Siamo in una guerra commerciale, ora “armiamoci”. Al Live Talk di Formiche.net Luciano Floridi, professore all’Università di Oxford, legge l’esito del Trade and Technology Council di Pittsburgh e ne traccia il contesto, tra valori universali e investimenti tecnologici

A Trade and Tech Bridge over the Atlantic, il Live Talk di Formiche.net

“È il momento di far cadere la finzione secondo cui non siamo in una guerra commerciale [con la Cina]. Ci siamo eccome. E vogliamo vincerla”. Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, non mena il can per l’aia nello sviscerare le potenzialità del Trade and Technology Council (Ttc), la piattaforma di confronto tra Ue e Usa che vedrà le due potenze collaborare in ambiti tecnologici e commerciali.

Parlando all’evento di Formiche.net “A Trade and Tech Bridge Over the Atlantic” insieme a Martijn Rasser (Cnas) e Giorgia Abeltino (Google), il professore ha definito la riunione di Pittsburgh – che settimana scorsa ha dato il via ai lavori del Ttc – un chiaro tentativo di ricucire i rapporti tra le sponde dell’Atlantico, dopo le tensioni dei quattro anni trumpiani, che hanno danneggiato le possibilità di far fronte comune davanti a Pechino.

La dichiarazione congiunta non parla esplicitamente del Dragone, ma leggendola in controluce – tra i riferimenti al contrastare pratiche economiche e politiche “non di mercato” (leggi: anticoncorrenziali) – se ne intuisce perfettamente il profilo. Sullo sfondo, i valori come “diritti umani e dei lavoratori. Cito dal documento: tutela dell’ambiente, stato di diritto, non discriminazione, trasparenza regolatoria, commercio di mercato, libertà di innovare, tutela delle innovazioni)”.

L’entente da ricostruire tra Europa e Stati Uniti parte da questi valori – che non sono solo “occidentali” ma universali, ha rimarcato il professore – come anche dalla fiducia nel partner, nel fatto che anch’esso li persegua, sebbene con modalità diverse. Riassumendo: se l’approccio Ue è basato sui diritti umani, è regolatorio, top-down, quello Usa è radicato nel libero mercato e nella competizione.

“Queste due forze possono essere viste come inconciliabili, o complementari”, ha detto Floridi, “e se c’è fiducia c’è armonizzazione e accesso privilegiato. Incrociamo le dita e speriamo che [il Ttc] sia una questione di sostanza e non di facciata, di modo che la relazione speciale possa far uscire i frutti della complementarietà”. Ossia: portare le aziende dalla nostra parte.

Il discorso vale in vista della minaccia cinese, che non è più solo economica, ma politica: basti vedere le ripercussioni dei finanziamenti cinesi nel mondo e le “trappole di debito” che costruiscono. Perciò i valori universali di cui sopra si devono tradurre in investimenti massicci, di modo che governi e compagnie possano consolidare assieme il fronte liberal-democratico, dagli investimenti per lo sviluppo dei Paesi africani alla tecnologia. E qui si torna al Ttc.

“La Guerra fredda era nucleare, quella commerciale è tecnologica”, ha chiosato il professore oxfordiano, “se questa è una guerra commerciale dobbiamo iniziare a investire nelle ‘armi’ di cui abbiamo bisogno.” Difatti non è un caso che la dichiarazione congiunta dedichi ampio spazio a intelligenza artificiale e semiconduttori.

Per Floridi il Ttc è un segnale della presa d’atto di Bruxelles e Washington per quanto riguarda la minaccia cinese. “Se vogliamo che questo secolo non diventi il secolo cinese, dobbiamo prendere questo conflitto seriamente”, ha detto, “dobbiamo vedere cosa può essere fatto e aiutare [la Cina] a diventare più democratica. Chi siamo noi per dire questo? Quelli che hanno visto cos’è giusto un po’ prima. Dirlo è disgustosamente arrogante, ma tant’è: questi sono valori universali, se deve esserci una discussione o uno scontro [commerciale], ben venga”.

(Foto: Twitter, @SecBlinken)

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