INTANTO LA CINA…

Tra le varie cause che hanno portato la Casa bianca prima e il Cremlino poi a ritirarsi da Open skies, oltre alle accuse reciproche di inadempienza dei suoi termini, ci sarebbe il timore condiviso di una Cina sempre più assertiva e non vincolata dalle stesse limitazioni che prima di oggi costringevano i due colossi dell’emisfero settentrionale. La questione era emersa già in occasione delle discussioni sul mancato rinnovo Usa al trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Inf), trattato che non vincolava le capacità atomiche di Pechino. Secondo la logica di Donald Trump, ma di fatto condivisa dal suo omologo russo, il trattato rappresentava una pericolosa limitazione di capacità strategiche contro un avversario privo del medesimo contenimento. L’atteggiamento Usa e russo in questo senso potrebbe addirittura convergere più di quanto si possa pensare, con un mutuo svincolarsi dai rispettivi legami per poter affrontare l’ascesa di Pechino con più strumenti a disposizione. L’esempio più evidente, secondo gli osservatori, è nella scarsa determinazione che Washington e Mosca hanno messo nel rinnovo del Trattato New Start, ormai in scadenza nel giro di un mese, con pochi margini di manovra per la presidenza Biden.

SCENARI FUTURI

Ad appena due giorni dall’insediamento ufficiale della nuova amministrazione a guida democratica, l’annuncio russo sui Cieli aperti sembra d’altra parte prevenire una possibile decisione Usa di tornare sui suoi passi. Tuttavia, nonostante le numerose dichiarazioni del presidente eletto Joe Biden sul ritorno degli Usa nei numerosi forum diplomatici internazionali abbandonati dall’amministrazione precedente (il più famoso dei quali è l’accordo di Parigi sul clima), nessuna affermazione è stata fatta sui trattati in questione. Il silenzio del futuro inquilino del numero 1600 di Pennsylvania Avenue potrebbe in parte confermare la continuità strategica di fondo che di fatto ha caratterizzato tutte le recenti amministrazioni americane, da Barak Obama a oggi, con l’assunzione di una postura sempre più determinata nei confronti della minaccia portata all’equilibrio internazionale dalla Repubblica Popolare Cinese.

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