Il comitato di controllo dell’intelligence italiana pensa a un viaggio negli Stati Uniti per incontrare l’omologo organo del Congresso Usa guidato da Adam Schiff. Sul tavolo il caso Aukus ma soprattutto la revisione dell’alleanza di intelligence Five Eyes e la possibilità per l’Italia di aderire. Su Difesa comune e 007 europei una nuova indagine

Anche il Copasir si muove sul caso Aukus. L’alleanza militare fra Stati Uniti, Inghilterra e Australia nell’Indo-Pacifico è finita fra i dossier sul tavolo del comitato parlamentare di controllo dell’intelligence. La mossa di Joe Biden che ha fatto infuriare la Francia di Emmanuel Macron al punto da ritirare il suo ambasciatore a Washington DC ha suscitato una discussione all’interno del comitato sull’opportunità per l’Italia di trovare uno spazio nel nuovo assetto.

Non sotto il profilo militare: come ha chiarito il ministro della Difesa Lorenzo Guerini in un convegno organizzato da Limes, Roma non invierà una fregata nel Mar Cinese Meridionale perché “l’Indo-Pacifico non ha a che fare con i nostri interessi strategici”, concentrati piuttosto in altre aree come “il Mediterraneo, il Golfo di Guinea e l’anti-pirateria nell’Oceano indiano”.

Si parla piuttosto del fronte dell’intelligence. In quell’area infatti opera un’altra alleanza, i “Five Eyes”, un patto di condivisione informativa degli americani con Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Nei prossimi mesi il Congresso americano aprirà a una revisione dell’accordo fra 007, che potrebbe essere ampliato ad altri partner. Non è una strada in discesa: “Quando si parla di intelligence c’è un problema di fondo: bisogna essere sicuri di dove finiscono le informazioni condivise”, ha spiegato in un’intervista a Formiche.net Oriana Skylar Mastro, docente alla Stanford University.

L’Italia però potrebbe avere le carte in regola per ambire a un seggio nei Five Eyes, ha detto a questo giornale Enrico Borghi, deputato e  responsabile Sicurezza nella segreteria Pd e componente del Copasir, “ci troviamo di fronte a un bivio: restare un attore di primo rango sul piano globale o accontentarci del ruolo di piccola potenza regionale”. Una suggestione rilanciata dal collega del comitato e deputato di Forza Italia Elio Vito, “l’Italia ha sicuramente le carte in regola e tutto l’interesse per aderire a un ampliamento della cosiddetta alleanza Five Eyes”.

L’allargamento ai Five Eyes è uno dei dossier che potrebbe finire al centro di una prossima visita a Washington DC del comitato presieduto dal senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso. Un viaggio per incontrare i membri dell’House Intelligence Committee, il comitato guidato dal democratico Adam Schiff che è stato al centro del caso Russiagate sulla presidenza di Donald Trump. Si tratterebbe del primo viaggio oltreoceano dell’intero comitato, un atto di diplomazia parlamentare necessario per un confronto sui fronti caldi per gli 007 italiani e americani, dalla penetrazione cinese nei settori strategici all’antiterrorismo.

La gita a Washington però non è l’unica iniziativa presa dal Copasir alla luce degli eventi recenti. Dopo il ritiro delle forze Nato dall’Afghanistan e la riapertura a Bruxelles del dibattito sulla Difesa comune il comitato bipartisan di Palazzo San Macuto aprirà una nuova indagine. Sul possibile contributo dell’Italia a un esercito integrato europeo, complementare e non sostitutivo della Nato. Ma anche sull’ipotesi, avanzata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione, di un “Centro comune di conoscenza situazionale” per l’intelligence dei Paesi membri.

Ad oggi non esiste un centro di intelligence a livello Ue, vista anche la difficoltà nel definire i limiti per la condivisione informativa. Sul piano europeo un piccolo mattone è stato posto un anno fa, nel febbraio del 2020, con l’inaugurazione a Zagabria dell’ “Intelligence College Europe” (Ice), un centro di confronto fra le agenzie degli 007 europei che però non avrà funzioni operative.

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