A poche settimane dalla fine del suo mandato, il generale Enzo Vecciarelli, capo di Stato maggiore della Difesa, è stato audito dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto dal senatore Adolfo Urso. A piazza San Macuto ha ricevuto “unanime apprezzamento per il mandato svolto in questi tre anni”, e (in quasi due ore) parlato di molteplici temi d’attualità

Ritiro dall’Afghanistan, Difesa europea e nuovi domini di confronto. Questi i temi dell’audizione odierna del generale Enzo Vecciarelli, capo di Stato maggiore della Difesa, al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto dal senatore Adolfo Urso. Il generale è arrivato a piazza San Macuto a poche settimane dalla scadenza del suo mandato, non rinnovabile, per cui è aperta la corsa al suo successore. Dal Copasir ha ricevuto “unanime apprezzamento per il mandato svolto in questi tre anni”.

L’audizione, ha fatto sapere in una nota il presidente Urso, è durata quasi due ore. Al primo punto dell’agenda “il contesto internazionale anche alla luce del disimpegno militare avvenuto in Afghanistan, che ha aggravato la situazione e posto in evidenza la necessità di scelte politiche nazionali ed europee non più dilazionabili a fronte anche dei mutati interessi degli Stati Uniti”. Sul tema, tra fine agosto e inizio settembre, il Comitato aveva sentito i ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, nonché i direttori di Dis e Aise, Elisabetta Belloni e Giovanni Caravelli. Più recente l’audizione dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo, tra gli ultimi a lasciare Kabul in qualità di rappresentante civile della Nato (qui l’intervista di Formiche.net).

Con il generale Vecciarelli l’attenzione si è focalizzata su ciò che l’epilogo dell’Afghanistan ha significato in termini di cambiamento dello scenario geo-strategico, compresa la spinta al dibattito europeo sull’esigenza di alzare l’asticella sulla Difesa comune. “Si è approfondito l’aspetto della politica di difesa comune sia nell’ambito dell’Unione europea sia in quello della Nato, e del ruolo svolto dalla Difesa italiana in questi contesti, che hanno evidenziato la grande professionalità delle nostre Forze armate”, si legge nella nota di Urso. “Si è poi affrontato il tema del progetto di difesa europea in termini di opportunità e di criticità ad esso connesse, sia in riferimento alle pluralità delle competenze in sede europea, sia alla conclamata difformità nelle priorità nazionali”.

Trattasi della nota questione “politica” che è alla base del dibattito. Senza una volontà comune a definire obiettivi e strategie condivisi, difficile poter immaginare la creazione di nuovi strumenti. Il punto è lo stesso identificato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: “Si possono avere le forze più avanzate al mondo, ma se non si è mai pronti a utilizzarle, qual è la loro utilità?”. Di più: “Ciò che ci ha frenato finora non è solo una carenza di capacità, ma piuttosto la mancanza di volontà politica”.

Durante l’audizione di Vecciarelli al Copasir si è parlato anche delle parole di von der Leyen, in particolare del passaggio dedicato alla condivisione delle informazioni di intelligence (per una “comune conoscenza situazionale”), così da avere una visione condivisa della minaccia, essenziale per passare poi alla condivisione della strategia di risposta (qui il focus).

“Nel corso dell’audizione – prosegue la nota di Urso – si è anche esaminato il ruolo strategico svolto dalla Difesa italiana in ambito internazionale e di come essa svolga anche un ruolo di soggetto abilitante per ricerca e sviluppo nel campo dell’industria militare e della sicurezza, asset strategici della economia del Paese”. Il richiamo riguarda sia le credenziali che l’Italia può vantare su tanti tavoli internazionali grazie alla professionalità dei militari impegnati in missione, sia il rapporto diretto tra le esigenze delle Forze armate e i prodotti e servizi realizzati dal comparto industriale. Sul tema è arrivata a fine luglio la prima direttiva ministeriale per la politica industriale della Difesa, targata Lorenzo Guerini, tesa proprio a creare un “sistema Difesa” a servizio del Paese, in grado di soddisfare le esigenze delle Forze armate e di preservare le eccellenze tecnologiche del comparto industriale.

Infine, a palazzo San Macuto è stato evidenziato “come le Forze armate agiscano con grande capacità e competenza in uno scenario che vede una evidente interconnessione fra i diversi domini che caratterizzano la sicurezza nazionale, non solo quelli tradizionali ma, ad esempio, anche quelli della sicurezza finanziaria ed energetica, del cyber e dello spazio”. Qui il riferimento va al Concetto strategico del capo di Stato maggiore della Difesa, rilasciato da Vecciarelli alla fine dello scorso anno. Ha come obiettivo l’adeguamento dell’architettura organizzativa della Difesa nei confronti delle nuove sfide globali, superando il concetto interforze per abbracciare quello del multi-dominio. Comprende cioè i nuovi domini (cyber e spazio, ciascuno con un nuovo comando, Cor e Cos) e le nuove modalità di interazione tra le diverse componenti della Difesa (con la trasformazione del Coi a Covi). D’altra parte, spiegano gli esperti, le guerre del futuro saranno informative e multi-dominio.

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