Giornata di audizioni per il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Ue. Prima al Copasir, che ha così avviato la sua indagine conoscitiva sull’idea di intelligence europea. Poi di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, per spiegare la “lezione afghana” e i passi per una Difesa comune dell’Ue

È “urgente” poter contare su “un’Europa più assertiva” con una forza “realmente disponibile e prontamente impiegabile”. Eppure, ipotizzare strumenti militari comuni rischia di essere “superfluo” senza una “chiara e ferma volontà politica dei Paesi membri”. È il punto sul dibattito che attraversa le cancellerie del Vecchio continente del generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Ue, intervenuto oggi di fronte alle commissioni riunite, Esteri e Difesa, di Senato e Camera. Un’audizione arrivata poco dopo quella a palazzo San Macuto, di fronte al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto dal senatore Adolfo Urso. Sullo sfondo, la ricerca di via efficace alla Difesa comune, senza dimenticare le prospettive evidenziate dalla presidente Ursula von der Leyen sull’idea di un’intelligence più integrata a livello comunitario.

Il dibattito prende il via dalla “lezione afghana”, che il generale Graziano ha definito senza mezzi termini “la disfatta dell’Occidente”. È mancata la forza di applicare un ritiro condition-based, e così ha pesato il fattore tempo, innescato da “una decisione politica”. Inoltre, la Nato non è riuscita ad applicare un efficiente comprehensive approach, per nulla favorito dalla frammentazione della società afghana e dalla pressione dei gruppi terroristici. Ci sarà tempo per ragionare sugli esiti della missione, ha spiegato Graziano alle commissioni parlamentari, ma intanto l’accaduto, associato all’Aukus e all’affermarsi di nuovi attori, rende “urgente un’Europa più assertiva, in grado di operare in tutto lo spettro delle crisi”.

Lo stesso tema è stato trattato al Copasir, che sull’argomento aveva sentito la scorsa settimana il generale Enzo Vecciarelli, capo di Stato maggiore della Difesa. Oggi, con l’audizione di Graziano, il Comitato presieduto da Urso ha avviato “i lavori dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di sviluppo della difesa comune europea e della cooperazione tra i Servizi di intelligence”. È stata attivata, spiega la nota del presidente, in seguito agli spunti offerti nelle scorse settimane dalle audizioni dei ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, dei direttori di Dis e Aise, Elisabetta Belloni e Giovanni Caravelli, del sottosegretario all’intelligence Franco Gabrielli, e dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo, tra gli ultimi a lasciare Kabul in qualità di rappresentante civile della Nato (qui l’intervista di Formiche.net).

Ora “il Comitato intende concludere l’indagine conoscitiva in tempo utile a fornire al Parlamento elementi informativi affinché l’Italia possa intervenire con piena consapevolezza nel processo decisionale dell’Unione europea già nel prossimo decisivo semestre”, quello a presidenza francese, con Parigi che si prepara ad accelerare sulla Difesa comune. L’altro fattore di urgenza discende dall’elaborazione dello Strategic Compass dell’Ue, la cui prima bozza è attesa già a novembre. Il contributo del Copasir servirà a fornire un quadro utile alla strategia nazionale nel dibattito europeo, particolarmente delicato considerando le sensibilità delle varie parti interessate (compresi Nato e Stati Uniti).

Ma nell’audizione al Copasir non c’è stata solo la Difesa europea. Sono stati esaminati ulteriori temi, spiega la nota di Urso: “la conseguenza sugli scenari globali del ritiro Nato dall’Afghanistan, il ruolo della Turchia nei teatri di prioritario interesse strategico per il nostro Paese; la posizione centrale ricoperta dalla Libia; la presenza di nuovi attori che stanno acquisendo importanza sempre crescente nel Sahel, considerato di fatto la frontiera meridionale dell’Europa; condizioni che rendono la prospettiva di una maggiore autonomia strategica dell’Europa nel campo della difesa e della sicurezza ed in quello della ricerca e sviluppo nelle tecnologie avanzate, con particolare riferimento alle loro applicazioni in campo militare, di grande attualità”. Tutto ciò, si legge, chiama “necessariamente in causa anche la mancanza di una vera politica estera europea e le divisioni tra i Paesi membri emerse in più contesti sulle priorità di azione nel campo della Sicurezza e della Difesa”.

Il punto è lo stesso identificato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: “Si possono avere le forze più avanzate al mondo, ma se non si è mai pronti a utilizzarle, qual è la loro utilità?”. Di più: “Ciò che ci ha frenato finora non è solo una carenza di capacità, ma piuttosto la mancanza di volontà politica”.

Lo ha riformulato Graziano oggi di fronte alle commissioni di Senato e Camera. Il generale ha illustrato l’ipotesi di una “Joint EU Entry Force”, pensata come “una formazione militare multinazionale di natura interforze, composta da un numero variabile di assetti; per voler dare un’idea e basandosi sull’entità media dei contingenti occidentali impiegati in operazioni di gestione delle crisi negli ultimi anni, il volume organico di tale forza non potrebbe essere inferiore a cinquemila/seimila soldati”. Eppure, ha aggiunto Graziano, “al netto di tutti gli asset abilitanti, quello che è necessario è una chiara e ferma volontà politica dei paesi membri”. Di più: “Senza una univoca convergenza degli Stati membri verso il rafforzamento della Sicurezza e Difesa comune diventa superfluo avanzare riflessioni su possibili strumenti militari comuni e sull’esigenza di dotarsi di qualsivoglia capacità militare europea”.

La stessa pragmaticità si applica al tema dei finanziamenti. La lettura realistica l’ha offerta di recente Mario Draghi: “è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più in Difesa di quanto fatto finora”. Oggi Graziano ha ribadito il concetto: “il finanziamento (o la compensazione dei costi) delle iniziative nel settore difesa è la chiave per la buona riuscita di qualsiasi progetto in seno alla Difesa e Sicurezza comune”. C’è dunque “la necessità di individuare forme nuove di finanziamento comune, il common funding appunto, che non possono limitarsi all’intensivo utilizzo di strumenti finanziari immaginati per altre esigenze”.

Tra le ipotesi possibili, ha ricordato il generale, c’è anche quella lanciata da von der Leyen: l’esenzione dall’Iva per l’acquisto di materiale della difesa sviluppato e prodotto in Europa da aziende europee”. Altra misura ipotizzabile “potrebbe essere quella di scorporare le spese per investimento, ricerca e sviluppo per la Difesa dal computo del rapporto deficit/Pil degli Stati membri”. Infine, ha concluso, si potrebbe rispolverare “un piano per l’emissione di bond per la difesa europea per finanziamenti comunitari in materia”.

Condividi tramite