I ministri Cingolani e Di Maio a Berlino per una conferenza sulla transizione energetica. Diplomazie al lavoro sui dettagli dell’accordo di solidarietà bilaterale che prevede consegne di gas in caso di estrema necessità. Sforzi paralleli per diversificare, congiunture all’orizzonte sull’idrogeno. Buck (Ahk Italien): “Forte segnale a Mosca. Serve programmare insieme l’uscita dai circuiti di fornitura energetica russi”

“È importante che il gas dalla Russia venga sostituito”, ha detto Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, intervenendo martedì 29 marzo alla conferenza Berlin Energy Transition Dialogue. Allo stesso evento prenderà parte mercoledì Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, che avrà anche un incontro bilaterale con l’omologa Annalena Baerbock.

Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia della firma, proprio all’evento nella capitale tedesca, di un accordo di solidarietà bilaterale fra Germania e Italia, che prevede delle consegne di gas in caso di estrema necessità, sulla scia di quelli che Berlino ha già con siglato in passato con Austria e Danimarca. In realtà, quella notizia era sbagliata: c’è un’interlocuzione in corso tra i due Paesi, ma i dettagli tecnici devono essere definiti, a quanto appreso da Formiche.net. Non c’è una scadenza predefinita per l’accordo. Tuttavia, i colloqui in corso confermano l’allineamento di Italia e Germania, che parallelamente stanno anche lavorando a un Piano d’azione che potrebbe essere siglato a giugno (salvo ulteriori complicazioni legate alla situazione in Ucraina) e che permetterebbe all’Italia di chiudere il cerchio dopo il Trattato del Quirinale firmato con la Francia a fine novembre.

LE DICHIARAZIONI DI CINGOLANI E HABECK

Dicendosi certo che l’attuale crisi legata all’invasione dell’Ucraina “accelererà la transizione ecologica”, Cingolani ha auspicato di poter disporre di più energia rinnovabile nel giro di un paio d’anni. “In Italia sostituiremo il gas dalla Russia nella stessa quantità o anche un po’ meno, visto che stiamo accelerando sulle rinnovabili e i programmi di efficienza”, ha spiegato. In futuro “avremo più elettricità da fonti rinnovabili e un po’ meno da gas, ma la strada al 2030 è chiara, la sfida vera sarà però dopo il 2030”. Per questo, ha aggiunto, “servirà un panorama energetico del tutto diverso. A ora non penso che Paesi ad alta intensità energetica come Germania e Italia possano farcela solo con rinnovabili e un po’ di gas per la programmabilità, si dovrà riflettere a fondo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Robert Habeck, l’omologo tedesco con cui Cingolani ha avuto un bilaterale. La Germania “si è messa in una situazione di forte dipendenza da punto di vista energetico” e il fatto di aver puntato tanto sulla Russia “è difficilmente comprensibile”, ha detto il ministro che è anche vicecancelliere. “Adesso dobbiamo ammettere che abbiamo sbagliato. Però la Germania e l’Europa, passo dopo passo, si stanno ora rendendo più indipendenti dai fossili russi”.

LE MOSSE DI ROMA E BERLINO PER DIVERSIFICARE

I due Paesi si stanno già muovendo per ridurre la propria dipendenza dal gas russo diversificando le forniture. Giorni fa, il vicecancelliere Habeck si è recato in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per negoziare l’attivazione di nuove fonti di gas verso la Germania, che intanto ha opzionato tre stazioni galleggianti e sta costruendo diversi rigassificatori per riconvertire il gnl (pronti tra il 2022 e il 2023). Anche l’Italia si è mossa: mentre il governo negozia l’acquisizione di alcune centrali galleggianti per rigassificare, Di Maio si è già recato in Algeria, Angola, Azerbaigian, Congo e Qatar per negoziare un aumento di forniture. Parallelamente si riflette sul potenziamento delle infrastrutture esistenti, dal raddoppio del Tap alla ripresa dei lavori per aprire il tanto rimandato EastMed/Poseidon.

L’ASSE STRATEGICO GERMANIA-ITALIA

Se analizzata dal punto di vista del gas, l’intesa tra Germania e Italia può diventare uno dei cardini della transizione energetica europea. Una è la prima economia europea per dimensione, l’altra è la terza. Entrambe hanno puntato sul gas naturale come vettore per la decarbonizzazione e le rinnovabili come punto d’arrivo. E da quando il metano russo è diventato tossico, l’importanza del nostro Paese è aumentata di diversi ordini di grandezza. C’entrano la posizione strategica del nostro Paese e le sue interconnessioni energetiche, dalla rete elettrica ai gasdotti, che lo rendono un centro nevralgico per l’area mediterranea. C’entra anche la volontà dei Paesi di aumentare il ricorso all’idrogeno, che può essere progressivamente ibridato con il metano nei condotti (con aggiustamenti quasi irrisori) fino a sostituirlo, si spera. Anche in questo senso vanno gli investimenti verdi degli europei, più quelli statunitensi nell’Unione europea.

Oggi il nodo è a monte: l’elettrolisi è un processo molto energivoro e per produrre idrogeno “verde” si può ricorrere solamente alle fonti zero-carbon, che nel nostro caso sono le rinnovabili. Lo stesso dicasi per i Paesi nordafricani e del Sahel, dove Italia, Germania e l’Unione europea stanno versando miliardi in investimenti. Stabilizzando e potenziando l’industria locale si punta anche a importare l’elettricità pulita (via cavo), nonché il metano, e quando le infrastrutture rinnovabili lo permetteranno anche l’idrogeno (via gasdotto).

LE PAROLE DI BUCK (AHK ITALIEN)

“Con l’invasione dell’Ucraina la questione energetica, centrale già dalla fine del 2021, ha acquistato una nuova urgenza: le sanzioni alla Russia hanno mostrato come la dipendenza energetica da Mosca sia problematica tanto a livello politico quanto economico”, commenta Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk Italien) e Delegato dell’economia tedesca in Italia, a Formiche.net. “Italia e Germania sono tra i Paesi più interessati da questa dipendenza e la stretta interconnessione dei loro sistemi economici, rende necessario programmare insieme l’uscita dai circuiti di fornitura energetica russi, con strategie comuni di mutuo supporto”, aggiunge.

Italia e Germania sono strettamente interconnesse, e la crescita di una si basa sulla crescita dell’altra, ricorda ancora Buck. Nel contesto europeo, “questa partnership, che proprio nel 2021 ha toccato la cifra record di 142 miliardi, gioca un ruolo fondamentale per tutti, e può porsi come un modello. Questo implica, chiaramente, un sostegno reciproco nello sforzo di rendersi autonomi da Mosca sul piano energetico: l’energia è infatti un grande tema per i settori al centro dell’interscambio tra i nostri Paesi, dalla siderurgia al chimico-farmaceutico passando per l’elettrotecnica”, spiega.

“Per questi motivi, oltre che per favorire la transizione dei nostri sistemi produttivi tutelando al tempo stesso il nostro ruolo nel contesto economico europeo, da tempo Italia e Germania lavorano a posizioni comuni, penso all’Aktionsplan della ministra Baerbock o alla discussione sulla tassonomia europea”, prosegue. Secondo Buck, l’accordo di solidarietà prosegue proprio in questa direzione: “Sostenendosi a vicenda nella rimodulazione delle catene del valore, i due Paesi tutelano la loro partnership e il loro ruolo nel contesto europeo, dando anche un forte segnale a Mosca”, conclude.

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