Putin prepara le armi nucleari tattiche: “Non vediamo prove concrete ma non prendiamo alla leggera la possibilità”. Xi, l’Ucraina e le lezioni apprese per Taiwan: “È determinato a prenderne il controllo ma la guerra sta influenzando i calcoli su come e quando farlo”

“È stato il dettaglio e la precisione di ciò che stavamo vedendo in termini di pianificazione russa, unito [all’]assoluta convinzione di Vladimir Putin che la finestra per l’uso della forza si stava chiudendo…. Questo non vuol dire che non abbiamo passato molte notti insonni a chiederci se avessimo ragione o meno, e molte notti insonni a sperare che ci sbagliassimo.

Quando il presidente [degli Stati Uniti] (Joe Biden, ndr) ha preso alcune decisioni molto attente e selettive di declassificare l’intelligence, penso che abbia contribuito a negare a Putin qualcosa che per molti anni gli ho visto fare abbastanza abilmente, ovvero creare false narrazioni per inscenare quelle che vengono chiamate operazioni false flag. Nel periodo che ha preceduto la guerra, era determinato a cercare di creare un pretesto per l’invasione, a creare casi in cui potesse cercare di addossare la colpa agli ucraini per aver provocato le ostilità – e smascherando molte di queste false narrazioni, credo che abbiamo contribuito in molti modi a disarmare quella che in passato è stata un’arma utile per lui”.

Così William Burns, ex ambasciatore statunitense in Russia e oggi direttore della Cia, ha risposto alle domande di Edward Luce del Financial Times in merito all’utilizzo preventivo dell’intelligence. È quello che su Formiche.net abbiamo chiamato strategia iper-comunicativa e che Dan Lomas, docente di intelligence e studi sulla sicurezza alla Brunel University di Londra, ha definito approccio pre-buttal.

Ci sono, però, momenti in cui troppa pubblicità non è gradita all’intelligence – sono pur sempre servizi segreti. È il caso dei generali russi che sarebbero stati colpiti dall’esercito ucraino grazie alle informazioni statunitensi. Nei giorni scorsi il presidente Biden avrebbe chiesto alla comunità d’intelligence e al Pentagono di evitare di spifferare ai media tutte le attività di assistenza che Washington fornisce a Kiev. “È molto rischioso, è pericoloso quando si parla troppo, sia che si tratti di fughe di notizie in privato, sia che si parli in pubblico di questioni specifiche di intelligence”, ha detto Burns al Financial Times.

“Sia la Casa Bianca che il Dipartimento della Difesa ne hanno parlato pubblicamente, quindi non ho nulla da aggiungere”, ha spiegato a Luce che gli chiedeva di commentare le indiscrezioni. Ma ha poi aggiunto: “L’unica cosa che vorrei dire è che è un grosso errore sottovalutare le significative capacità di intelligence che gli ucraini stessi hanno. Questo è il loro Paese. Hanno molte più informazioni di noi e molte più informazioni di noi negli Stati Uniti e tra i nostri alleati”.

Nell’intervista Burns ha parlato di Putin: dopo l’incontro di novembre “non mi sembrava” avesse “ancora preso la decisione irreversibile di lanciare l’invasione o di entrare in guerra” ma “era chiaramente orientato in quella direzione”. Della sopravvalutazione russa della propria forza militare e della resistenza alle sanzioni occidentali ma anche della sottovalutazione della risposta occidentale: “come abbiamo visto nelle prime settimane di questa guerra”, Putin “si sbagliava su ognuno di questi punti”.

E del rischio nucleare: “non vediamo prove concrete della pianificazione, del dispiegamento o del potenziale uso di armi nucleari tattiche da parte della Russia” tuttavia “non possiamo prendere alla leggera… queste possibilità”. Ma anche della deterrenza nucleare: Stati Uniti e Russia controllano “il 90% delle armi nucleari del mondo e anche nelle fasi peggiori della guerra fredda” entrambi i Paesi “hanno dimostrato di essere consapevoli di avere capacità uniche ma anche responsabilità uniche”. E dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato: “Per molti versi, si tratta di scelte che Putin stesso ha causato con la brutalità della sua aggressione all’Ucraina e le minacce che ha rivolto all’Occidente in generale”.

