I ministri degli Esteri di Grecia, Cipro, Israele e Emirati si vedono per parlare della regione… Per ragioni diverse, e con moduli differenti, Ankara è nemica di tutti e quattro. Ecco perché

Effetto Accordi di Abramo in corso… I ministri degli Esteri di Israele, Emirati Arabi Uniti, Grecia e Cipro si sono incontrati venerdì a Paphos, Cipro, per parlare della regione nevralgica che condividono: il Mediterraneo orientale. La notizia è stata anticipata ai media da Tel Aviv, segno che di queste dinamiche gli israeliani vogliono intestarsi il ruolo guida; ruolo da giocare anche per conto degli Stati Uniti, che hanno favorito la riapertura delle relazioni con Abu Dhabi e mosso un’azione di stabilizzazione in una regione – l’area MENA, di cui il Mediterraneo è cerniera – caratterizzata per le continue turbolenze.

È stato il primo incontro di questo tipo, parte degli sforzi per far avanzare gli interessi strategici regionali, dicono i comunicati. I ministri hanno discusso questioni economiche e di sicurezza, la pandemia e possibili corridoi di viaggio per incoraggiare il turismo. Tema, la geopolitica del turismo, che interessa molto sia la Grecia che Cipro, ma anche Israele e i resort di lusso emiratini. Si è parlato anche di gas (che è un catalizzatore delle relazioni tra quei quattro paesi); del confronto con l’Iran; e della Corte penale internazionale dell’Aia, che è pronta a indagare sui presunti crimini di guerra tra Israele e Palestinesi in un caso a cui Israele si oppone a gran voce.

Questi due ultimi argomenti sono cari a Tel Aviv (e l’Iran è un nemico anche per Abu Dhabi), che cerca di ottenere dai rapporti con gli altri una sensibilizzazione su questioni di carattere esistenziale. Israele, Grecia e Cipro sono alleati regionali e cooperano agli sforzi economici nel Mar Mediterraneo, compresi l’elettricità e il gas, ma portare Atene e Nicosia dalla propria parte su questioni di carattere internazionale (l’Iran, o la bega all’Aia) è valore aggiunto per gli israeliani.

Convitato di pietra la Turchia. Per ragioni diverse, e con moduli differenti, Ankara è nemica di tutti e quattro. Con la Grecia i turchi hanno riattivato le relazioni dopo la riapertura violenta di dinamiche geopolitiche annose, ma – come dimostrato dall’ultimo incontro (poco) diplomatico – le tensioni restano. Lo stesso vale con Cipro: il ministro degli Esteri turco nei giorni scorsi, dopo aver litigato pubblicamente con l’omologo greco, s’è recato in visita a Cipro del Nord, l’autoproclamata repubblica turca che divide l’isola.

Israele e Emirati attualmente guardano la Turchia con maggiore pragmatismo. Se Tel Aviv ha avuto contatti con Ankara anche per evitare destabilizzazioni non gradite all’attuale Casa Bianca, Abu Dhabi per ora è sembrata più fredda sebbene una sorta di appeasement tattico sia in qualche modo possibile. La Turchia da tempo sta chiedendo di superare l’attuale schema diplomatico nel Mediterraneo orientale, che la esclude, creando una conferenza di dialogo; gli altri paesi l’hanno finora tenuta fuori per via di rivendicazioni aggressive che Ankara ha portato avanti.

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