Macron cerca Modi per comunicare al mondo (e ai francesi) che Parigi non ha subìto lo schiaffo dell’Aukus ma resta una potenza globale con un peso nell’Indo-Pacifico. E intanto anticipa il vertice del Quad

“Fiducia e rispetto reciproco”, così il comunicato dell’Eliseo descrive la telefonata che il presidente Emmanuel Macron ha fatto al primo ministro indiano Nerendra Modi. Temi sul tavolo, cooperazione nell’Indo Pacifico e discussione sugli effetti prodotti dalla conquista talebana dell’Afghanistan. Entrambi argomenti molto interessanti per Nuova Delhi, su cui Parigi può giocare le proprie carte.

Partendo dal quadro afghano: gli indiani sono molto preoccupati perché temono che il paese in mano ai Talebani diventi un Eden per i gruppi armati e questi possano prolungarsi fino al territorio delicatissimo settentrionale del Jammu e del Kashmir. La Francia ha criticato la velocità dell’uscita americana dall’Afghanistan: ha fatto pesare l’assenza di un coordinamento e di una condivisione di metodi e tempi, che poi ha prodotto la rapida ascesa dei Talebani. Parlarne con l’India è occasione per rivendicare la propria posizione con un paese amico, garantendo assistenza sulle questioni che riguardano la sicurezza, e criticando Washington.

Sulla telefonata pesano infatti gli sviluppi della vicenda Aukus. L’accordo tra Stati Uniti e Australia (e Regno Unito), ha lasciato la Francia senza una commessa militare di portata storica, e ha prodotto una frizione formale tra Parigi e Washington. Se le questioni di carattere pubblico come il richiamo degli ambasciatori francesi dalle capitali americana e australiana si stanno già risolvendo (le feluche rientrano nelle loro residenza diplomatiche), e se determinati contatti di carattere tecnico-tattico legati al quadro sicurezza sono destinati a rimanere attivi con gli Usa, qualche tensione per vie laterali potrebbe restare.

La chiamata di Macron a Modi anticipa di poche ore il vertice del Quad, che si svolgerà per la prima volta in presenza il 24 settembre a Washington. Il francese si muove con l’India – parte del quadrilatero della sicurezza con Usa, Giappone e Australia – per parlare anche di Indo Pacifico. Regione geopolitica su cui il Quad proietta la sua esistenza, dove la Francia rivendica diritti diretti legati ai Territori d’Oltremare (fra tutti, Réunion nell’Oceano Indiano, Nuova Caledonia e Polinesia nel Pacifico), e che fa da bacino di carenaggio per l’Aukus.

Macron usa con Modi una leva: entrambi possono sentirsi delusi per l’accordo a tre Au-Uk-Us. Nasce da questo l’evocazione di “fiducia e rispetto” nel comunicato? Probabile, dopo l’accusa a Washington di aver accoltellato alle spalle la Francia. Se i francesi sono infuriati, gli indiani dissimulano, ma è chiaro che speravano in un’implementazione del Quad più che in un nuovo accordo da cui essere (fatti) fuori. Washington recupererà, l’incontro convocato è il secondo in sette mesi – i quattro avevano avuto un faccia a faccia virtuale il 12 marzo da cui era uscito un inusuale quanto significativo editoriale programmatico sul Washington Post. L’America è ancora un valore a cui ricorrere se serve di contenere la Cina. E per l’India, come per il Giappone, serve.

Per Parigi, lo slancio verso l’India, così come i contatti con la Corea del Sud per vendere i sottomarini destinati all’Australia (sottomarini che potrebbero anche finire alle Forze armate indiane), ha un valore comunicativo oltre che strategico. Macron vuole dimostrare che, nonostante lo smacco subito con l’Aukus, la sua Francia è comunque un attore cruciale, in grado di muoversi in diversi quadranti (a questo si legano anche le recenti mosse su Sahel e Nordafrica, vedi la Conferenza per la Libia). Contemporaneamente è chiaro che l’India è un nodo importante per la strategia orientale francese, e non a caso le partnership nell’ultimo decennio si sono moltiplicate.

La telefonata del francese con Joe Biden e la possibilità di un incontro, forse in Europa in occasione del G20 italiano, fanno parte dello stesso schema comunicativo. L’Eliseo, dopo l’ira, intende uscire dalla vicenda come una sorta di vincitore, rimarcando le proprie capacità e sottolineando che quanto successo porterà a un reset delle relazioni con gli Usa in termini positivi per la Francia. È necessità comprensibile, se si pensa che Macron tra pochi mesi si giocherà il rinnovo del mandato presidenziale e la Francia dovrà comunque restare pronta a muovere la propria strategia.

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