Pechino teme la risposta Usa, ovvero la Build back a better world (B3W): iniziate le prime consultazioni in Africa, dove la penetrazione cinese (al pari dei Balcani) è un fatto acclarato. Ma il caso della Malesia preoccupa il presidente

Il simposio sulla Via della Seta, il terzo del suo genere, è stato caratterizzato per un richiamo (insolito) del leader cinese. Ha pubblicamente chiesto più sforzi per continuare a promuovere lo sviluppo della Belt and Road Initiative. Xi Jinping ha anche messo in guardia dal contesto internazionale sempre più complesso per lo sviluppo della Bri, elencando i fattori che incidono, come l’agguerrita concorrenza causata da un nuovo ciclo di trasformazione industriale (si legga contromosse degli altri players come la B3W, il Build Back Better World proposto da Biden all’ultimo G7), chiudendo con un paradosso: attenzione alla concorrenza straniera contro i prodotti cinesi.

QUI PECHINO

Pechino teme che la Via della Seta possa subire dei ritardi non solo a causa del freno rappresentato dal Covid? Come già osservato su queste colonne nei giorni scorsi, l’alternativa Usa alla Bri è in embrione e sta per nascere. Ma l’insolito richiamo del presidente cinese Xi in occasione del simposio sulla Belt and Road impone una riflessione. Si è trattato di un meeting di alto livello, introdotto dal vicepremier Han Zheng, che è anche membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese e capo del gruppo dirigente per la promozione della Bri. Ovvero, l’intenzione di Xi è stata quella di parlare a tutti in modo diretto, proprio per stimolare il gruppo dirigente ad una accelerazione.

Xi ha chiesto una fiducia reciproca politica più forte, meccanismi più cooperativi e una migliore rete di connettività che colleghi terra, mare, aria e cyberspazio. Tutti temi che hanno un comun denominatore: niente intralci o timori, ma dritti per la strada intrapresa.

B3W

Perché Xi ha sentito il bisogno di un richiamo simile? Intanto va registrato il fatto che il primo viaggio in Europa di Joe Biden da presidente degli Stati Uniti durante il G7 si è caratterizzato per il varo della B3W a cui ha fatto seguito la mossa del Consiglio affari esteri dell’Unione europea circa il progetto “Globally Connected Europe”.

Si tratta, guardando al B3W, di un partenariato internazionale per sostenere progetti legati a clima, salute, tecnologia digitale e parità di genere nei paesi in via di sviluppo. Recentemente Daleep Singh, consigliere per la sicurezza nazionale in economia dell’amministrazione Biden, ha visitato Ghana e Senegal come prima sessione di ascolto di B3W in Africa, un continente dove la penetrazione cinese è un fatto acclarato.

SCENARI

Particolare attenzione è stata riservata all’Africa (al pari dei Balcani) dalla diplomazia cinese. Xi ha curato in prima persona l’azione di cooperazione in materia di salute post Covid-19, e così al contempo far avanzare l’iniziativa Silk Road E-Commerce tramite la vax-diplomacy.

Attenzione al caso malese: il primo progetto della Belt and Road Initiative in Malesia risale a dieci anni fa, ma della miriade di accordi siglati nell’ultimo lustro non resta molto. A questo caso si riferivano le preoccupazioni di Xi?

In sostanza nel paese resta valido solo l’East Coast Rail Link (Ecrl) mentre il pezzo forte dell’accordo tra Cina e Malesia, ovvero il progetto ferroviario da 11,9 miliardi di dollari che collega la costa orientale e occidentale della penisola malese, dopo lo stop del 2018 è stato più volte rivisto. La Malesia non è un partner qualsiasi per Pechino: il Forest City di Country Garden Holdings, che è il più grande progetto all’estero da uno sviluppatore cinese, ha tagliato il personale costantemente dal 2019 a oggi e dimostra quanto il progetto Bri nella sua interezza stia subendo una fase delicatissima.

PARADOSSO

Xi ha anche sottolineato un passaggio che ha del paradossale, se solo si pensa al volume di affari (passato e presente) relativo alla concorrenza sleale cinese: ha chiesto la nascita di una piattaforma di allerta precoce che valuti il rischio per i progetti cinesi all’estero, in stretto coordinamento con una serie di meccanismi per la protezione degli interessi del Paese all’estero. Ovvero una clava contro chi fa concorrenza alle attività commerciali cinesi.

@FDepalo

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