L’accordo raggiunto dagli europarlamentari abbassa le soglie per definire un gatekeeper, applicando le regole future anche a campioni europei e cinesi oltre a quelli americani. Progressi anche su pubblicità mirata e poteri antitrust

Il Parlamento europeo ha impresso una svolta all’iter del Digital Markets Act (Dma), il pacchetto legislativo europeo pensato per regolamentare l’operato dei giganti tecnologici e disegnare l’economia digitale del futuro. Il Financial Times riporta che mercoledì i principali partiti europei hanno raggiunto un accordo che permetterà ai parlamentari di votare il Dma la già settimana prossima, con la speranza che entri in vigore nella prima parte del 2022.

Il nuovo accordo raggiunto a Strasburgo ha cambiato la definizione di gatekeeper, le aziende dominanti e capaci di influenzare il mercato a loro favore. Adesso le regole si applicheranno alle aziende con valore di mercato di almeno 80 miliardi di dollari e che offrono almeno un servizio online. Rientreranno in questa definizione le grandi multinazionali tech americane ma anche altre, come l’olandese Booking e la cinese Alibaba.

Fino a poco fa le soglie erano ben più alte e pareva che il Dma mirasse a limitare solo le aziende statunitensi come Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft, evitando di includere le grandi realtà tech europee nella malcelata speranza di farle crescere tagliando le gambe alla competizione. Un accanimento che ha attirato la condanna del presidente americano Joe Biden, la cui amministrazione ha collaborato con Bruxelles per creare un forum su tecnologia e commercio per coordinare e risolvere le dispute tra le due sponde del nord Atlantico.

Le nuove regole proposte prevedono anche un aumento dei poteri delle autorità antitrust nazionali per permettere loro di investigare a fondo le acquisizioni delle società Big Tech nei confronti dei rivali minori. Una misura pensata per evitare la strategia buy or bury, compra o affossa, che gli osservatori hanno più volte attribuito ai player dominanti.

Un altro compromesso è stato raggiunto – a fronte di una lunghissima negoziazione – in materia di pubblicità mirata, il tassello fondamentale del business model pubblicitario di Google e Facebook ma anche uno strumento vitale per molte piccole e medie aziende che vi imperniano il loro operato. Gli europarlamentari hanno deciso che non bandiranno la pratica ma la sottoporranno a restrizioni severe, tra cui misure protettive per i bambini e obblighi di trasparenza.

Intanto, la strada sembra ancora in salita per il Digital Services Act (Dsa), un pacchetto complementare al Dma pensato anche per regolare i contenuti illegali o dannosi sulla rete. Gli europarlamentari sperano di raggiungere un accordo anche su questo entro fine anno, ma è difficile che il Dsa arrivi in Parlamento per il voto prima del 2022.

Condividi tramite