Viaggio a Bruxelles per Haines, direttrice dell’intelligence americana, per avvertire gli alleati Nato che c’è poco tempo per impedire azioni militare del Cremlino. Washington in pressing per un accordo su un pacchetto di misure economiche e militari

Un viaggio a Bruxelles da programmato da tempo ma che all’ultimo momento ha visto un cambio delle priorità in agenda: in cima sono finite l’Ucraina e la possibilità di un intervento militare della Russia di Vladimir Putin. A compierlo questa settimana è stata Avril Haines, direttrice dell’intelligence degli Stati Uniti, che ha incontrato gli ambasciatori dei Paesi Nato sulla situazione che si sta facendo sempre più calda.

L’ha rivelato il New York Times, sottolineando come l’intelligence statunitense abbia avvertito gli alleati che c’è poco tempo per impedire alla Russia di intraprendere azioni militari in Ucraina (questione recentemente anche al centro di uno scontro tra il direttore di Repubblica Maurizio Molinari e la diplomazia russa). Dicendolo, auspica che i Paesi europei lavorino con gli Stati Uniti su un pacchetto di misure economiche e militari per scoraggiare Mosca.

I servizi segreti americani e britannici, spiega il quotidiano newyorchese, sono sempre più convinti che Putin stia valutando l’ipotesi di un’azione militare per prendere il controllo di una fascia più ampia dell’Ucraina o per destabilizzare il Paese abbastanza da inaugurare un governo più vicino a Mosca.

L’intelligence statunitense, secondo le fonti americane ed europee del New York Times, hanno detto agli alleati che Putin è sempre più preoccupato dal processo di pace concordato con Francia e Germania dopo l’annessione della Crimea e il sostegno alla rivolta separatista nel Donbass. E che Putin, che continua ad ammassare truppe al confine con il Paese vicino, potrebbe essere intenzionato ad assicurarsi una via di terra tra l’Ucraina orientale e la Crimea. Gli analisti americani credono che il presidente veda i prossimi mesi come un momento unico per agire, approfittando dell’uscita di scena di Angela Merkel e dei crescenti prezzi dell’energia, che potrebbero limitare il supporto dell’Europa – dipendente in gran parte dalle forniture russe – a sanzioni dure.

“Se noi, l’Occidente, sembriamo non essere coesi e pronti a lavorare insieme, allora il rischio che il Cremlino faccia un terribile errore di calcolo sale”, ha detto Frederick B. Hodges, l’ex comandante delle truppe americane in Europa, ora al Center for European Policy Analysis.

Pressato anche dal Partito repubblicano, il presidente statunitense Joe Biden ha inviato recentemente il capo della Cia, William Burns, a Mosca, per incontrare il capo del Consiglio per la sicurezza russa Nikolai Patrushev e il capo dell’Svr Sergey Naryshkin. Faccia a faccia a cui è seguita una telefonata con Putin.

Secondo Dario Quintavalle, la Russia potrebbe invadere l’Ucraina. Ma non lo farà. Ha scritto su Formiche.net che rispetto al 2014, “quando le condizioni erano assai più favorevoli”, oggi “l’Ucraina è ben armata, ha un esercito indurito da anni di esperienza sul campo, e una invasione aperta incontrerebbe ben altri ostacoli, oltre che un sentimento nazionale assai più forte”. Senza dimenticare che “in Russia certe avventure militari suscitano assai meno attrattive di un tempo” e che il Cremlino “con l’Europa sta facendo ottimi affari, e non ha nessun interesse a fornire pretesti per ostacolare la messa in funzione del gasdotto Nord Stream 2”.

Condividi tramite