Burns ha parlato anche delle lezioni che la Cina potrebbe aver appreso dalla guerra in Ucraina ragionando sul parallelo tra questo conflitto e il futuro Taiwan. Ecco cos’ha detto.

“Non sottovaluterei l’impegno del [presidente] Xi Jinping nella partnership con la Russia di Putin. Il 4 febbraio, all’apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, tre settimane prima che [Putin] lanciasse l’invasione dell’Ucraina, Cina e Russia hanno rilasciato una lunghissima dichiarazione congiunta in cui proclamavano un’amicizia senza limiti. Credo che l’esperienza, per molti versi amara, della Russia di Putin in Ucraina nelle ultime 10 o 11 settimane abbia dimostrato che questa amicizia ha effettivamente dei limiti.

Ci sembra comunque che Xi Jinping sia un po’ turbato dal danno reputazionale che può derivare alla Cina dall’associazione con la brutalità dell’aggressione russa contro gli ucraini: turbato, certamente, dall’incertezza economica prodotta dalla guerra, in particolare in un anno, il 2022, in cui credo che Xi si concentri soprattutto sulla stabilità e sul superamento di un importante Congresso di partito il prossimo novembre, e credo anche turbato dal fatto che ciò che Putin ha fatto è stato un avvicinamento tra europei e americani”.

La guerra di Putin “non credo affatto” che “abbia eroso la determinazione di Xi a ottenere il controllo su Taiwan. Ma penso che sia qualcosa che sta influenzando i loro calcoli su come e quando farlo”, ha spiegato Burns. In particolare, il direttore della Cia sospetta “che siano stati sorpresi dalle prestazioni militari russe. Sospetto che siano stati colpiti dal modo in cui gli ucraini, attraverso uno sforzo di ‘tutta la società’, hanno resistito. Penso che siano stati colpiti dal modo in cui, in particolare, l’Alleanza transatlantica si è riunita per imporre costi economici alla Russia a seguito di questa aggressione. Credo quindi che stiano valutando con molta attenzione questi aspetti”.

Questi aspetti sembrano essere stati valutati anche dagli Stati Uniti e le dichiarazioni di Burns sono in linea con quelle rese dal resto della comunità d’intelligence statunitense questa settimana. La Cina sta osservando “molto, molto attentamente” ciò che sta accadendo in Ucraina e la risposta globale all’aggressione militare della Russia, ha spiegato il tenente generale Scott Berrier, direttore della Defense Intelligence Agency, in audizione al comitato Forze armate del Senato degli Stati Uniti. Pechino “preferirebbe non usare la forza militare per prendere Taiwan”, ha dichiarato nella stessa occasione Avril Haines, direttore dell’Intelligence nazionale. “Preferirebbero usare altri mezzi”, ha aggiunto parlando di pressione diplomatica ed economica. Tuttavia, la minaccia di una presa di potere militare da qui al 2030 rimane acuta, ha spiegato.

Stati Uniti e Taiwan stanno discutendo la strategia di difesa dell’isola e di rafforzamento della sua strategia di difesa cosiddetta del “porcospino”. Ecco cosa scrivevamo su Formiche.net qualche giorno fa.

“L’evoluzione della situazione in Ucraina può essere usata in qualche modo per mandare messaggi a Pechino su Taiwan. Se Vladimir Putin dovesse in qualche modo perdere presa sul Paese e si arrivasse a qualche forma di leadership change, per Xi sarebbe un segnale molto chiaro sul rischio di eccessivi avventurismi. Allo stesso tempo, se la guerra dovesse incancrenirsi verso un conflitto a medio-bassa intensità che sfianca la Russia, alla Cina arriverebbe un input analogo: meglio evitare di fagocitare un porcospino indigeribile”

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