Immagini satellitari raccontano di una riproduzione sofisticata di una portaerei americana nello Xinjiang. Si tratterebbe di un bersaglio dei programmi missilistici di Pechino

Un poligono di tiro per l’esercito cinese completato nelle scorse settimane e situato nel Taklamakan, deserto situato quasi interamente dello Xinjiang, regione fondamentale per la Via della Seta e al centro delle tensioni tra Cina e Stati Uniti per il trattamento riservato dal governo di Pechino alla minoranza uigura (Washington e altre capitali alleate parlano di “genocidio”). Tra i bersagli riprodotti ci sono una portaerei statunitense e due cacciatorpedinieri della classe Arleigh Burke. A rivelarlo è USNI News che ha analizzato delle immagini satellitari fornite dalla società Maxar.

“Il sito è vicino a un ex poligono di tiro che la Cina ha usato per testare le prime versioni dei suoi cosiddetti missili balistici antinave DF-21D, secondo quanto riportato dalla stampa nel 2013”, si legge nell’articolo firmato dagli esperti H I Sutton e Sam LaGrone che sottolineano l’attenzione cinese verso le lle navi da guerra della Marina degli Stati Uniti.

“A differenza del bersaglio a forma di portaerei della Marina iraniana nel Golfo Persico, la nuova struttura mostra segni di un poligono di tiro strutturato e complesso”, continuano (delle esercitazioni iraniani Formiche.net si è occupata un anno fa). Non ci sono, infatti, soltanto sagome ma anche pali che potrebbero essere utilizzati per i riflettori radar per simulare la sovrastruttura della nave: si tratta di un passo avanti rispetto sia i bersagli di Teheran sia quelli già messi in piedi da Pechino.

Le Forze missilistiche dell’Esercito popolare di liberazione hanno diversi programmi di missili balistici all’attivo. Un rapporto del Pentagono pubblicato la scorsa settimana (qui l’analisi di Formiche.net) spiego l’obiettivo di Pechino e di questa forza armata nel specifico: tenere sotto il tiro dei di missili balistici le portaerei statunitensi in tutto il Pacifico occidentale.

(Foto: USNI News, Maxar Technologies)

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