Missione prevista a metà giugno, prima di G7, summit Nato e visita da Erdogan. Incontrerà il primo ministro Bennett e il presidente Herzog. La soluzione al conflitto e la necessità di diversificare le fonti energetiche sono le priorità

Mario Draghi si recherà in visita in Israele il 13 e il 14 giugno. Cioè pochi giorni prima di un tour de force diplomatico: inizierà con il G7, che si terrà dal 26 al 28 giugno sulle Alpi bavaresi; continuerà con il summit Nato, in programma a Madrid nei due giorni successivi in cui l’Alleanza presenterà il suo nuovo Concetto strategico; concluderà con l’incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che dovrebbe tenersi ad Ankara il 5 luglio quando ormai l’Alleanza atlantica dovrebbe aver raggiunto un accordo in merito alle richieste di adesione di Finlandia e Svezia su cui la Turchia esprime oggi alcune preoccupazioni.

L’AGENDA

Il presidente del Consiglio, allievo dell’economista israelo-statunitense Stanley Fischer, già vicepresidente della Federal Reserve americana e prima governatore della Banca d’Israele, incontrerà il primo ministro israeliano Naftali Bennett e sarà ricevuto dal presidente Isaac Herzog. Inoltre, dovrebbe essere fare visita a Ramallah. Alla visita sta lavorando Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio, già ambasciatore a Tel Aviv e ad Ankara, oltreché a Berlino. In cima all’agenda della missione ci sono le due priorità che stanno caratterizzando gli incontri e gli impegni all’estero del presidente del Consiglio e dei suoi ministri, a partire da quello degli Affari esteri Luigi Di Maio e quello della Transizione ecologica Roberto Cingolani: l’Ucraina e l’energia, in particolare la ricerca di fonti alternative per ridurre la dipendenza dalla Russia. L’incontro più recente del presidente Draghi è quello con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

L’IMPEGNO ITALIANO PER LA PACE

Come ricordato da Agenzia Nova confermando le date della visita, lo scorso 5 maggio, in occasione della Giornata dell’indipendenza israeliana, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva auspicato che Italia e Israele possano “confermare e rafforzare il loro impegno costante per la pace, la stabilità e la sicurezza della comune regione euro-mediterranea”. In un messaggio inviato all’omologo israeliano Herzog aveva ricordato come “la pace sia precaria” e il contesto internazionale sia “gravido di incertezze” dopo l’aggressione russa all’Ucraina. “È dunque urgente fare ogni sforzo per favorire la ripresa dei negoziati con i palestinesi per giungere a una soluzione a due Stati giusta, sostenibile e in linea con il diritto internazionale. L’Italia continua a sostenere tale prospettiva con assoluta convinzione”, aveva scritto.

LE PAROLE DI DRAGHI

Temi toccati dal presidente Draghi nel messaggio inviato in occasione dell’inaugurazione a Roma, in via Panama, del parco giochi per bambini intitolato a Yitzhak Rabin, ex primo ministro israeliano, un dono alla Capitale dall’ambasciata d’Israele in Italia e dalla European Coalition for Israel. La figura di Rabin incarna nella memoria collettiva “la ricerca incessante della pace” . “Una lezione che ha lasciato a tutti noi”, ha sostenuto, “e che mantiene intatto il suo valore anche nella tragica attualità di questi giorni”. Per il presidente del Consiglio, è fondamentale condannare in modo fermo e inequivocabile il fanatismo che tolse la vita all’ex primo ministro premier israeliano e che, oggi come ieri, ostacola spesso il percorso verso la pace. “Il coraggio, il pragmatismo, la capacità di mediazione di Rabin sono qualità essenziali per tutti i leader politici che si impegnano per il rispetto dei diritti dei popoli e la convivenza pacifica fra le nazioni”, ha detto.

GLI SFORZI DIPLOMATICI

Israele e Turchia, che mantengono importanti rapporti con la Russia, sono interlocutori fondamentali per l’Italia che sta cercando di costruire un percorso verso la pace in Ucraina. Erdogan è stato l’unico leader in grado, a marzo, di far partire un negoziato, poi interrotto, tra le due parti. Bennett ha recentemente incassato le scuse del leader russo Vladimir Putin per le parole del suo ministro degli Esteri Sergej Lavrov su Adolf Hitler “ebreo”: una dimostrazione di quanto il Cremlino ritenga Israele un attore centrale nella partita diplomatica.

