La Cina è avanti a tutti, ma il destino della moneta digitale dipende dagli Stati Uniti. E ci sono altri 81 Paesi che stanno studiando una nuova valuta elettronica, a vari livelli di avanzamento

Il mondo corre veloce verso le valute digitale. C’è chi la chiama la moneta del futuro, chi ne punta a fare, come la Cina, uno strumento di controllo assoluto sulle transazioni e sui pagamenti. O chi, come l’Europa, mira a fare della moneta virtuale uno strumento collaterale e parallelo a quello tradizionale. Di sicuro, qualcosa a livello planetario si sta muovendo. L’Atlantic Council ha creato un sistema di tracciamento, una mappa globale dei Paesi che puntano dritto alla moneta emessa dalle banche centrali e con corso legale.

LA RINCORSA DEGLI USA

Premessa: la valuta digitale della banca centrale probabilmente non è in cima ai pensieri dei consumatori delle principali economie, forse più preoccupati di riuscire a sbarcare il lunario. “Eppure, presto potremmo non avere altra scelta che pensarci, dal momento che 81 paesi, che rappresentano oltre il 90% del Pil globale, stanno ora esplorando lo sviluppo di una valuta digitale”, si legge nel rapporto.

Non tutti però sono allo stesso stato di avanzamento. Gli Stati Uniti, per esempio, “sono in ritardo rispetto a gran parte del mondo e potrebbero perdere l’opportunità di assumere un ruolo di leadership in una transizione globale sempre più probabile e veloce verso una qualche forma di valute digitali”. La posta in gioco è alta e dagli Usa può dipendere lo stesso futuro delle monete virtuali.

IL FATTORE AMERICANO

Che l’accelerazione degli Usa verso la moneta virtuale sia essenziale ai fini di un assetto normativo certo a livello globale, è appurato. Finora oltre Atlantico non sono certamente stati con le mani in mano, come raccontato da Formiche.net. Ma non basta. “Se gli Stati Uniti non aiutano a definire gli standard e non forniscono indicazioni su questioni come la privacy e la sicurezza informatica, potremmo trovarci in un ecosistema di valuta digitale fratturato che minaccia il buon funzionamento della finanza internazionale”, ha spiegato Josh Lipsky, direttore di GeoEconomics dell’Atlantic Council. Dunque, è Washington ad avere il boccino in mano.

IN ODINE SPARSO

Ma quale la situazione attuale? Ebbene, la Cina è un passo avanti tra le maggiori potenze globali, avendo lanciato il suo yuan digitale pilota già ad aprile e con alcuni comparti dell’economia che già svolgono transazioni con questa valuta. Altri 16 paesi sono invece in piena in fase di test o sono stati avviati, mentre altri 15 paesi hanno appena aperto il cantiere.

Tornando agli Stati Uniti, c’è anche un’incognita che risponde al nome di Jerome Powell. Il presidente della Fed ha infatti più volte affermato che la banca centrale degli Stati Uniti non emetterà una valuta digitale senza l’approvazione del Congresso. La conclusione del rapporto è quasi scontata: “gli Stati Uniti non hanno bisogno di creare immediatamente un dollaro digitale per avere un impatto diretto sullo sviluppo delle valute digitali. Ma dovrebbero impegnarsi a stabilire standard di sicurezza e privacy globali”. Palla a Washington.

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