Human Right Watch ha denunciato, attraverso dozzine di testimianze, una serie di esecuzioni di massa compiute dalle forze militari della giunta di Bamako e da alcuni militari stranieri “associati”. Quei testimoni dicono che i soldati stranieri erano russi

Secondo le informazioni raccolte da Human Right Watch, le forze armate del Mali e alcuni “soldati stranieri associati” hanno presumibilmente giustiziato in modo sommario circa trecento civili, alcuni dei quali sospettati di essere combattenti islamici, nella città di Moura. I fatti sono avvenuti alla fine di marzo 2022, la scorsa settimana. L’aspetto di valore della vicenda riguarda il coinvolgimento di quei “soldati stranieri associati”, che Hrw identifica, attraverso diverse testimonianze raccolte, come “russi”.

Le persone uccise erano tra quelle arrestate durante un’operazione militare nella fascia centrale, iniziata il 21 marzo e durata alcuni giorni. Si tratta della peggiore atrocità riportata nel decennale conflitto che vede le autorità maliane contrapporsi a diverse entità armate, spesso ricondubicili alle sigle del terrorismo internazionale.

È noto che la giunta golpista di Bamako ha sottoscritto un accordo da dieci milioni di dollari al mese per mettere al proprio servizio la società militare privata Wagner Group, un’entità molto discussa che sarebbe direttamente collegabile agli asset tattici militari del Cremlino, usata per il lavoro sporco (come attualmente in Ucraina) e per operazioni ibride di influenza. Mosca nega ogni collegamento.

Quella scelta maliana ricevette diverse attenzioni perché i golpisti (rapidamente: il Paese ha subito due colpi di stato in pochi mesi tra agosto 2020 e maggio 2021, su cui ci sono speculazioni di interferenze russe) preferirono l’appoggio dei mercenari di Mosca al rafforzamento della missione di sicurezza Minusma dell’Onu e di quelle locali dell’Unione europea a guida francese. La presenza della Wagner rende incompatibile le attività di training e advisory militari europee.

Inoltre, c’è la preoccupazione che si possa creare un altro pericoloso precedente in cui il modello putiniano venga visto come potenzialmente alternativo a quello proposto da organismi multilaterali come l’Onu o da Usa e Ue. Le conseguenze si ritrovano adesso sul campo. Nei giorni in cui si diffondono le immagini tragiche del massacro di Bucha, a nord-ovest di Kiev, dal Mali arrivano indicazioni simili con potenziali-protagonisti altrettanto simili.

Le forze dell’esercito maliano e quei soldati stranieri hanno giustiziato in piccoli gruppi diverse centinaia di persone, molte del gruppo etnico pastorale Peuhl o Fulani, che erano state radunate a Moura. Bamoko ha fatto sapere che si sarebbe trattato di scontri a fuoco contro miliziani che volevano organizzare un attentato. Hrw ha parlato con 27 fonti locali diverse, e tutte hanno testimoniato che si è trattato di esecuzioni sommarie assistite da “uomini bianchi che parlavano una strana lingua” (il russo?).

Da gennaio, diversi testimoni hanno descritto la presenza di decine di uomini armati bianchi, non francofoni, che partecipano a operazioni militari nelle città maliane centrali di Sofara, Ségou, Mopti, Diabaly e Belidanédji e dintorni. I residenti hanno detto di credere che questi soldati fossero russi; su questo va detto che è noto che il governo di transizione golpista ha stretto quell’accordo di sicurezza con la Wagner, e magari questo influenza le percezioni.

Secondo i sopravvissuti e i testimoni, quei “soldati bianchi” non solo hanno partecipato, ma diretto le esecuzioni. Alcuni delle persone sarebbe state giustiziate per il semplice sospetto di essere terroristi o aver rapporti con i terroristi. Moura è stata sotto il quasi controllo dei combattenti islamisti legati ad Aqim (Al Qaeda in Islami Maghreb), che ha imposto regolarmente le tasse (zakat) agli abitanti, ha minacciato i civili che si rifiutavano di aderire al loro rigido codice di comportamento sharitico e imposto il controllo tipico jihadista sulla città. Questo chiaramente non significa che tutti siano collaborazionisti.

In un’operazione del 27 marzo, diversi soldati – si parla che tra questi sarebbero stati coinvolti almeno un centinaio di russi – si sono paracadutati nel mercato di Moura e, dopo uno scontro a fuoco con i miliziani locali, hanno bloccato le strade e iniziato a rastrellare quella parte di città. Prendevano prigionieri, li interrogavano, li hanno divisi in gruppi minori e poi sono stati giustiziati, scrive Hrw.

I testimoni hanno detto anche che alcune vittime sono state colpite alla testa, mentre altri gruppi da raffiche: ossia per quanto sembra i militari della giunta golpista di Bamoko e i soldati stranieri che li assistono in queste operazioni hanno organizzato proprio dei plotoni di esecuzioni sommari.

Uno dei testimoni ha detto all’organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani: “Uomini bianchi che parlano una lingua bizzarra si sono dispiegati in tutta la città. Volevo fuggire ma avevo paura di essere colpito dall’elicottero sopra di me. Gli uomini bianchi mi hanno arrestato e poi portato in un posto vicino alle dune di sabbia dove ho trovato centinaia di altri. Un soldato maliano continuava a dire: “Voi ci uccidete di notte, poi di giorno fate finta di essere civili”. Ogni notte la gente veniva portata fuori e fucilata. Mercoledì (sarebbe stato il 30 marzo, ndr), hanno preso 10 uomini tra cui l’amico con cui ero venuto al mercato. Non potevo guardare […] avevo paura che se li avessi guardati avrebbero preso anche me”.

Altri testimoni spiegano che alcune delle persone scelte per le esecuzioni erano effettivamente jihadisti (da notare che in uno stato di diritto avrebbero anche loro a un equo processo, polemica che in Occidente si ricrea ogni volta che viene ordinata l’eliminazione di un target di primario interesse e pericolosità). Altri invece erano semplicemente simili ai jihadisti perché gli era stato imposto di allungare la barba o indossare determinati indurimenti.

Uno degli aspetti più importanti che racconta la vicenda di Moura riguarda ancora una volta il confronto tra modelli. Se insieme alle forze della giunta golpista maliana fossero intervenute unità occidentali – ossia appartenenti al modello democratico – quel genere di esecuzioni non sarebbe stata possibile perché i militari europei e statunitensi, così come quelli delle Nazioni Unite, si muovono secondo regole di ingaggio dettate dal diritto internazionale. Altri soldati, di altri Paesi e modelli, hanno meno scrupoli: e forse si lega a questo la scelta fatta da Bamako sulla Wagner.

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