IL GASDOTTO EASTMED

Se si parla di energia in Israele e nel Mediterraneo, si parla del gasdotto Eastmed, oltre 1.900 chilometri per trasportare energia dal Mediterraneo orientale fino all’Europa passando dalla Puglia tramite il ramo Poseidon. Come ricorda Agenzia Nova, la scoperta dei giacimenti di gas off-shore a partire dal 2009 ha rappresentato una vera rivoluzione per il settore energetico israeliano, ponendo nuove opportunità sul fronte interno e sul piano della cooperazione regionale. Il gasdotto Eastmed, che collegherebbe i giacimenti israeliani e ciprioti alla Grecia e poi all’Italia, è una di queste. Sul progetto si attende lo studio di fattibilità della Commissione europea. In ogni caso, Israele è un “partner importante per diversificare approvvigionamento energetico anche tramite Gnl”, aveva detto Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, in occasione della sua visita in Israele a fine aprile.

LA QUESTIONE TURCA

La recente distensione dei rapporti tra Israele e Turchia avviata dal presidente Herzog con un viaggio ad Ankara a inizio marzo potrebbe favorire lo sviluppo di Eastmed che è “è realizzabile in circa 4 anni”, come ha dichiarato Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, in una recente intervista rilasciata a Formiche.net. Ma non è l’unica soluzione sul tavolo. La necessità di diversificare dalle fonti russe ha riportato in auge il progetto di gasdotto sottomarino che potrebbe collegare la Turchia al più grande giacimento offshore israeliano, il Leviathan. Questa soluzione, che non taglierebbe fuori la Turchia come accadrebbe con Eastmed, potrebbe incontrare però l’opposizione di Cipro, Stato membro dell’Unione europea, che sarebbe escluso da questo progetto.

L’IMPEGNO STATUNITENSE

Gli Stati Uniti seguono da vicino anche questa questione. Il presidente Joe Biden, che Draghi ha incontrato alla Casa Bianca due settimane fa, sarà in viaggio in Medio Oriente, con una tappa in Israele, prima di arrivare in Europa per gli impegni G7 e Nato. Nei giorni scorsi, I ministri degli Esteri di Stati Uniti, Cipro, Grecia e Israele si sono riuniti per parlare di diversi temi, soprattutto di energia. Nell’occasione Antony Blinken, segretario di Stato, sembra aver confermato la svolta americana che soltanto pochi mesi fa aveva di fatto bocciato il progetto. Infatti, “dopo i recenti sviluppi, daremo un nuovo sguardo a tutto”, come aveva anticipato qualche settimana prima Andrew Light, assistente segretario di Stato per gli Affari internazionali e l’ambiente. “Non si tratta soltanto della transizione verde, ma anche della transizione via dalla Russia”, aveva aggiunto.

IL DIBATTITO AL CENTRO STUDI AMERICANI

Questi temi saranno al centro della partecipazione, di Yael Lempert, capo del Bureau of Near Eastern Affairs al dipartimento di Stato, a un evento organizzato dal Centro Studi Americani di Roma il 7 giugno prossimo, cioè la settimana prima della partenza del presidente Draghi per Israele. La diplomatica, che guida l’ufficio che si occupa del Mediterraneo allargato, area di primo interesse per la politica estera italiana, è invitata, assieme al ministro Di Maio, all’appuntamento organizzato assieme all’Atlantic Council dal titolo “A New Transatlantic Relationship for the Middle East and North Africa” per discutere come l’alleanza transatlantica, e in particolare l’asse Stati Uniti-Italia, contrastare il crescente impegno di Russia e Cina in Medio Oriente e Nord Africa. “Nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina, una nuova era di cooperazione transatlantica potrebbe offrire maggiori opportunità ai partner transatlantici per diversificare le importazioni di energia e aumentare la cooperazione per affrontare le preoccupazioni comuni in Medio Oriente e Nord Africa”, scrivono gli organizzatori.

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