Bombardamento al confine siro-iracheno contro mezzi delle milizie sciite armate dai Pasdaran. Israele e Stati Uniti non rallentano la caccia contro gli attori che destabilizzano la regione mediorientale con armi sempre più tecnologiche

Due camion della 46esima Brigata delle Forze di mobilitazione popolare (Pmu) irachene sono stati colpiti da un attacco aereo nella notte tra martedì e mercoledì 15 settembre al confine tra Iraq e Siria, nei pressi di al Bukamal. L’area è molto calda, perché è presidiata dagli Stati Uniti, usata dagli iraniani per passare armi alle milizie sciite che compongono le Pmu, battuta dagli israeliani che controllano questi traffici (perché sanno che prima o poi quelle armi potrebbero essere usate contro di loro).

Il Pentagono, attraverso il CentCom, ha dichiarato di non essere coinvolto nell’attacco aereo — che per quanto noto avrebbe colpito due mezzi con all’interno delle armi. Se Washington dichiara la propria estraneità, il conto su chi ha condotto l’attacco è presto fatto: Israele. Su certe questioni non ci sono bluff, di solito non vengono commentate e una dichiarazione di estraneità serve per intestare a qualcun altro l’azione – come messaggio. Gerusalemme non ha commentato, come successo già centinaia di volte: dal 2013 i caccia israeliani hanno costantemente martellato i trasferimenti di armi con cui i Pasdaran hanno rinforzato milizie sciite nemiche dello stato ebraico.

L’attacco si inserisce nel confronto costante tra Israele e Iran, che coinvolge gli Stati Uniti sul lato israeliano nonostante l’amministrazione Biden stia ancora cercando di ricomporre l’accordo sul nucleare Jcpoa, detestato dagli israeliani. Fanno parte di questa guerra silenziosa le azioni di sabotaggio alle navi commerciali nel Golfo Persico e nel Mar Arabico, così come gli attacchi missilistici contro le basi americane in Iraq.

Se infatti il contesto della guerra civile siriana ha permesso ai Pasdaran di sfruttare il caos per armare i propri proxy, è il territorio iracheno quello in cui si muovono maggiormente certe dinamiche. Le Pmu sono state create da Teheran per aiutare Baghdad a combattere lo Stato islamico, ma contemporaneamente sono una forma di istituzionalizzazione del ruolo che i gruppi armati politici giocano nel Paese (e altrove, come in Libano fa Hezbollah). La parte potabile delle forze che compongono le Pmu è attiva sul piano politico (e nel quadro sociale), quella clandestina lancia missili contro gli americani, odia l’Occidente e si muove per conto del jihadismo rivoluzionario della Repubblica islamica.

Due notti fa, la grande base all’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, è finita sotto un altro attacco con droni – che il sistema di difesa aerea americano ha in parte intercettato, mentre almeno tre hanno colpito il compound. La base è usata dalla operazione “Inherent Resolve” come avamposto tattico per le missioni contro le spurie del Califfato e per addestrare le forze di sicurezza locali nell’anti-terrorismo (attività che coinvolge anche un contingente italiano dei Carabinieri).

In quello stesso giorno il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha detto in un’intervista che i Pasdaran stanno addestrando i miliziani stranieri a usare droni d’attacco nella base di Kashan, nella provincia di Isfahan, dove ci sarebbero combattenti sciiti provenienti da Yemen, Iraq, Siria e Libano. Secondo le informazioni dell’intelligence israeliana centinaia di droni sono già schierati in Medio Oriente. Possibile che quelli colpiti la scorsa notte fossero camion che trasportavano droni.

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